In acque inesplorate

Marco Ciani

tsiNegli anni ’70 del secolo scorso, nel mio paese di origine, amministrava la parrocchia un prete di nome don Alfonso. Si trattava di un buon sacerdote, ricordato con simpatia, che ci lasciò prematuramente proprio sul finire di quel decennio.

Io, purtroppo, non conservo molte immagini del presbitero perché all’epoca ero troppo giovane, essendo nato nel 1972. Tra le poche immagini dell’esile reverendo però, una almeno mi è rimasta impressa.

Un giorno, il pievano rivolto a un gruppetto di bambini radunati per il catechismo (tra i quali il sottoscritto) spiegò che la vita poteva per certi versi essere paragonata ad un abito talare, meglio  conosciuto come tunica del prete, una veste nera chiusa sul davanti da una lunga fila di bottoni che partivano dal collo e finivano ai piedi. Si trattava dell’abito d’ordinanza, per così dire, indossato dai sacerdoti al di fuori delle funzioni religiose. I più anziani di me se la dovrebbero ricordare.

La metafora del don stava in questo paragone: “Se io sbaglio inavvertitamente ad allacciare uno di questi bottoni, tutti i successivi risulteranno sbagliati. E probabilmente me ne accorgerò solo alla fine, quando sarò arrivato agli ultimi. Allora mi toccherà poi slacciarli ad uno ad uno fino ad incontrare il primo dei bottoni agganciati male. E dovrò ricominciare da lì, se voglio che la volta successiva tutto funzioni”.

E fin qui si potrebbe pensare ad una constatazione pacifica, ma anche fondamentalmente ovvia. A questo punto però don Alfonso introduceva un elemento che dava conto e avvalorava tutta la metafora: “Attenzione però – proseguiva il prelato – perché, a differenza di quanto avviene con la talare, non sempre nella vita reale si può tornare indietro e sistemare quello che si è sbagliato, rimettendo tutto a posto come se nulla fosse accaduto in precedenza”. Ecco, questo era il vero insegnamento, la  morale autentica della storiella.

Ho ripescato questa storiella da un angolo della memoria perché mi sembra che si presti bene a commentare la decisione del governo ellenico di tenere il referendum che, è notizia di questa sera, i promotori, favorevoli al no, hanno vinto a larga maggioranza dei votanti.

Volessimo fare qui il giochino che si usa in Italia dopo le politiche, potremmo dire che il no ha vinto con una maggioranza del 62% dei consensi, sul 62% degli elettori che si sono recati alle urne. In termini assoluti ha votato quindi per il no circa il 38% dell’elettorato globale. Su un referendum esiziale per le sorti della popolazione greca, e non solo, mica un voto qualsiasi. Ma ovviamente, non è questo il punto.

In altri termini, la lunga fila di errori, mosse false e forzature che abbiamo visto in azione nelle ultime settimane, a mio modesto avviso, non consentiranno, come ammoniva don Alfonso, di riallacciare i bottoni del dialogo interrotto bruscamente e in malo modo dal punto in cui le parti avevano cominciato a divergere.

E forse, a ben vedere, di tuniche mal sistemate e di asole scentrate ce ne sono state più d’una in questa vicenda. Poiché su questi temi però, fino a questa sera, sono stati scritti fiumi di inchiostro, a proposito e a sproposito, mi limiterò a poche brevi osservazioni in attesa che la giornata di domani ci fornisca le reazioni delle cancellerie e dei mercati.

Punto primo. Non c’è nessun motivo razionale per cui domani gli altri stati europei, che questa sera tacciono ma domani (oggi 6 luglio) parleranno, eccome se parleranno, a fronte del referendum greco – un atto unilaterale e di rottura – dovrebbero cambiare impostazione rispetto a prima che Tsipras comunicasse, due venerdì fa, la sua indizione.

