Wilkommen politica!

Angelo Marinoni

gerFra i tanti meriti che attribuisco a Tspras c’è quello di averci costretto a parlare di lui e delle sue posizioni: è riuscito a focalizzare l’attenzione dei commentatori e degli esperti sulle scelte politiche di un paese da anni marginale; sicuramente gli si deve tributare il merito di aver fatto delle scelte politiche vere, di aver dato un indirizzo politico, anche correggendolo, qualcuno dice tradendolo, ma non voglio entrare nel merito delle sue scelte, voglio solo enfatizzare la vittoria della politica. C’è voluto un ingegnere perché l’Europa cominciasse a parlare di scelte politiche e la smettesse di fare lo sportello della BCE.

Il merito del referendum di Tsipras è quello di aver anteposto la scelta democratica alle esigenze di una classe dirigente non eletta che si è arrogata il diritto di decidere ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, ancora peggio ha deciso quale sistema economico debba prevalere, negando la possibilità di scegliere la destinazione, concedendo qualche strada diversa per arrivare laddove qualcuno ha deciso si debba arrivare.

Non difendo le posizioni di Tsipras e sono molto distante da quelle di Varoufakis, versione marxista del Signor Spock, ma difendo la sua energica battaglia per difendere i diritti di un popolo stremato non dalle angherie della UE o della Germania, ma da anni di governi inconcludenti che hanno ingoiato miliardi europei per portare il debito pubblico a numeri dieci volte superiori a quelli per raggiungere i quali mia madre, in Italia,  dovrebbe andare in pensione a 67 anni dopo oltre quarant’anni di lavoro, casa e famiglia.

La Grecia poteva scegliere se aderire o meno alla Unione Europea, poteva scegliere cosa fare e sapeva che firmando certe carte e accettando certi importi si sarebbe impegnata a fare delle scelte e rispettare dei vincoli: ha preso i soldi, ma i vincoli non li ha rispettati e le scelte non le ha fatte.

Incolpare Tsipras di questo è ripugnante, rivendicare l’annullamento del debito greco anche.

Perché Lituania, Estonia, Lettonia, Irlanda, Portogallo per citarne qualcuno hanno fatto delle scelte e ora che sono paesi che crescono devono accettare di buon grado di vedere la Grecia che non ha mosso un dito per rispettare i patti che ha firmato, ottenere gli stessi benefit che loro si sono sudati con anni di sacrifici?

Perché dobbiamo noi aver subito Monti per restare sotto il 3% allora?

E’ anche giunto il momento di dire basta alle orribili comparazioni con il debito di guerra tedesco, peraltro pagato per oltre il 50% dopo la riduzione del patto di Londra del 1953.

La Germania ha subito la mutilazione del suo territorio con la slavizzazione forzata della Prussia (dalle violenze di Konigsberg a quelle di Costanza), la Prussia, terra tedesca di cultura e pregna di storia è scomparsa dalle carte geografiche, ha subito  lo spostamento sull’Oder del confine orientale con la perdita della Pomerania (4 milioni di profughi), ha subito per ordine di Churchill uno dei più pesanti e orribili bombardamenti della storia, questo a guerra finita su una popolazione civile inerme e perlopiù innocente per soddisfare la voglia di vendetta di un presunto grande della storia.

Sicuramente le risorse di ricostruzione sarebbero state inferiori se gli inglesi non avessero fatto fra gli altri, l’agghiacciante bombardamento di Dresda, senza contare quelli di Luebeck e Munster, meravigliosi gioielli urbani azzerati a guerra finita nel 1945 con una logica che rivedo ora nella furia cieca dell’ ISIS verso l’archeologia.

Sono state ignorate la resistenza tedesca, i comunisti deportati, le gerarchie militari che continuavano a cercare di rovesciare il dittatore e i suoi orrori; si vede e si legge solo quello che una storiografia troppo cinematografica e hollywoodiana vuole far sapere di quel periodo così difficile per il paese dalla cultura più raffinata d’Europa dalla meta del XVII secolo ai terribili anni dell’avanzata nazista al potere, avanzata di cui Francia e Inghilterra hanno ampia responsabilità proprio per le assurde pretese di riparazione bellica dopo il primo conflitto.

Noi non facciamo testo visto che in tutti i casi abbiamo iniziato la guerra su un fronte per finirla sull’altro.

Dopo la guerra la Germania ha subito la divisione e la spartizione fra i blocchi, la dittatura a est e il pagamento dei debiti di guerra a ovest e ora è meta privilegiata di tutti quelli che vogliono studiare o lavorare per davvero.

Ci vorrebbe la dignità di contestare le scelte politiche della cancelliera Merkel e difendere le posizioni di Tsipras, se si è avventurosi di Varoufakis, non fare del tifo da stadio per l’uno o per l’altro citando a casaccio momenti storici complessi o difendendo il diritto astratto di contestare e ribellarsi al sistema.

Aborro il monetarismo e non condivido la politica dell’Unione Europea, piegata sulla BCE, spietata banca privata cui è stata ceduta la sovranità monetaria dai paesi dell’Unione, come mi ripugna la difesa di etichetta dell’Ucraina dichiarando nemica la Russia perché sul suo territorio organizza difesa militare e assistenza a filorussi  bombardati dal governo di Kiev, paese ormai atlantico e quindi buono per definizione anche quando sembrano riapparire politiche balcaniche sulle minoranze.

Shulz, che è riuscito nell’impossibile tentativo di rendermi simpatico Berlusconi mentre lo insulta nel modo becero che distingue certa politica, ha invitato Tsipras a non far l’occhiolino al nemico, riferendosi alla Russia, questo signore sa che l’unica bilancia commerciale attiva è quella con la Russia, oppure pensa di vendere le “mokka” all’isis che le riempiono di innocenti e poi le fanno esplodere?

Il riferimento ai diritti umani è da evitarsi visto che l’unione europea corteggia paesi che non li rispettano per cultura e tradizione e ha rapporti commerciali stretti con monarchie assolute e teocrazie dove la violenza, lo stupro, la tortura, la pubblica violenza e l’umiliazione sono normali sistemi di gestione della “giustizia”.

Il fatto che questa gestione dell’Europa sia indifendibile è ineluttabile, come è evidente che occorra rinnovare la classe dirigente del continente, ma è altrettanto evidente che condivise certe scelte un paese non possa semplicemente tirarsi fuori perché non gli va di pagare la sua parte.

Gli sbraiti di Salvini e in parte anche di D’Alema, che proprio non c’è verso che l’azzecchi, circa i fondi europei finiti a pagare gli interessi delle banche sono folklore: è vero che parte della penultima tranche di aiuti è finita in interessi, ma chi è che non paga gli interessi dei suoi prestiti? Perché un prestatore dovrebbe perderli? E ancora andiamo a vedere i valori e scopriamo che i tassi di interesse sono inferiori a quelli applicati ad altri paesi per stare sotto il 3% del rapporto deficit/pil. Per la grecia ora attorno al 13%.

In questa situazione complicata si assiste alla battaglia fra la politica di Tsipras  e quella della Merkel, il tutto nel rispetto delle normali leggi di convivenza civile: mi pare una vittoria della politica e non della Germania pigliatutto, se vincesse la politica della Merkel non sarei felice, ma lo preferirei ai quadri desolanti dipinti da antieuro e fans del default, se tsipras dimostrasse che si può creare un mondo migliore in un sistema migliore nel rispetto delle normali leggi di convivenza democratica sarei veramente felice.

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