In attesa del Sinodo sulla famiglia

Gian Piero Armano

sinQualche settimana fa ci fu un po’ di querelle tra alcuni autorevoli uomini di Chiesa e la senatrice Monica Cirinnà in merito al testo di legge sulle unioni civili che ha ottenuto il primo via libera in Senato. La posizione della Chiesa fino ad oggi non accetta equiparazioni tra le unioni civili e la famiglia tradizionale (o “costituzionale” come l’ha chiamata mons. Galantino, segretario della CEI). Lo stesso monsignore, in un’intervista al “Corriere della Sera” ha auspicato che avvenga un “tavolo orizzontale sul quale poniamo le nostre ragioni. Non si tratta di fare a chi grida di più, i ‘pasdaran’ delle due parti si escludono da sè”.

L’auspicio del Segretario della CEI ha un quid di saggezza interessante, però il “tavolo orizzontale” c’è già ed è il Parlamento italiano composto a pari diritto da tutti i rappresentanti del popolo, tra i quali ci sono molti che si dichiarano apertamente cattolici, ed è loro compito, se la loro appartenenza è sincera e convinta, portare a quel “tavolo” dubbi, idee, confronti, valori o disvalori riguardanti le unioni civili e i problemi che minacciano la famiglia, oggi. E’ il Parlamento il luogo legittimo perchè avvenga il confronto, la discussione e la conclusione in merito ad una decisione che lo Stato deve prendere.

Dove andrebbe a finire così la laicità dello Stato, se per decidere, deve concordare un tavolo di confronto con i rappresentanti ufficiali della Chiesa?

I parlamentari cattolici in Parlamento facciano la loro parte, con convinzione, in piena libertà, seguendo la propria coscienza per poter giungere a decisioni che riguardano non soltanto il bene dei cattolici, ma il bene di tutti i cittadini.

Rispettando la laicità dello Stato nel prendere decisioni riguardanti la famiglia oggi, si apre una importante occasione per la Chiesa, che sarà l’imminente Sinodo sulla famiglia, per ripensare come intervenire pastoralmente di fronte ai gravi problemi che possono minacciare la realtà familiare. Forse sarà opportuno “sacramentare” di meno i matrimoni, come purtroppo normalmente avviene, e proporre percorsi formativi che diano motivazioni serie per poter vivere la realtà sacramentale del matrimonio. Qualche anno fa, un bravo vescovo diceva che il 90% dei matrimoni celebrati in chiesa erano sì veri matrimoni, ma ben lungi dall’essere   considerati sacramento per la scarsa conoscenza e preparazione dal punto di vista della fede. Non importa se diminuiranno i matrimoni celebrati nelle nostre chiese, ma ciò che importa è che chi accetta la logica dell’Evangelo, sappia quale responsabilità si assume, impegnandosi a vivere il suo matrimonio come un sacramento.

Inoltre, se è opportuna ed urgente la ridefinizione della linea pastorale da parte della Chiesa, sarà anche opportuno rivedere alcuni nodi dottrinali, partendo dal presupposto che la famiglia non è un “dato di natura”, ma un “fatto di cultura” che può subire dei mutamenti nel corso della storia. Si pensi, ad esempio, a tutta l’impostazione dottrinale sulla sessualità (il matrimonio inteso come rimedio alla concupiscenza) che oggi viene considerata come mezzo di relazione, di maggiore conoscenza e di impegno tra i coniugi. Fino a qualche decennio fa’ si insegnava che la moglie doveva essere sottomessa al marito, ma oggi chi può ancora accettare un simile insegnamento?

Voler stabilire a tutti i costi delle regole o voler formulare a tutti i costi una dottrina sulla famiglia, non è del tutto evangelico perchè la Parola di Gesù non contiene una ideologia sulla famiglia, non presenta una dottrina matrimoniale, ma è un annuncio profetico (“amatevi come io vi ho amato”) e chi lo accoglie e cerca di viverlo si incammina verso ideali che comportano fedeltà, lealtà, responsabilità, voglia di confronto, amore reciproco, libertà, apertura verso gli altri e verso le altre famiglie, ideali che hanno il loro fondamento nelle Beatitudini evangeliche. La preoccupazione di costruire una “dottrina” sul matrimonio e sulla famiglia, corre il rischio di scontrarsi con i mutamenti storici che sono avvenuti e che continueranno ad avvenire.

C’è da augurarsi che il prossimo Sinodo sulla famiglia, più che formulare una dottrina, alla luce delle indicazioni che sono giunte durante la fase preparatoria, indichi degli ideali da perseguire che valgano per tutte le famiglie del mondo perchè l’amore di Dio Padre si estende non solo alle famiglie cattoliche, ma a tutta l’umanità.

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