Family May-be

Dario Fornaro

famL’intervento di Gian Piero Armano  (AP 17.6) traguardato al prossimo  “Sinodo sulla famiglia”, ha, mi sembra, un primo e significativo risvolto di metodo. Vediamo – dice rivolgendosi al mondo cattolico in genere  ed al laicato in particolare – di non aspettare esiti e documenti del Sinodo per cominciare a dibattere seriamente sulla materia investita dal Grande Consesso, ma sentiamoci da subito partecipi, di diritto o di fatto, al “farsi” dei nuovi orizzonti (compresi nuovi eventuali compromessi) concernenti la famiglia e relativa cornice istituzionale. Specie dacché si stanno allentando le cautele (o barriere) del lessico “teologhese” tradizionalmente  imposto, in una col “latinorum”,  ai ragionamenti e pronunciamenti dei vertici ecclesiali. E la fiduciosa, ma supina attesa  del  verbo ufficiale (Roma locuta est!) non  sembra  più così  indispensabile.

Seguono, nel ragionamento di Armano, due  elementi  importanti – uno fattuale e uno culturale –  che dovrebbero  in qualche modo “segnare il campo”  ove  possa svolgersi, al presente, l’accesa contesa che ha nella famiglia il suo nucleo concettuale e problematico , ma che si sviluppa in  tesi e corollari che, partendo dalla famiglia,  evocano nuove  controversie in punto di obiettivi  più “avanzati” sul piano dei diritti individuali e della convivenza sociale.

Il primo elemento vale a ricordare, a “fissare”, che in materia di diritto positivo, di innovazioni legislative auspicate o contestate in ordine alla famiglia,  il tavolo di confronto e determinazione esiste già, quale che sia lo stato frammentato del dibattito politico-culturale nel Paese, ed è il Parlamento della Repubblica italiana; non ci sono succedanei. Ovvio, e pur  non totalmente rassicurante, perché ribadisce la sede istituzionale dell’ultima, decisiva “scazzottatura”, morale e materiale, vedi caso sulle unioni civili, ma lascia inevitabilmente  impregiudicato  il ”come” si arriva al momento della conta determinante. Visto che l’affiorare di certe derive o anomalie di prassi democratica, nella gestione del potere, ha indotto talora il dubbio polemico, anche in anni non lontani , se siamo ancora una repubblica pienamente  parlamentare e non a corrente alternata. E’ di conforto, comunque, il riconoscimento univoco di un orizzonte parlamentare quale “contenitore”  conclusivo degli accesi confronti sul tema famiglia e dintorni. Anche se il momento probabile, inevitabile  del “basta chiacchiere, adesso si voti” si presterebbe ad ulteriori spunti polemici.

E’ tuttavia il secondo elemento che estende a dismisura, e in qualche modo inedita, la portata del dibattito e dello scontro sul tema famiglia (e derivati), ed è la rimessa in discussione dei  concetti di “natura” e “secondo natura” che  hanno a lungo e duramente presidiato  lo spazio di pensiero  delle  “domande ultime”, tanto in ambiente laico-agnostico che, in ispecie, religioso.    Natura come stella fissa che risponde alle primordiali esigenze di riferimento certo e costante per le rotte del mondo, individuali e sociali.

Scienza e filosofia hanno avuto agio, a livelli elitari, di erodere per tempo, o riplasmare, o demitizzare, o contestualizzare (come oggi si dice) il concetto di natura  (che pure ha goduto anche di rivalutazioni romantiche) ma, nel comune sentire, o esprimersi, l’ancoraggio alla natura è ancora una garanzia di certezza   e di continuità . Certezza che ben si accompagna, nei dovuti modi e ruoli, all’afflato religioso che si manifesta e sviluppa di norma  in orizzonti  a-temporali, di dato-per-sempre, di fissità, in una parola: di eternità (o di eterni ritorni). Non a caso, saltando alla cronaca di questi giorni  la sentinella laica – Repubblica del 21.6 –  titolava, a proposito del Family Day: “Preti, imam, suore e rabbini, la santa alleanza delle religioni”.

Non è difficile riscontrare o immaginare lo sconcerto, l’intimo disagio, talora un impulso di rivolta, che colgono, ben oltre il perimetro dei buoni cristiani, tante persone, tanti gruppi sociali che vedono   offuscata la loro Stella Polare , specie  allorché la “revisione” della Natura si espande precipitosamente da un oggetto all’altro, da un traguardo all’altro, attraverso  le ondate innovative che investono, e non sempre casualmente,  l’opinione pubblica e i mezzi di comunicazione.

Per questo, ciò che G.P.Armano  assume ormai come presupposto (“che la famiglia non è un dato di natura ma un fatto di cultura che può subire dei mutamenti nel corso della storia”) è certo un’ipotesi che ha guadagnato, e vieppiù consegue, consensi d’opinione, ma che viene altresì vissuta, in ambienti genericamente qualificati per conservatori, come una sorta di ferita dolorante per la quale capita che vengano suggeriti  impacchi integralistici. Il problema si presenta più evidente, e per certi versi drammatico, in ragione della rapidità dello scivolamento,  nello spazio di pochi anni, della configurazione della “famiglia che è” (celebrata dai Family Day) verso la percezione della “famiglia possibile” (nel nostro titolo, Family May-be). In soldoni: mentre stiamo ancora disputando vivacemente, e con scarso costrutto, sul riconoscimento civile delle coppie di fatto (Pacs, DiCo etc.),sul proscenio politico-comunicativo le proposte sono già volate ben oltre e ben altrimenti confliggenti. Questo, tanto per capirci, è l’anno del “gender”.

Certo su questo piano “alto” si confrontano, nei tempi lunghi, grandi strategie e importanti correnti culturali. Ma sul terreno tattico, negli scontri di giornata, è spesso improduttivo  o deleterio  trascurare l’alternativa di buon senso, dello “stare ai primi danni”. Salvo pentirsene in ritardo.

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