Al contrario, è piuttosto probabile che il referendum abbia irrigidito completamente la trattativa. Se i paesi dell’Area Euro cedono, danno fiato a tutti i populismi anti/euro d’Europa. Al contrario, se tengono duro, almeno per il momento dimostreranno che non conviene fare colpi di testa. Specie quando si è ridotti, come si usa dire in gergo popolare, alla canna del gas.

E’ vero che saranno comunque danneggiati e che rischiano di pagare un prezzo altissimo. Ma non hanno scelta. Ricatto genera ricatto. Per quanto ci sia bisogno di un colpo di reni per realizzare l’unione politica, se adesso cedessero a un compromesso irragionevole la fine della costruzione europea avverrebbe domani.

Secondo punto. A meno di soluzioni impreviste e imprevedibili, tra poco la Grecia avrà finito il contante. Difficilmente la Bce di Mario Draghi che non risponde alla Grecia ed ai suoi elettori ma al board della Bce potrà erogare altri finanziamenti. Al contrario. Le banche rischiano di fallire prima ancora del Paese che potrebbe seguire a stretto giro. Pare difficile non immaginare un ritorno alla dracma come unica forma di temporanea difesa. Ma non sarà così facile anche perché battere nuovamente moneta, senza che nulla sia stato preparato, non è una cosetta da nulla. Ad ogni modo, già dalle prossime ore la situazione del paese potrebbe diventare caotica, con quali esiti è difficile prevederlo ma saranno probabilmente drammatici. E in questa situazione Tsipras non è destinato a durare a lungo. La stessa democrazia, nel paese, sarà messa alla prova.

Terzo punto. Scrivo questo pezzo alle 1 di notte. Sui mercati finanziari, domani mi attendo una tempesta. Molto dipenderà anche dal grado di compattezza che saranno in grado di dimostrare gli altri 18 paesi dell’Euro (finora molto uniti nel rifiutare l’approccio del governo ellenico…possibile che Tsipras non sia riuscito a “catturarne” nemmeno uno?), più gli altri non/Euro. Se si dividessero, cosa non impossibile, il disastro sarebbe totale e rischierebbe di travolgere l’intera Unione Europea. Comunque gli effetti economico/finanziari del referendum di ieri, uniti alle nubi nere che arrivano dal possibile scoppio di una bolla nel mercato cinese (nelle ultime tre settimane la Borsa di Shanghai ha perso il 30% del suo valore, più dell’intero valore della borsa francese) rischiano di riportarci dritti dritti dentro una nuova crisi mondiale.

Qualche tempo fa il governatore della Bce Mario Draghi, per descrivere gli effetti dell’uscita della Grecia dall’Euro aveva usato un’espressione da Oxford Institute “ci troveremmo in acque inesplorate”. E’ probabile che dietro quell’eufemismo avesse in mente un’immagine più colorita. Da domani (oggi in realtà) probabilmente di quelle acque cominceremo a sentire l’odore. E non sarà piacevole.

Annunci

One thought on “In acque inesplorate

  1. Interessante, su questo tema, un saggio di Antonio Maria Rinaldi, che qui trascrivo, poiché vale la pena di leggerlo. Pur non condividendo le sue opinioni in merito alla non opportunità di una moneta unica, essendo favorevole all’euro, ma, non di certo, a questo euro, né a questa Europa, che ha travisato i dettami costitutivi, il Rinaldi mette getta una luce sul losco operare dell’ambiente finanziario nei confronto delle popolazioni.

