Don Walter, un anno dopo

Domenicale Agostino Pietrasanta

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Dal 6 luglio 2014, don Walter, fisicamente, ci ha lasciati; inutile aggiungere che non ci ha abbandonati il suo esempio ed il suo magistero spirituale. Interveniamo con qualche giorno di anticipo, rispetto all’anniversario, per sottolineare l’iniziativa prevista per venerdì prossimo 3 luglio. A Castelceriolo, alle 19 sarà celebrata l’Eucarestia e, dopo un’ apericena sarà presentato, alle 21, presso il salone parrocchiale, un progetto di pubblicazioni di scritti, in maggior parte inediti, del nostro indimenticabile amico; si pensa ad una collana da titolo complessivo “dalla parte del Vangelo”, suggerito dalle stesse indicazioni dell’autore: quando gli si opponeva la sua radicalità partigiana su molti degli argomenti che trattava, lui rispondeva: “sono dalla parte del Vangelo”.

Il primo volume, ormai pronto, contiene articoli ed interventi prevalentemente già noti; di alcuni  si proporrà lettura durante la serata prevista. Altri due volumi, già programmati, conterranno le omelie trovate sul PC personale del don, da alcuni attenti ricercatori che hanno esaminato le carte con paziente esame ed amorevole sensibilità.

C’è nella scelta un filo conduttore che, nella pastorale di don Walter, ha costituito un riferimento ed una guida: lui affermava di averne avuto conferma, proprio alla fine dei suoi giorni, dalla sensibilità di papa Francesco, “prima il Vangelo e poi, da supporto, la dottrina”.

Si tratta di una miniera di indicazioni, straordinaria: i volumi che vorremmo pubblicare e che già abbiamo progettato ne faranno fede. Ne anticipiamo solo il senso.

Fra le omelie, trovate e che si riferiscono, quasi esclusivamente, al periodo ceriolino due mi servono a dare conto di un significato e di una sensibilità etica e pastorale. Don Walter credeva con radicalità evangelica al messaggio della misericordia, alla promessa dell’amore, ben prima che al vincolo della legge. Diventa, tra tanti altri interventi, fondamentale la parabola del Samaritano; un uomo scendendo da Gerusalemme a Gerico, viene lasciato moribondo e massacrato dai briganti sul ciglio della strada. Passa un sacerdote che ritorna dal tempio e se ne va, passa oltre perché segue con scrupolo le indicazioni della legge: se toccasse un cadavere (non si può capire se il malcapitato sia ancora vivo) potrebbe cadere nell’impurità e non potrebbe più celebrare il culto, salvo ricorrere alla complessa ritualità della purificazione. Passa un samaritano, un disprezzato dall’aristocrazia farisea del “popolo eletto” e si ferma: l’amore vince sulla legge. Don Walter sposa con tanta radicalità la scelta del samaritano da farne un esempio che va ben oltre gli stereotipi della comune omiletica. Non si tratta di richiamare solo un comportamento, si tratta di vivere l’amore e la misericordia di Dio, prima di allontanare il popolo cristiano dal sepolcro di Cristo, per difendere la dottrina dei teologi.

C’è qualcosa di “estremo” nell’omiletica di cui abbiamo testimonianza e che cercheremo di proporre all’attenzione di che si interesserà alla collana.

Ma c’è un’omelia tra le altre che ha profondamente colpito la tepidezza della mia fede: riguarda il concepimento o meglio la gravidanza di Maria; meglio, l’atteggiamento di Giuseppe quando s’accorge che la donna è incinta. Potrebbe ripudiarla e la legge glie lo permetterebbe; anzi la legge abbandonerebbe la madonna alla morte ed alla lapidazione. Il commento di don Walter non lascia adito ad accomodamenti: Giuseppe antepone l’amore per la moglie, all’indicazione della legge e (qui sta la chiosa decisiva) grazie ad una legge infranta, Dio fa la sua irruzione nella storia di una religione incarnata, perché ne deriva la nascita di Cristo.

Sono assaggi di un complesso ed articolato quadro di proposte, tutte “dalla parte del Vangelo”. Sarebbe disdicevole che un interessante patrimonio andasse disperso: ci proponiamo che non accada.

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