Un manifesto per la Politica

Carlo Baviera

LAU

L’Enciclica “ecologica” di Papa Francesco ha suscitato interesse, già prima della sua pubblicazione. Addirittura una insolita polemica: perché c’è chi ha infranto l’embargo del Documento prima della sua presentazione ufficiale.  Però non sarà questa la polemica maggiore: come è già successo ai suoi predecessori anche Francesco sarà accusato di essere troppo rivoluzionario oppure di esserlo troppo poco, a seconda che lo si giudichi da posizioni politico/culturali moderate o avanzate. Ci sarà chi lo riterrà un fanatico comunista e chi invece ancora tradizionalista riguardo al controllo delle nascite e della concezione di famiglia, esse pure considerate limiti alla libertà e strumenti di colonialismo culturale.

Qualche rapida considerazione superficiale, in quanto l’enciclica merita più approfondimento e maggiore riflessione, mi fa dire che si registra un ulteriore passo in avanti della Dottrina Sociale: da Leone XIII che affrontava la questione operaia, fino a Benedetto XVI che riaffermava i pericoli di una finanza e di uno sviluppo irrispettosi di regole ed etica, e aveva proposto una visione basata anche sull’economia civile (una terza opzione da affiancare a libero mercato e intervento statale). Ora Papa Francesco sposta ulteriormente la sollecitazione dell’insegnamento sociale individuando una nuova frontiera: quella della salvaguardia del creato, della difesa dell’ambiente, dei diritti dei popoli anch’essi parte della creazione. In questo senso, mi sembra, riprende anche posizioni profetiche (e dimenticate da tanti) di Paolo VI che nella Populorum Progressio si era speso per la giustizia internazionale, per la tutela dei popoli di aree non sviluppate, per uno sviluppo integrale ed equilibrato.

Da questo punto di vista la Laudato si’ può essere molto legata all’enciclica di Papa Montini. Pur con una sensibilità attenta a problematiche ingigantite rispetto al secolo scorso, a mio parere rilancia alcune tematiche della Populorum Progressio e, insieme alla particolare attenzione ai temi del creato e della sua salvaguardia, mi pare si preoccupi di collegare questa attenzione alla sapienza dei racconti biblici e ad aspetti teologici che danno maggiore autorevolezza e motivazioni alla difesa  della creazione e quindi non solo all’ecologia ambientale e ma anche a quella umana, fra le righe riusciamo a intravvedere anche un equilibrio tra giustizia, pace, e famiglia (formata da un uomo una donna e aperta alla procreazione). Anche se l’enciclica non parla direttamente di quest’ultimo aspetto, non possiamo non tener conto di quanto il Papa insegna con le sue catechesi settimanali e del passaggio del testo dove si afferma che apprezzare il proprio corpo nella sua femminilità o mascolinità è necessario per poter riconoscere sé stessi nell’incontro con l’altro diverso da sé. Pertanto, non è sano un atteggiamento che pretenda di cancellare la differenza sessuale perché non sa più confrontarsi con essa”.

Quattro sono le suggestioni immediate. Prima: il testo risulta essere un Manifesto molto importante se assunto dalla politica: quando si parla di finanza che ha distrutto il futuro di persone e popoli, del lavoro che manca, delle forme di potere che derivano dalla tecnologia, della necessità di cercare altri modi di intendere l’economia e il progresso, degli effetti occupazionali di alcune innovazioni tecnologiche, di esclusione sociale, di disuguaglianza nella disponibilità e nel consumo dell’energia e di altri servizi, di frammentazione sociale, aumento della violenza e sorgere di nuove forme di aggressività sociale, di narcotraffico e di consumo crescente di droghe fra i più giovani, di industrie e sviluppo sostenibile senza pensare alla massimizzazione del profitto, tutto ciò è un assist efficace per la Politica, quella alta, responsabile, che guarda al futuro . Qual è il posto della politica? .. dobbiamo convincerci che rallentare un determinato ritmo di produzione e di consumo può dare luogo a un’altra modalità di progresso e di sviluppo .. Non basta più parlare solo dell’integrità degli ecosistemi. Bisogna avere il coraggio di parlare dell’integrità della vita umana, della necessità di promuovere e di coniugare tutti i grandi valori. … abbiamo bisogno di «cambiare il modello di sviluppo globale» e ridefinire il progresso”. Ecco il posto della politica.