    *************************************************************************************************************

    ECONOMIA E DEMOCRAZIA

    Il maggior problema, in questo momento, in Europa, non è più tanto il disastro economico e sociale compiuto a causa delle politiche seguite, ma l’aver affidato la sostenibilità dell’euro esclusivamente a metodi che prevedono la rinuncia da parte dei cittadini dei sacrosanti diritti fondamentali che sono alla base di qualsiasi democrazia.
    Non si tratta più, pertanto, di fare solo valutazioni in termini prettamente economici per evidenziare le incongruenze generate dalla moneta unica, ma di denunciare a gran voce che per rendere sostenibile questo modello economico l’unico sistema adottato sia quello di estraniare i cittadini dalle più elementari forme previste dalla democrazia. È questo il vero pericolo a cui stiamo andando incontro con la complicità più o meno consapevole dei vari Governi Nazionali dei Paesi dell’eurozona. Ai danni provocati da una costruzione monetaria e fiscale errata, ora si stanno sommando quelli ancora maggiori per poterle rendere sostenibili! Il nostro impegno è perciò quello d’impedire con ogni mezzo che si realizzi quella che si sta delineando come la più subdola delle dittature: quella economica.
    Sull’imperfezione e insostenibilità della costruzione monetaria in ogni caso da molto tempo economisti internazionali hanno manifestato le loro criticità e perplessità, dimostrandole puntualmente in modo scientifico, ma questo non è stato minimamente sufficiente per far modificare neanche di una virgola le regole poste a fondamento del nuovo ordine monetario europeo.
    Il sistema adottato di anteporre una moneta comune alla realizzazione di una effettiva unione politica e fiscale, si è rapidamente evoluto in un metodo dove le regole e i meccanismi tecnici previsti dai Trattati e dai Regolamenti Europei sono utilizzati da un’oligarchia autoreferenziale non eletta di burocrati in strumenti coercitivi per governare, di fatto, gli Stati Nazionali. In questo modo, si sono consegnate le rispettive Sovranità ad entità che non ne hanno titolo, riuscendo a bypassare le legittime istituzioni nazionali preposte dalle universali regole poste a fondamento e garanzia della democrazia rappresentativa e dalle rispettive Costituzioni.
    Una delle più grandi conquiste della civiltà umana è stata il riconoscimento che la Sovranità appartiene al popolo, ossia a ciascun individuo, e il grado di democrazia dei paesi si misura, pertanto, in funzione del rispetto nell’esercizio di questo fondamentale principio. Ora, invece, le Istituzioni Europee stanno agendo come se fossimo ritornati negli anni più bui del Medio Evo, perché i cittadini sono stati completamente estraniati da qualsiasi processo decisionale. Il suffragio universale è solo formale perché, pur generando la formazione di Governi, quest’ultimi sono ormai relegati al semplice ruolo di recepire imposizioni e volontà sovranazionali previsti dai vincoli esterni.
    Si sono instaurati dei poteri che, celandosi dietro le Istituzioni Europee, nella pratica governano gli Stati Nazionali, senza che ci sia stato il preventivo consenso dei cittadini e senza, soprattutto, che siano previsti meccanismi di esonero, nel caso si rivelino essere incapaci nello svolgimento delle loro funzioni. Le Istituzioni europee stanno considerando sempre più gli Stati membri alla stregua di Società per Azioni e non come Stati di Diritto e i rappresentanti dei Governi sono trattati come funzionari, che devono rispondere unicamente ad un Consiglio di Amministrazione e non più al proprio Parlamento. Il voto è stato consegnato, in questo modo, ai mercati e non più alla libera determinazione dei cittadini. In nome della sostenibilità della moneta comune la democrazia è stata totalmente sospesa in alcuni paesi e tale sospensione rischia ogni giorno di essere sempre più irreversibile per poter paradossalmente rendere irreversibile l’euro, secondo metodi che non rispettano i principi costitutivi e i valori posti a base dell’Europa.
