Bancarelle che passione

Qui Alessandria  Dario Fornaro

merQualche settimana fa  un modesto incidente di percorso, una smagliatura organizzativa in zona “street food”, con qualche polemica al seguito, parve aprire una pur lieve incrinatura nella vigente  dogmatica alessandrina. Forse non tutta la “bancarelleria” della quale va fiera e ghiotta la nostra città va esente – come peraltro escludono le rappresentanze della politica e del commercio – da inconvenienti, abbagli, insistenze eccessive e, anche, contrasti d’interesse intercategoriali. Vade retro! Lo spiraglio è stato subito tamponato: il problema non esiste, la concordia regna sovrana e la “banchetteria”, con la cugina “movida”, rappresentano, a tenor di folla,  la via popolare e indiscussa  alla ripresa dell’economia alessandrina, specie dopo i travagli del dissesto comunale (ma l’allegra propensione già lo precedeva).

Si potrebbe perciò chiudere qui, con un classico: contenti  loro, contenti tutti. Salvo che “loro” sono discretamente individuabili  mentre i “tutti” rimandano ad un pubblico vasto, ma immaginario, che non può essere condensato e risolto dal pur copioso “struscio” degli appassionati di bancarelle. Questi ultimi presumibilmente “votano positivo”, ma tutti gli altri, la maggioranza dei cittadini, come la pensano? Come minimo risultano “astenuti”, con sentimenti variabili. Gli abitanti e i frequentatori delle zone ripetutamente “sequestrate” da gazebi, chioschi e bancarelle – talvolta musicalmente assistiti con decibel a go-go – forse non esprimono generale gradimento per  qualità e modi di promozione della città secondo i vigenti criteri politico-commerciali inclini alla “caciara” di massa.

Quanto allo stesso multiforme, variegato comparto commerciale locale (vale a dire: negozi ed esercizi in sede fissa o stanziali, nonché ambulanti  di tradizionale e regolamentata presenza),  è difficile supporre che il medesimo ceto non ravvisi, sul lungo periodo, qualche discrepanza di interessi – diciamo pure di bottega – con le brigate mobili di bancarelle, organizzate a vasto raggio territoriale e merceologico, per le incursioni festaiole tipo mordi-e-fuggi,  che godono di tanto credito politico. Ma tant’è, all’atto pratico tutti allineati e coperti: da marzo a Natale, vai con i mercatini, i mercatoni e le abbuffate di strada.

Ancora una volta: contenti loro, contenti tutti? Può darsi. Nessuno si preoccupa tuttavia di tentare una prova, una stima (“nasometrica” come diceva Goria) dei costi pubblici, diretti e indiretti, e dei benefici (quali e per chi), che ridondano sulla città assiduamente bancarellata, non bastando il visibile afflusso dei visitatori-utenti a tamponare ogni dubbio di utilità generale  e duratura. Siamo sufficientemente sicuri, ad esempio, che questo  “marchio della bancarella”, vieppiù  impresso sull’ambizione turistica (?) della città, sia adeguato alle aspettative culturali e ambientali (vedi alla voce: qualità della vita) altrimenti proclamate? O che addirittura l’affollarsi spasmodico delle bancarellate non provochi anche un discreto deflusso di  alessandrini (d’altri gusti)  che incrociano, casualmente, le schiere  in entrata  per le imperdibili occasioni  di strada?

Certo che, volendo, una domenica come quest’ultima (7.6) darebbe a pensare. Tre manifestazioni in contemporanea : banchetti in Piazza S.Maria di Castello (mercatino delle pulci); banchetti in Piazza Garibaldi (mercato dell’antiquariato) e banchetti nell’adiacente Viale della Repubblica (mangia-e-bevi, enogastronomia varia). Forse a Palazzo Rosso c’è qualche problema di coordinamento dei rampanti proponenti; a tacere del solito e peggiorativo sequestro degli ex Giardini Pubblici, diventati ormai una sorta di “foro boario” per qualsiasi iniziativa ludico-commerciale, con diritto al libero calpestio e stravacco di salmerie sui cosiddetti tappeti erbosi .

Massì. Se non gli coglie neanche il sospetto della perniciosa esagerazione, ripetiamo: contenti loro, contenti tutti. Compresi enti, ambienti ed esponenti dell’altra (alta) economia  che ben sanno che i giochi della ripresa economica si fanno altrove, o diversamente, e vi attendono per professione: non sembrano né stupiti né disturbati da questa specie di insegna levantina che  certa politica sventola  sulla società alessandrina. Probabilmente hanno ragione loro: solo innocue campagne di distrazione di massa a probabili fini elettorali. Solo che i veri gufi, sospettosi per dannata voce popolare, se ne stanno egualmente in allerta.

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