In secondo luogo metterei in risalto l’evidenza della educazione ambientale e della conversione ecologica. E la sottolineatura dei peccati ambientali: fra i peccati sociali, di cui spesso dimentichiamo l’esistenza, c’è anche quello contro la creazione; un peccato che si concretizza in tanti modi diversi, dal non trattare l’immondizia in modo corretto fino alla immissione di veleni nelle falde o a impoverire i popoli del quarto mondo obbligandoli ad emigrare. Però quello di Papa Francesco non è uno spot per i partiti verdi; (lo aveva già sottolineato Benedetto XVI nel discorso al Parlamento tedesco “Direi che la comparsa del movimento ecologico nella politica tedesca a partire dagli anni Settanta, pur non avendo forse spalancato finestre, tuttavia è stata e rimane un grido che anela all’aria fresca, un grido che non si può ignorare né accantonare, perché vi si intravede troppa irrazionalità. .. È chiaro che qui non faccio propaganda per un determinato partito politico – nulla mi è più estraneo di questo”; e dallo stesso Francesco in una delle omelia mattutine a S. Marta “Quando noi sentiamo che la gente fa riunioni per pensare a come custodire il Creato  possiamo dire: “Ma no, sono i verdi!” No, non sono i verdi! Questo è cristiano! È la nostra risposta alla “prima creazione” di Dio. È la nostra responsabilità. Un cristiano che non custodisce il Creato, che non lo fa crescere, è un cristiano cui non importa il lavoro di Dio, quel lavoro nato dall’amore di Dio per noi”). E’ invece un invito, anzi una sollecitazione a modifiche radicali dei comportamenti personali e collettivi; la forte richiesta di prendere coscienza dell’urgenza di modificare mentalità, consumi, comodità, abitudini. “La crisi ecologica è un appello a una profonda conversione interiore. Tuttavia dobbiamo anche riconoscere che alcuni cristiani impegnati e dediti alla preghiera, con il pretesto del realismo e della pragmaticità, spesso si fanno beffe delle preoccupazioni per l’ambiente. Altri sono passivi, non si decidono a cambiare le proprie abitudini e diventano incoerenti. Manca loro dunque una conversione ecologica, che comporta il lasciar emergere tutte le conseguenze dell’incontro con Gesù nelle relazioni con il mondo che li circonda. Vivere la vocazione di essere custodi dell’opera di Dio è parte essenziale di un’esistenza virtuosa, non costituisce qualcosa di opzionale e nemmeno un aspetto secondario dell’esperienza cristiana. In fondo si ripropone la “sfida educativa”.

C’è poi la difesa dell’umano, delle relazioni: “Trascurare l’impegno di coltivare e mantenere una relazione corretta con il prossimo, verso il quale ho il dovere della cura e della custodia, distrugge la mia relazione interiore con me stesso, con gli altri, con Dio e con la terra. Quando tutte queste relazioni sono trascurate, quando la giustizia non abita più sulla terra, la Bibbia ci dice che tutta la vita è in pericolo”.

E l’umano è anche la battaglia di civiltà per i poveri, gli ultimi; e fra questi non possiamo, oggi, dimenticare «lo straniero», i profughi che sono causa anche di situazioni climatiche disastrose, di irrisione dell’equilibrio del creato e del dialogo fraterno. “Si sono creati quartieri residenziali “ecologici” solo a disposizione di pochi, dove si fa in modo di evitare che altri entrino a disturbare una tranquillità artificiale” “non pensiamo solo alla possibilità di terribili fenomeni climatici o grandi disastri naturali, ma anche a catastrofi derivate da crisi sociali, perché l’ossessione per uno stile di vita consumistico, soprattutto quando solo pochi possono sostenerlo, potrà provocare soltanto violenza e distruzione reciproca”.