    Da troppo tempo stiamo assistendo a che le azioni della governance Europea sono tese a tutelare interessi delle lobbies finanziarie e industriali a totale carico e onere della collettività, tradendo completamente le iniziali premesse poste a cardine e fondamento della nuova Europa. L’Europa ha carpito, in questo modo, la buona fede dei cittadini, perché, con l’inganno di perseguire finalità condivisibili, sta, invece, portando avanti, con metodi subdoli, disegni che non hanno nulla da vedere con la solidarietà e il bene comune, originariamente promessi.
    Non è più accettabile che più di un cittadino Europeo su dieci, per essere precisi l’11.1%, sia disoccupato, con una distribuzione alterata all’interno della stessa area valutaria che va dal 4.7% della Germania e 5.7% dell’Austria al 25.6% della Grecia, passando dal 22.7% della Spagna dal 12.4% dell’Italia e dal 10.5% della Francia, con una discriminazione nel godimento del suo diritto alla giustizia sociale previsto dall’articolo 2 di Lisbona (Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea) che sancisce che l’Unione si basa su un’economia sociale di mercato fortemente competitiva, che mira alla piena occupazione e al progresso sociale … (omissis) … combatte l’esclusione sociale e le discriminazioni e promuove la giustizia e le protezioni sociali. Essa promuove la coesione economica, sociale e territoriale e la solidarietà tra gli Stati membri.
    Perché non si stanno perseguendo questi obiettivi, sostituiti, invece, con quelli a tutela dei mercati, in nome di una stabilità che nei fatti sta determinando sempre più l’allontanamento dei cittadini dal centro dell’interesse delle azioni dell’Europa? Perché nessuno si ribella? L’Europa non merita rispetto perché è proprio la prima a non avere il rispetto del fondamentale diritto di ciascun cittadino: avere garantita la dignità di un lavoro! Inoltre, va ricordato fermamente che le Costituzioni democratiche Europee non si basano sulla forte competitività così come sancito nei Trattati, ma sul valore dell’inderogabile dovere di solidarietà economica, politica e sociale. I più deboli non vanno esclusi, ma aiutati e, pertanto, la competizione è un conflitto, se fatta senza correttivi che solo l’esercizio della democrazia può garantire. Ne deriva, infatti, la più che ovvia constatazione che i Trattati sono incompatibili con i principi indicati nelle Costituzioni dei Paesi membri. A noi, cittadini liberi, a cui ancora è a cuore il rispetto della democrazia e dei principi fondamentali previsti dalle Carte Costituzionali, il dovere di denunciare, senza esitazioni, la deriva di questa Europa!
    Tutto questo è potuto avvenire senza che i cittadini Europei ne fossero consapevoli o preventivamente informati, in quanto i rispettivi Governi non hanno ritenuto necessario il coinvolgimento delle volontà popolari nel delicatissimo processo d’integrazione, probabilmente timorosi di non ottenerne un consenso o un libero mandato a procedere o, peggio ancora, di essere redarguiti dalle stesse Istituzioni Europee per non aver rispettato gli ordini ricevuti.
    Gli Italiani, ad esempio, hanno subito enormi soprusi, poiché non sono mai stati coinvolti nelle delicate fasi di aggregazione; mai è stato avviato nessun dibattito fra tutte le forze del Paese per verificare la bontà e la fattibilità delle scelte, il tutto con i media completamente allineati e complici in quello che possiamo definire il pensiero unico. Questo ha permesso che gli ultimi 3 Governi potessero essere investiti, senza la preventiva verifica elettorale, due persone non elette con il solo gradimento delle Istituzioni Europee, nello stesso modo e procedure con cui vengono nominati i curatori dai Tribunali fallimentari! Con la chiamata di Mario Monti a Premier, nel novembre 2011, sostituendo un Governo legittimo in carica che godeva ancora della fiducia parlamentare, è stato compiuto un vero e proprio golpe, in spregio alle garanzie Costituzionali e democratiche. Ci è stato insegnato, fortunatamente, che la democrazia, per poter essere definita tale, funziona in tutt’altro modo. Seguendo dei veri e propri diktat da parte dei poteri che si sono insidiati al comando dell’Europa per mezzo dell’applicazione dei vincoli dei Trattati e dei regolamenti, molti Stati membri si stanno economicamente suicidando senza che abbiano la capacità e la minima forza per potersi ribellare, in quanto la Trojka agisce con metodi prettamente ricattatori nei loro confronti!
