Lunga attesa per il ponte

Domenicale Agostino Pietrasanta

mei

Cerco, generalmente, di essere realista e frequentemente tendo al pessimismo. Tuttavia, lo confesso, alcuni mesi addietro,  nel corso dell’anno passato, fuorviato da alcune notizie, mi sono abbandonato, colpevolmente, all’entusiasmo e, su queste colonne, ho previsto e mi sono augurato l’apertura del ponte cittadella per le feste natalizie del 2014; faccio ammenda e mi scuso coi miei pochi, ma affezionati lettori. Sembra ora che, superati gli inghippi del ritardo, i lavori imbocchino il viale del traguardo, ma io noi mi sbilancio: prendo solo atto di quanto i responsabili vanno dichiarando.

In ogni caso, ci troviamo a ragionare di una vicenda emblematica della complessità e della “ricchezza” fin troppo eccessiva della normativa di un Paese simpatico che usa della legge più per intralciare che non per favorire, le opere del “bene comune”.

Il ragionamento è molto semplice, nonostante il groviglio della sua applicazione. Il ponte, ormai abbattuto, era stato dichiarato per legge ed in conseguenza dell’alluvione del 1994 (qualcuno si ricorderà ancora del “piano stralcio”), non compatibile con la sicurezza della città perché assicurava la portata massima di passaggio della acque di 2800 metri cubi al secondo, mentre avrebbe dovuto assicurarne 4500, portata minima per evitare una situazione di pericolo, in caso di evento alluvionale. Conclusione: l’Amministrazione comunale, proprietaria del manufatto doveva intervenire anche con eventuale abbattimento, salvo tutte le responsabilità del caso. E tuttavia sul ponte era posto un vincolo della sovrintendenza delle “belle Arti”; conclusione: guai a chiunque lo avesse abbattuto con conseguenti e relative responsabilità del proprietario, cioè l’amministrazione comunale. Attorno alle due opzioni tra di loro evidentemente incompatibili, si affollavano i comitati del pro e del contro con varie minacce di denuncia, ovviamente all’Amministrazione comunale.

La manfrina portò avanti, con vari e diversi interventi e pareri sempre inconcludenti, e tutti nella puntuale osservanza della norma, per la quale, come spesso succede, “nessuno ha torto e nessuno ha ragione”; portò avanti, dicevo, la questione fino a che non si rischiò di brutto, con la piena del 2009; in quell’occasione per iniziativa, credo del Prefetto, i vari responsabili dovettero accordarsi e la sovrintendenza delle “belle Arti” fu obbligata a prendere atto che la sicurezza dei cittadini era un bene più prezioso di un manufatto (il ponte), sì vetusto, ma alla fine non paragonabile ad un dipinto del Caravaggio; non mi risulta che ne sia derivato atto formale di revoca del vincolo, ma c’era il verbale della riunione ed il verbale, ben lo sapete, non si discute: “scripta manent”.

Il resto lo ricordate benissimo anche voi: il ponte fu abbattuto e si dette inizio ai lavori per la costruzione di un nuovo ponte; tuttavia poiché siamo il popolo della democrazia e dunque della dialettica, la polemica trovò esca rinnovata: non più sull’abbattimento del ponte (cosa fatta, capo ha), ma sulla ragionevolezza di un nuovo manufatto, fin troppo costoso. Qualcuno (e credo a ragione) diceva che i fondi disponibili erano vincolati e dunque non disponibili per altri interventi; altri (e presumo a torto) asserivano che, a ben vedere, con una situazione di dissesto sarebbe stato meglio pensare ad urgenze più pressanti; né si curavano di affrontare la questione dei fondi vincolati.  E ciò che colpisce è la continuità della polemica, anche ora che sembra imboccato il viale del traguardo.

In questa situazione spiace sul serio che, eventi meteorologici, se non eccezionali, però inconsueti, abbiano ritardato, in occasione di alcune piene, i lavori sul letto del fiume dove una pista di supporto è stata persino abbattuta e poi ricostruita; ora quei lavori sono terminati e della pista non c’è più bisogno; e dunque ci si augura che, quanto ancora da fare, possa procedere con ragionevole speditezza. Possiamo allora, augurarci, questa volta sul serio, che, per Natale 2015 passeremo sul Meier? Se mi dovessi ancora sbagliare, vi assicuro, del ponte non parlerò mai più.

