Attrazione fatale

Carlo Baviera

immNon voglio ovviamente parlare del film di molti anni fa, che ha questo titolo. Non ne ho le competenze. Mi interessa invece riprendere questo titolo per due motivi: il primo è dato dal legame che, a volte, l’ultima campagna elettorale per le Regionali, e quanto ne è conseguito, mantiene con la trama del film di cui si è accennato (tradimenti e lotte feroci di tutti contro tutti). Almeno tra le fazioni del PD. Mentre sembra che, fra le diverse sinistre politiche attualmente esistenti, ci si orienti ad un convergere più unitario: vedremo gli sviluppi.

Il secondo elemento è rappresentato dall’attrazione “fatale” che i nostri connazionali cominciano ad avere, in modo molto preoccupante, verso atteggiamenti qualunquisti, xenofobi, populisti. Le vicende del terrorismo internazionale sedicente islamico, l’ondata migratoria sempre maggiore, e l’aumento dei piccoli furti all’interno di abitazioni o a danno di anziani soli (furti in genere associati alla presenza di immigrati e di Rom) portano ad un rigetto quasi spontaneo che, se valutato razionalmente, non è giustificabile; ma legandosi alla crisi pesante sia occupazionale che economica, provoca ansia, paura, avversione.  Non c’entrano nulla le chiassate inscenate contro i profughi in questi giorni.

Dicevo del tutti contro tutti che caratterizza alcune sinistre e le diverse anime del PD (ma anche altre aree non sono da meno). Mi sembra che, pur in presenza di elementi importanti, costituiti dal contenuto delle riforme che da un anno stanno interessando istituzioni, forze sociali, e cittadini, prevalga in tutti e al di là delle affermazioni  (Premier compreso) un atteggiamento “politicante” che guarda al consenso immediato e al consolidamento delle proprie posizioni. Mentre, considerando l’importanza dei provvedimenti di innovazione in molti campi della vita sociale e istituzionale, sarebbe stato auspicabile (ripeto: da parte di tutti – maggioranza e opposizioni – renziani e antirenziani – moderati e progressisti) un atteggiamento più dialogante e positivo per legiferare con il massimo possibile di consensi.

Inoltre, di fronte allo sbandamento della forza maggiore della destra che ha dominato l’ultimo ventennio della nostra Repubblica e che, ancor peggio, ha promosso e assecondato una cultura individualista, consumista, amorale distruttiva dei valori democratici e costituzionali di giustizia sociale, solidarietà comunitaria, convivenza fraterna, le componenti riformatrici e progressiste si sono scontrate pensando agli spazi personali, alle percentuali di potere da difendere o acquisire, a rottamare gli oppositori o tendere imboscate ai rottamatori. Con il risultato che la malavita, da Mafia Capitale alle partite truccate anche nelle serie inferiori, non solo non è sconfitta, ma avanza quasi incontrastata. La mortificazione di territori, paesaggi, beni culturali e storici; lo scadere morale di operatori economici e di famiglie; l’irridere ai valori civili sono soltanto alcuni dei punti che meriterebbero l’attenzione e l’intervento della politica. Mentre si litiga e ci si divide per qualche assessorato o per il mantenimento di una leadership.

Così il tutti contro tutti, il formarsi di gruppi, correnti, progetti di nuovi partiti non favoriscono il radicarsi nel Paese di una proposta riformatrice e ha consentito la risurrezione leghista che gioca sulle paure e sull’incertezza economica; e ha agevolato il radicarsi di una presenza grillina che si fonda sulla evidenza che continuano le ruberie di amministratori e organizzazioni loro affini, oltre che sprechi di risorse e mortificazione delle periferie e delle autonomie.

