La veste virile ed una pistola

Domenicale Agostino Pietrasanta

dylSi tratta di una semplice associazione di idee, ma quando ho letto di Dylann Storm Roff, che a Charleston (South Carolina), ha fatto strage di neri con la pistola regalatagli dal padre al compimento del ventunesimo genetliaco, mi è venuto da ripensare al significato di un regalo, quasi fosse un riconoscimento di maturità (?!). Così di pensiero in pensiero, ho ricordato la prassi che aveva instaurato l’aristocrazia romana ai tempi gloriosi della Respubblica (lo Stato per eccellenza): ai giovani, pervenuti alla maggiore età, al compimento dei diciassette anni, si concedeva in premio la veste virile.

Due regali, due modi di intendere la responsabilità personale. Non vorrei che accostando queste due diverse concezioni, qualcuno si affrettasse a tacciarmi di “antiamericanesimo”: non ci penso neppure. Quando penso agli U.S.A, so benissimo riconoscere i meriti di una nazione che ha coltivato il culto delle libertà formali delle istituzioni, so altrettanto bene che quando ha espresso un imperialismo non lo ha mai confuso col totalitarismo e con la prepotenza dittatoriale, so riconoscere che la fine ingloriosa delle dittature più sanguinarie di varie opzioni politiche, va anche alle scelte ed ai meriti della summentovata nazione. Non sono antiamericano e, soprattutto, non lo sono per opzioni ideologiche, tanto care ai cultori di una fallimentare cultura politica della “sinistra storica”.

E tuttavia, non si possono ignorare, tra i tanti ed innegabili meriti, le contraddizioni di un popolo che, in nome della libertà finisce per accettare o tollerare la libertà dell’individualismo più discutibile, anche nel permettere il possesso delle armi, senza i controlli ritenuti indispensabili nella gran parte dei paesi civili. Non solo, ma non si possono dimenticare le tappe di una storia che porta le responsabilità di una cultura razzista; e se si tratta di una subcultura che non le è certamente esclusiva (l’Europa, nel merito, deve guardare a casa sua), ne ha tuttavia marcato una vicenda inquietante. Si ha un bel dire che Dylan esprimeva una personalità distorta, ma il contesto può favorire e, nel fatto, favorisce i comportamenti più aberranti, al punto da diventarne corresponsabile.

Lo dobbiamo ammettere. C’è una cultura dell’odio razziale e c’è una cultura del rifiuto della diversità; non sempre coincidono, ma si enfatizzano in reciproca influenza. Si tratta di una mentalità che non risparmia né popoli, né nazioni. Negli U.S.A ha una sua storia, ma l’Europa, lungi da offrire anticorpi, segnala al contrario una sensibilità diffusa di rottura nell’unità del genere umano.

Mi permetterei un’aggiunta per chi continua ad invocare la pena di morte, a fronte di certi crimini e soprattutto per chi di quella pena richiama la forza di deterrenza. La vicenda di Charleston costituisce una smentita senza appello alle ragioni di costoro; le norme penali della South Carolina prevedono la pena di morte, ma nello specifico la deterrenza (ammessa, ma non concessa l’ipotesi della deterrenza) non ha funzionato. Nella maggior parte degli Stati U.S.A è prevista la pena di morte, ma nessuno riesce a provare che con la suddetta pena si raggiunga l’effetto deterrente invocato da molti. Forse un ripensamento sarebbe urgente e ormai decisivo.

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One thought on “La veste virile ed una pistola

  1. Condivido. Sia sul clima antirazziale e xenofobo e filo “armamenti” che è già troppo espanso sia negli USA che in Europa, sia sulle considerarioni relative alla pena di morte. Ricordiamo sempre che siamo la patria di un certo Cesare Beccaria. Perciò se ci riteniamo più maturi e civili di chi ha abitato l’800 … elementare Watson.

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