Difesa dell’umano, <nuovo umanesimo>, è anche lavorare perché tutti abbiano lavoro, abbiano opportunità di lavoro: La crisi finanziaria del 2007-2008 era l’occasione per sviluppare una nuova economia più attenta ai principi etici, e per una nuova regolamentazione dell’attività finanziaria speculativa e della ricchezza virtuale. Ma non c’è stata una reazione che abbia portato a ripensare i criteri obsoleti che continuano a governare il mondo. .. In definitiva, ciò che non si affronta con decisione è il problema dell’economia reale, la quale rende possibile che si diversifichi e si migliori la produzione, che le imprese funzionino adeguatamente, che le piccole e medie imprese si sviluppino e creino occupazione”.

Infine emerge la valorizzazione dei movimenti dal basso, di chi si organizza in associazioni per un modo nuovo di produrre, consumare, vendere, commerciare; è l’idea di una terza opzione tra economia basata su Stato o su mercato. E’ anche l’inizio di una visione nuova di organizzazione della società che tenga conto di valori che vanno al di là del profitto, della massimizzazione produttiva, del “consumismo ossessivo”, dell’interesse corporativo e sviluppi invece una convivenza sociale ed economica più “comunitaria”. Non tutti sono chiamati a lavorare in maniera diretta nella politica, ma in seno alla società fiorisce una innumerevole varietà di associazioni che intervengono a favore del bene comune, difendendo l’ambiente naturale e urbano. Per esempio, si preoccupano di un luogo pubblico (un edificio, una fontana, un monumento abbandonato, un paesaggio, una piazza), per proteggere, risanare, migliorare o abbellire qualcosa che è di tutti. Intorno a loro si sviluppano o si recuperano legami e sorge un nuovo tessuto sociale locale. Così una comunità si libera dall’indifferenza consumistica. Questo vuol dire anche coltivare un’identità comune, una storia che si conserva e si trasmette. In tal modo ci si prende cura del mondo e della qualità della vita dei più poveri, con un senso di solidarietà che è allo stesso tempo consapevolezza di abitare una casa comune che Dio ci ha affidato. Queste azioni comunitarie, quando esprimono un amore che si dona, possono trasformarsi in intense esperienze spirituali. … Ai problemi sociali si risponde con reti comunitarie, non con la mera somma di beni individuali. .. Un cambiamento negli stili di vita potrebbe arrivare ad esercitare una sana pressione su coloro che detengono il potere politico, economico e sociale. È ciò che accade quando i movimenti dei consumatori riescono a far sì che si smetta di acquistare certi prodotti e così diventano efficaci per modificare il comportamento delle imprese, forzandole a considerare l’impatto ambientale e i modelli di produzione. È un fatto che, quando le abitudini sociali intaccano i profitti delle imprese, queste si vedono spinte a produrre in un altro modo. Questo ci ricorda la responsabilità sociale dei consumatori

La Laudato si’ ha due altri aspetti da sottolineare. Intende avere una dimensione ecumenica, guardando anche all’importante opera e insegnamento del Patriarca Ortodosso Bartolomeo; desidera perciò tradurre l’impegno dei credenti verso la difesa del creato come una della azioni significative e doverose verso l’unità delle Chiese. L’altro aspetto è che si rivolge, non solo a tutti gli uomini di buona volontà (espressione adottata da Giovanni XXIII), ma a tutti gli uomini perché agiscano in comunione per la loro esistenza e per preservare quella della future generazioni: un invito, quindi, all’avere comunità di intenti ed essere comunità responsabile.

L’enciclica si guarda bene dall’entrare in proposte concrete; non è questo il compito dl Papa. Propone piuttosto una teologia della creazione, ma per chi sa leggere la profondità di affermazioni e sollecitazioni, chi sa mettersi in stato di esame di coscienza, chi intende cercare di dare concretezza a quelle indicazioni generali, l’esito non può che essere un invito ad essere coscienti e coerenti per trasformare questo Manifesto in linee programmatiche per politiche profondamente innovative e che sappiano rimettere al centro la creazione: terreni, falde, clima, fauna, vegetazione, persona e sue formazioni naturali, diritti innati inalienabili e indivisibili.

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