Per quanto riguarda il secondo punto, il Senatore Borioli nella sua lettura “a tiepido” del risultato elettorale di fine maggio, propone “una osservazione non marginale” quando sottolinea “il traino che la vicenda <immigrazione> sta fornendo alla ripresa delle destre, nella loro versione più estremista. […] Quanto ha pesato, ad esempio, sul voto di domenica, in particolare ma non solo nelle aree del “profondo Nord”, anche nel determinare l’arretramento del PD rispetto alle elezioni europee, la solida tenuta che il Presidente del Consiglio ha mostrato nei mesi scorsi di fronte alle spinte xenofobe manifestate verso il fenomeno degli sbarchi? Tenuta che si è articolata tanto nella incisiva azione svolta a livello europeo e mondiale, quanto in una vera e propria battaglia culturale a difesa dei principi della solidarietà e dell’integrazione”.

Questo tema oggi, ancor più della disoccupazione, e sommandosi ad essa, è ciò che il sistema mediatico ha reso centrale nelle preoccupazioni dell’elettorato. Non dico che la colpa sia della stampa e delle TV; ma non si può negare che si è enfatizzato il problema, anche per la battaglia che l’Italia ha dovuto sostenere in Europa per la ripartizione proporzionale di esuli fra i vari Stati.

Una battaglia che ci ha visti inizialmente isolati. Citando il Gassman dell’ <Audace colpo dei soliti ignoti>  “c’hanno rimasti soli”. Qui si verifica l’attrazione fatale tra popolazione, convinta che siamo “invasi” da africani e musulmani, che non abbiamo più risorse da destinare “a loro quando mancano a noi, ai nostri figli, alle nostre aziende”, che il limite è colmo, e le forze che da sempre giocano su paure e xenofobia. E il tardivo, parziale, accordo europeo non ha ribaltando la considerazione dei connazionali, aumentando la percezione dell’essere soli ad affrontare gli sbarchi.

L’attrazione fatale è anche confermata dagli slogan: Aiutiamoli a casa loro, Quelli che sono a favore degli immigrati se li portino a casa loro, Metteteli nei vostri palazzi e sui vostri pianerottoli e non a rompere le scatole nel nostro rione, Noi siamo disoccupati e loro li manteniamo a fare niente, I preti che predicano l’accoglienza li accolgano nelle canoniche. Slogan non solo strumentali, ma anticostituzionali e anti umanitari, per non dire di peggio.

Concludo solo con una battuta, che mi rendo conto può essere semplicistica. Poiché, al di là del populismo, alcune preoccupazioni non sono peregrine e le persone devono essere ascoltate (oltre  che aiutate con opera culturale), al crescente spirito anti immigrati si dovrebbe rispondere con offerte occupazionali per i tanti connazionali fuori dal sistema produttivo, si dovrebbero assegnare alloggi popolari a quanti sono da anni in coda nelle liste delle Aziende Territoriali per la Casa, si dovrebbero affrettare le misure per un reddito minimo. Infatti  ho letto su facebook: “io continuo a vedere come stanno troppi pensionati al minimo e mi viene da piangere al pensare che con la loro Irpef pagano l’albergo a queste persone ….Ho un bel da fare io a cercare di evitare loro quei pochi € che costa la stampa della Tasi (già, perchè qualcuno di loro dispone perfino di regolare casa….pressapoco) stampandogliela a casa invece di farlo fare al Caf che vuole 10 €”.  Che l’osservazione sia o meno strumentale, è indubbio che la coesione sociale deve, insieme agli aspetti culturali di aiuto alla comprensione del fenomeno e alla solidarietà, tenere conto delle condizioni precarie di molti, di troppi cittadini. Il disagio porta sempre verso eccessi pericolosi.

E, magari, prevedere insieme alla meritevole azione della scuola (per l’alfabetizzazione) e del volontariato laico e cattolico (per vitto e alloggio) anche un’offerta di lavori socialmente utili per gli esuli che dia possibilità di reddito, e di socializzazione infrangendo dubbi e prevenzioni nei loro riguardi. Si disinnescherebbe una bomba pronta a scoppiare ad ogni elezione a favore dei populismi e dell’antipolitica da strapazzo che gioca su paure e incertezze. E l’attrazione degli elettori potrebbe tornare a favorire moderati, riformisti, e solidarismi, anziché i mestatori.

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