    A Cipro ed in Grecia abbiamo assistito alle prove generali di come sia stato possibile annientare Paesi imponendo politiche economiche funzionali solo agli interessi dei creditori. Gli pseudo salvataggi compiuti nei confronti della Grecia, nella realtà, sono serviti solo a tentare di mettere al sicuro i rischi contratti precedentemente dal mondo finanziario e bancario, trasferendoli agli Stati per mezzo dei meccanismi previsti dai Fondi Salva Stati e dai prestiti bilaterali. Esattamente come in un laboratorio dove la moneta euro, del tutto simile ad un organismo geneticamente modificato, pretende di piegare l’economia reale secondo i suoi rigidi dogmi invece di plasmarsi al suo totale servizio.
    In questo scenario la Germania ha sempre più assunto il ruolo di leadership nella conduzione politica ed economica di tutta l’area Europea, senza tuttavia che nessuno glielo abbia preventivamente accordato e questo è potuto avvenire non per propri meriti, ma per la totale mancanza di contendenti, che potessero condividerne la funzione di guida dell’Europa. Ma poi quest’autoinvestitura non è stata meritata sul campo perché hanno dimostrato sempre di fallire in ogni occasione, non proponendo soluzioni adeguate e condivise con tutti gli altri partners. L’euro e le regole su cui si fonda dovevano servire ad unire per mettere al sicuro l’Europa da millenni di guerre, incomprensioni e contrasti, mentre ora stanno rischiando di dividere ulteriormente i paesi eurodotati per la cecità e l’incapacità dimostrata da chi ha assunto la gestione.
    A causa di questa cessione di poteri e d’indirizzi per la conduzione economica dell’Europa, la Germania si è avvantaggiata oltre modo, accumulando da ben 8 anni surplus commerciali eccessivi oltre la soglia del 6% prevista dal Six Pack e senza che nessuno, ripeto nessuno, abbia avuto la forza per costringerla a ridistribuirlo o almeno a ridurlo a vantaggio degli altri. L’unione monetaria non è stata realizzata per consentire enormi vantaggi a qualcuno e a discapito degli altri, ma per realizzare una grande area che fosse disponibile ad essere solidale in particolar modo con i più deboli. La Germania dovrebbe dimostrare ora di essere solidale con gli altri paesi esattamente come lo fecero tutti gli altri nei suoi confronti, nessuno escluso, ai tempi della riunificazione!
    Ricordo che l’Unione Europea non è stata creata per consegnarla nelle mani della Germania o di qualche altro singolo membro, ma per mettere proprio al riparo i popoli europei in modo che non si ripetessero i tragici errori e tentazioni di egemonia del passato. Può Frau Angela Merkel essere di fatto il primo ministro europeo solo con i voti dei tedeschi? Invece ci siamo consegnati in silenzio al Paese d’ordine, che pretende d’imporre il suo predominio sul Continente con le regole macroeconomiche previste dai Trattati forgiate sul suo modello invece che con quelle previste dalla condivisione democratica. Perché, in passato, per evitare di consegnare il potere nelle mani esclusivamente di qualcuno abbiamo, senza esitazione, anche fatto ricorso alle armi mentre ora siamo tutti distratti ed accondiscendenti?
    Ad esempio, la cessione di sovranità fiscale come già avvenuto per quella monetaria, che per pudore ora viene definita coordinamento, non sarà restituita potenziata, ma solo funzionale alla sostenibilità dell’euro mediante vincoli e imposizioni ancora più stringenti, che non terranno conto delle ciclicità economiche e delle caratteristiche di ciascuna economia Nazionale, con l’aggravante che ogni aggiustamento possibile nell’area valutaria comune rimarrà a carico principalmente della flessibilità del mercato del lavoro. In parole semplici, saranno i lavoratori a pagare il conto più pesante! Siamo in guerra, una guerra economica devastante, dove i caduti non sono più i soldati in divisa, ma i disoccupati, i giovani che non trovano lavoro, le persone sottopagate, pur di sopravvivere, le aziende che chiudono, le attività commerciali in fallimento, la non più speranza nel futuro per le nostre nuove generazioni.
