Ici e scuole paritarie

Domenicale Agostino Pietrasanta

scuLa corte di Cassazione ha accolto un ricorso dell’Amministrazione comunale di Livorno ed ha stabilito che pure le scuole religiose devono pagare la tassa sugli immobili, indipendentemente dai vari nomi che la medesima è andata assumendo nel corso degli anni; la motivazione è chiara e facilmente confrontabile: si tratta pur sempre  di una attività commerciale, non direttamente finalizzata a scopi di culto. Nello stesso tempo resta vero che, se gli istituti interessati dovessero versare le somme relative anche agli arretrati, tanto equivarrebbe alla chiusura di attività riconosciute per il loro impatto didatticamente formativo e sicuramente meritevole di attenzione. Resta inteso che quanto deciso per Livorno potrebbe interessare il complesso delle scuole religiose legalmente riconosciute.

Difficile entrare nel merito della giurisprudenza al riguardo: va tuttavia notato che gli schieramenti di giudizio si esprimono secondo linee sempre ideologiche, da entrambi le parti: sia di chi tenta la difesa delle scuole colpite, sia di chi esprime soddisfazione per quello che ritiene una definitiva soluzione di giustizia.

In soldoni però ed in ultima istanza si tratta di definire le alternative reali e non solo di principio: vogliamo oppure no salvaguardare il diritto alla libertà della scuola non statale? perché di questo e non di altro si tratta.

E qui dovrò ripetere ciò che da parecchio tempo mi pare laicamente sostenibile e, nello stesso tempo rispettoso del dettato costituzionale. Le finalità del sistema formativo sono definite dalla Carta e non fa differenza che siano realizzate dalla scuola di Stato o da quella paritaria (non parliamo dei diplomifici che allegramente impazzano anche in sede locale ed andrebbero soppressi). E tuttavia se così dev’essere la funzione docente che assicura la formazione è comunque funzione pubblica e, dallo Stato dev’essere assicurata e controllata, sia quando agisce nella scuola di Stato, sia quando opera in quella legalmente riconosciuta; assicurata, controllata e remunerata.

Solo così si può salvaguardare la tradizione sicuramente cospicua della scuola religiosa paritaria, quando assicuri le stesse finalità e gli stessi parametri della “buona scuola” statale.

Inutile ricorrere ai “pannicelli” delle esenzioni fiscali quando si arrivasse a riconoscere la funzione pubblica anche dei docenti che operano nella scuola legalmente riconosciuta, con i conseguenti, relativi emolumenti. Certo ciò comporta il diritto/dovere dello Stato di un conseguente controllo anche nel reclutamento del personale impegnato nella didattica, con ovvie assunzioni concorsuali analoghe per il settore statale e quello non statale.

E qui sta il punto su cui tutti scantonano. Accetteranno gli Istituti religiosi di assumere con rispetto dei posti in pubbliche graduatorie dello Stato, magari con alcune contemplate garanzie? Accetteranno gli ideologi dello statalismo che si riconosca la funzione pubblica del docente della scuola paritaria ed il relativo compenso economico?

Qui sta il punto, il resto è ideologia.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...