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3 thoughts on “Lunga attesa per il ponte

  1. More solito servato, i lavori pubblici importanti sono affidati a professionisti esterni, i quali, sovente, producono risultati di dubbio gusto, essendo preponderante il giro di denaro che quota intorno a queste cose, anziché coniugare funzione ed estetica, come, in altre epoche, si faceva. Si deve osservare che gli Enti pubblici (Regioni, Province, Comuni) dispongono di un loro Ufficio Tecnico, all’interno del quale operano Ingegneri, Architetti, Geologi, Geometri, in grado di realizzare quanto necessiti, senza peraltro che questo sia gravato da onorari da capogiro, per ottenere – è bene ripeterlo – risultati di dubbio gusto a prezzo di spese folli; la progettazione di un ponte come quello della Cittadella rientra nelle normali competenze di qualsiasi Ingegnere, anche di quelli formati recentemente, se di specializzazione civile, oppure Architetto. Si aggiunga inoltre che non si parla quasi mai né di dragare gli alvei dei fiumi, né di realizzare dei canali diversivi, canali che, dove, un tempo, saggiamente, previsti, oggi, sono utilizzati come base per realizzare strade tangenziali o circonvallazioni, come successo, ad esempio, a Grosseto.

  2. Condivido quanto esposto dall’ing. Borri e mi permetto di obiettare circa l’ineluttabilita’ della distruzione dello storico ponte Cittadella, opera d’arte che, probabilmente, non può confrontarsi quanto a “portata” con il mediocre manufatto che lo ha sostituito. Alessandria ha una capacità di demolizione delle sue opere d’arte da far invidia all’isis. La portata e le piene dei fiumi nei decenni scorsi erano ben maggiori di quelle recenti e in Alessandria quella a uscire sempre era la Bormida. Posso essere smentito, ma non sarà facile convincermi che la demolizione del ponte cittadella sia stata una soluzione di comodo, piuttosto che intervenire sui fondali, sui canali, su una regolamentazione dei terreni contigui, sulla cementificazione e sull’abnorme e criminoso proliferare di strade e’ stato preferito demolire, inventare gli spazi laddove era più facile ottenerli: della storia, dell’architettura, della Bellezza chissenefrega. Possiamo poi discutere sull”opportunità di sostituirlo visto che i flussi dei veicoli non ne giustificavano l’investimento e che una politica secondo me condivisibile, se costretta con le spalle al muro, avesse dovuto procedere comunque all’abbattimento avrebbe fatto politiche di riduzione del traffico privato in ingresso con il trasporto pubblico e mantenuto quantomeno le spalle del ponte con relative ringhiere ottenendo dei belvedere e approfittando dell’occasione per trasformare il lungo tanaro in un luogo gradevole e fruibile. Una volta assecondata la smania delle infrastrutture inutili e finanziatala con provvedimento ad hoc il danno e stato triplo: Perdita del ponte storico, nuova infrastruttura da manutenere e foriera di mobilita insostenibile e vincolo di un finanziamento cospicuo che poteva andare alla mobilita sostenibile in forme infrastrutturali o di politiche di gestione.

    • Da un punto di vista strettamente tecnico, meglio un ponte senza sostegni intermedi che uno con pile poggianti sul fondo dell’alveo, tuttavia queste strutture moderne, richiedono, in maniera quasi paradossale, un’attenzione ed una manutenzione più vincolante e più onerosa rispetto ad opere antiche: basti pensare al Ponte Milvio, edificato dai nostri Padri Romani e tuttora esistente, tanto che è stato in grado di reggere pure il traffico tramviario. Desta scalpore, invece, l’aver commissionato l’opera ad un professionista esterno, tenendo anche in debito conto che gli Architetti di oggi non sono i Leon Battista Alberti od i Palladio od i Brunelleschi od i Buonarroti di altre epoche e di altra levatura.
      Inoltre, abbiamo un Magistrato delle Acque, che, a dispetto del nome, non ha nulla da insegnare, ma, al contrario, deve imparare i fondamentali: pulizia e, dove necessario, dragaggio dei fondali – il che ci fornisce sabbia e ghiaia di tutto pregio, oltre ad evitare situazioni come in certi Comuni Veneti, dove il fondo dei fiumi è più alto dei tetti degli edifici, peraltro costruiti anche in golena! – pulizia delle rive, sorveglianza e manutenzione degli argini, rettifica di alcune anse, a vantaggio della navigazione e dell’agricoltura.

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