    Come è possibile auspicare gli Stati Uniti d’Europa nel momento in cui la stessa Europa ha dimostrato Urbi et Orbi di essere totalmente incapace di risolvere nessuno dei tantissimi e gravissimi problemi che l’affliggono e a cui è chiamata a risolverli? Come si può augurare di consegnare letteralmente le sorti del Vecchio Continente, e con esso i destini di centinaia e centinaia di milioni di cittadini, ad una ristretta schiera di burocrati che agiscono su indicazioni via fax pervenute da Berlino e Francoforte? Grecia, dramma migranti, rapporti con la Russia, disoccupazione, tanto per citare gli ultimi problemi irrisolti. E, si badi bene, non è neanche sufficiente sostituire i personaggi che occupano le istituzioni europee per poter invertire la situazione e rendere proficua la nascita degli Stati Uniti d’Europa.
    Questo perché la stessa Europa ha generato ormai, nel disperato tentativo di rendere sostenibile ed irreversibile il processo d’integrazione monetaria, come presupposto a quella politica, meccanismi bio-giuridici automatici perversi, come più volte sostenuto dal Prof. Giuseppe Guarino, che non consentono più la possibilità di modifiche o di adattamento dei Trattati verso modelli più vicini agli iniziali presupposti di creare una grande area comune per renderla più forte e resistente verso un mondo globalizzato. Stiamo assistendo, ogni giorno di più, al rafforzamento di aree sempre più ricche a discapito di altre sempre più povere a causa di un’area valutaria, nata, non certo ottimale, e condotta ancora peggio, che, come risultato finale, ha sancito che in Europa esistono Paesi di serie A, di serie B e ora, anche di serie C.
    D’altronde, chi, impunemente, invoca gli Stati Uniti d’Europa, emulando l’esempio degli Stati Uniti d’America, omette che, oltre oceano, ogni Stato Confederato ha la rappresentanza di due Deputati, indipendentemente dalla grandezza geografica, numero dei residenti o peso economico: esattamente il contrario del sistema adottato per la determinazione del Parlamento Europeo e che vige il principio del trasferimento delle risorse interne per compensare gli squilibri fra aree economicamente disomogenee.
    Gli Stati Nazionali sono perfettamente consci che cedere, ormai, ciò che è rimasto delle residualità di Sovranità, ancora, provvidenzialmente, non trasferite, significherebbe la totale e irreversibile capitolazione e, a prova di ciò, stanno sempre più risolvendo in modo autonomo ciò che l’Europa non riesce, e non riuscirà mai, a fare. Per molti di essi, infatti, le cessioni definitive delle proprie Sovranità significherebbero divenire definitivamente Colonie del Nord Europa.
    L’errore fondamentale compiuto dagli architetti dell’unione monetaria sin dai tempi di Maastricht è stato quello di affidare il suo mantenimento al modello economico all’impostazione prettamente Tedesca, che prevede essenzialmente la stabilità dei prezzi, cioè il contenimento fobico dell’inflazione, e la rigidità dei deficit dei conti pubblici fino al perseguimento del principio del pareggio di bilancio introdotto con il Fiscal Compact, come esclusivo presupposto per la crescita. L’errore ancora maggiore, compiuto invece da chi ha accettato e sottoscritto questo modello, è stato quello di non verificare preventivamente cosa sarebbe successo nella propria economia se si fossero adottate queste nuove regole completamente diverse rispetto alle proprie fino ad allora utilizzate, preferendo invece affrettarsi nel dimostrare a se stesso e agli altri di essere disciplinato e capace di rispettarle nel tempo.
