“Ci penserò domani” ovvero puzza di … vecchie prassi

Qui Casale Monferrato Carlo Baviera

disSono settimane di ritorno di fiamma. Non causato dal rinnovato interesse per un vecchio amore, né dovuto a gas di scarico incombusto all’interno dello scarico di un’auto. E nemmeno per autocombustione, temperature estive roventi, di qualche area boschiva.

Si tratta delle solite discussioni, che ci riaccendono, attorno alla necessità di costruire nuove discariche e ai siti in cui collocarle.

Casale Monferrato aveva risolto poco più di vent’anni fa la questione. Nel frattempo tutto è rimasto fermo, in attesa di passare, di volta in volta, la patata bollente alla successiva amministrazione. Finchè il grido “al lupo, al lupo” diventa un pericolo reale: la discarica va rapidamente verso l’esaurimento e si deve provvedere.

Qualche settimana fa, in una lodevole serata dedicata all’argomento, uno dei gruppi ex lista Casale Cuore del Monferrato (dopo l’importante risultato elettorale e la travagliata decisione su chi doveva rappresentare la lista in Giunta e negli Enti e Aziende pubbliche, il gruppo si è spaccato) si è ripercorsa la storia della attuale discarica e i punti fermi concordati all’epoca, per evitare le odierne discussioni.

Sinteticamente, e con un po’ di approssimazione, si può dire che negli anni ’90 – dopo un lungo e travagliato dibattito, e dopo indagini tecniche su più aree – furono individuati tre o quattro siti idonei. Uno (Cascina Frati presso Moleto, forse quello ritenuto migliore per l’enorme spazio da sfruttare) fu subito out perché il Comune di Ottiglio uscì da Consorzio per la Discarica. Così fra le restanti fu ritenuta idonea l’area Bazzani ai limiti della frazione S. Germano di Casale Monferrato e confinante col Comune di Terruggia.

La scelta fu accompagnata, secondo le migliori tradizioni italiche, da discussioni, polemiche, “scontri”: tutto nella norma potremmo dire. Si cercò di coinvolgere il Vescovo, giustamente preoccupato per l’ambiente e per il rispetto degli abitanti; ma comprese subito che ci potevano essere strumentalizzazioni, e che la scelta di amministratori responsabili e avveduti si rivelava utile e vantaggioso per tutti.

Ancora una volta Casale Monferrato si faceva carico di un problema comprensoriale, e operava nella logica di collaborazione fra i Comuni del territorio: l’esperienza del comprensorio e gli Amministratori che vi avevano operato erano ancora attivi! Inoltre si stabiliva che si sarebbe agito per arrivare ad azzerare (per quanto possibile) le discariche a favore di soluzioni che privilegiano il riciclo e la riduzione del residuo a valori marginali, ad attivare la raccolta differenziata e il porta a porta, a sviluppare un’educazione ambientale favorevole al riuso e contraria allo spreco comprimendo i rifiuti all’indispensabile, e a individuare (per le necessità eventuali future) un sito fuori Casale. Nel contempo si poneva anche la necessità di individuare un sito quale discarica amianto, e di bonificare quelli inquinati dagli scarichi industriali abusivi: ma questo è un altro discorso.

Il centro sinistra, allora e negli anni successivi, si è assunto le responsabilità, anche impopolari, di procedere sulla via intrapresa concordemente. Altri hanno sperato di non trovarsi la patata bollente, quando si sarebbe ripresentato il problema. Non ha neanche giovato, da questo punto di vista, l’elezione diretta dei Sindaci: chi si sarebbe assunto l’onere di dichiararsi non contrario ad un anche piccola discarica consortile sul proprio territorio?

Si giunge così, col metodo <Via col vento> (quello del “ci penserò domani” del personaggio Rossella del famoso film) ai nostri giorni; quando sembra esplodere la questione ampliamento (raddoppio) della discarica consortile.

Avendo alcuni non affrontato volutamente, o tardivamente, il fenomeno e considerando che anche altri sistemi (combustione, inceneritori, ecc.) richiedono impianti che ovviamente nessuno gradisce ospitare sul territorio del proprio Comune, oggi ci si trova quasi al punto in cui fu lasciato anni fa: l’attuale discarica sta giungendo a termine e qualcosa bisogna inventare. Anche allargare il sito attuale; ma non è chiaro dove si vuole andare a parare, quali responsabilità concrete si assumono i Sindaci (non si può sempre dire “la si faccia da un’altra parte”), e  quali obiettivi si pongono. Perché qualunque sia la soluzione a cui aggrapparsi oggi, non è consentito scaricare le attuali problematiche ai monferrini futuri.

Intanto c’è chi resuscita la proposta Cascina Frati a Moleto. Ma è ancora possibile, realizzarla in quel luogo? Oppure il riconoscimento Unesco fa da intralcio? E poi, se è vero che quel sito garantisce un lungo periodo di tranquillità (dal punto di vista della capienza), non potrebbe rappresentare un forte alibi per quegli amministratori che non si vogliono assumere responsabilità riguardo ad una più impegnativa e stringente politica di educazione dei cittadini riguardo ai rifiuti, e di conseguenti politiche?

Di positivo c’è che un Assessore del Comune di Casale Monferrato si dissoci dalle posizioni prevalenti; ma anche in questo caso c’è da capire se trattasi solo di comodo atteggiamento riconducibile al solito “non nel mio giardino” (anche se in questo caso giustificabile dal fatto che Casale ha già dato per decenni), oppure se il dissociarsi dipenda dal voler mettere anche altri colleghi di fronte alle proprie responsabilità. Perché non può essere che a qualcuno sia consentito mettere veti, scaricando su altri (sia consentita la battuta) i rifiuti.

Comunque sia, mi pare che anche lo smaltimento dei rifiuti sia una delle questioni dove la decisione deve essere raggiunta attraverso la condivisione, la solidarietà, il rafforzamento dello spirito comunitario. C’è chi guarda a questo aspetto, chi è disposto a sacrifici; ma c’è chi gioca sul populismo elettorale. Solo che poi risolve a suo modo i problemi, non dando continuità e prospettiva ad una impostazione seria e rispettosa dell’insieme delle questioni che vi sono connesse e, soprattutto, facendo pagare di più.

Appunto: “ci penserò domani”.

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