    L’Europa per come si sta comportando si sta rivelando essere un grande bluff, la sua sostenibilità a livello di gradimento fra i cittadini si regge su una gigantesca operazione di marketing mediatico essendo venuti meno i reali obiettivi di aggregazione ed emergendo sempre più le subdole finalità perseguite nella realtà. Tutto l’inganno risiede nell’abilità di aver accomunato come inscindibile l’Europa e l’Unione monetaria, mentre anche i Trattati, in particolare il Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea (Lisbona) ne evidenziano agli articoli 139 e 140 la possibile convivenza fra paesi con deroga e paesi senza deroga, cioè con propria valuta nazionale o con l’euro come moneta.
    La stessa BCE è stata concepita esclusivamente come la guardiana e garante della stabilità dei prezzi e non con le funzioni proprie di qualsiasi Banca Centrale e tutti gli stimoli monetari possibili che potrà porre in atto, non riusciranno mai a correggere l’insostenibilità dell’euro in quanto il modello economico di riferimento sopra ricordato, prevede, sostanzialmente, che i cittadini e il sistema delle imprese siano considerati a tutti gli effetti, per mezzo della fiscalità, gli unici prestatori di ultima istanza! Non esiste nessun altro Paese al mondo, fuori dall’area euro, che si affida a questo modello!
    È necessario un grandissimo reset di tutti questi meccanismi automatici adottati da Maastricht ad oggi nel tentativo di rendere irreversibile l’euro al fine di ristabilire l’esercizio della democrazia come in questi giorni la Grecia ci sta ricordato grazie al ricorso a un referendum consultivo popolare. La letteratura economica classica insegna che non può esistere uno Stato senza moneta, e chi gestisce la moneta governa lo Stato e, nel caso Europeo, l’intera Europa!
    Se le Istituzioni europee e i politici nazionali rimarranno sordi alle giuste richieste dei popoli e ciechi di fronte ai danni provocati dalle scellerate politiche economiche imposte per rendere sostenibile la moneta unica, il rischio concreto che si corre è quello di assistere alla progressiva distruzione del progetto comune unitario, con la terribile prospettiva della fine di settant’anni di pace, sotto la spinta di quelle forze politiche che sono più sensibili alle più che legittime necessità ed aspirazioni dei propri cittadini. I movimenti definiti come populisti, che stanno nascendo e proliferando con forza in ogni angolo d’Europa, non sono altro che la giusta risposta spontanea a chi preferisce invece mettere al riparo dal controllo democratico gli indirizzi portati avanti attualmente dall’Europa. Bisogna, pertanto, essere disponibili a ritornare alle proprie valute nazionali in modo concordato per evitare d’infliggere ulteriori disagi alle popolazioni e provvedere al pieno ripristino delle tutele previste dalla democrazia conservando tutte le collaborazioni possibili fra i paesi, ma nel rispetto delle rispettive autonomie e Sovranità, perché la somma dei singoli è superiore al modello che ci vuole imporre l’Europa. La tutela dei diritti democratici e costituzionali è possibile solo se i governi possono intraprendere politiche economiche autonome perfettamente tarate alle singole esigenze nazionali e non perseguendo quelle previste dai vincoli esterni dei Trattati.
    Consentitemi, infin,e un profondo ringraziamento ai miei grandissimi Maestri, il Prof. Giuseppe Guarino principe del Diritto Italiano, per le sue formidabili intuizioni sulla deriva dell’Europa e al Prof. Paolo Savona perché gli sono grato di avermi insegnato nel migliore dei modi possibili la politica economica quando la si mette al servizio della comunità per il bene di tutti e non per il privilegio di pochi. Un pensiero a tutti i cittadini Europei, che stanno subendo in silenzio e sulle proprie spalle i soprusi di chi non sta facendo i loro interessi e ai formidabili amici di ScenariEconomici.it, primo blog economico nella classifica italiana, con cui, giornalmente, porto avanti la battaglia per il rispetto della libertà e della democrazia perché ancora li consideriamo dei diritti imprescindibili e non negoziabili di cui ogni essere umano ha il diritto di godere.
    Alla fine la Storia ci darà ragione!

    (Firmato: Antonio Maria Rinaldi)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...