Sansone e le voglie matte del PD

Domenicale Agostino Pietrasanta

BIRESembra che il nostro simpatico Paese, in tema di cultura religiosa, faccia quel poco che può e sembra anche che possa assai poco. Sono sicuro tuttavia che, almeno per sentito dire, tutti sappiano delle vicende di Sansone; ne approfitto per un dimesso consiglio: andatevi a leggere i capp. 15 e 16 del libro dei Giudici (parlo della Bibbia, ovviamente), una perla che vi farà divertire e, forse, ne abbiamo anche bisogno. Bene il summentovato personaggio per difendere la propria causa si fece cadere addosso le colonne del tempio pagano, sacrificando la propria vita pur di distruggere, assieme a se stesso, la genia dei nemici del suo popolo.

Sono sicuro che nella percezione di un elettorato tanto confuso, quanto deluso e, cosa anche peggiore, ormai indifferente, la vicenda di Sansone trova riscontro in quelle del PD di questi giorni. Il saggio Bersani può ben dire che la lista degli “impresentabili”, stilata dalla pasionaria pidina costituisce atto dovuto, ma l’elettore PD non può fare a meno di pensare, quanto da due giorni i quotidiani, anche più prestigiosi, vanno dicendo: che si è voluto colpire, con atto istituzionale, né più né meno che il nemico più caro del proprio partito. Insomma, “muoia Sansone con tutti i Filistei”.

Fuori di ogni paludata diplomazia, non si può certo ignorare e nessuno ignora che sia la Bindi sia il saggio Pier Luigi fanno parte della minoranza interna, nemica giurata (le terminologie felpate non servono) del Matteo Renzi.

Come vedete siamo ben oltre la preoccupazione di quel galantuomo che fu Enrico Berlinguer: non sono i partiti che invadono le istituzioni, sono le procedure istituzionali che servono a “sanzionare” le lotte fratricide.

Peraltro, nulla di nuovo sotto il sole; se c’è una “voglia matta”, propria della tradizione della sinistra, radicale o riformista, è quella di perdere le elezioni e conseguentemente, altra voglia matta, quella di dividersi ed infine, terza voglia matta, quella di stare all’opposizione.

Ed allora nulla di nuovo. C’è però da dire, ad ognuno quanto gli spetta, che al di là delle dichiarazioni, in questo caso, anche il Matteo (Renzi) non scherza. Qualche giorno addietro il quotidiano dei vescovi italiani, che preferisce sempre dir male della sinistra piuttosto che di altri (non dico destra perché non saprei dove individuarla) elencava con indubbia precisione i vari candidati alle elezioni regionali e, con altrettanta puntualità ne sottolineava l’opzione ideologica più vicina alla vecchia guardia che non alle istanze di rinnovamento di renziana ispirazione. Alla corte: anche il Matteo (Renzi) parla di rottamazione, ma sceglie il compromesso al ribasso: come vedete, nulla di nuovo.

C’è però una questione che mi intriga più di ogni altra: a che serve la lista degli impresentabili, quando tanto di “legge Severino” dovrebbe essere sufficiente a dirimere le questioni? Facile a dirsi: ma forse dimentichiamo che noi siamo la patria del diritto, per cui chi decade per legge viene ricuperato dal TAR; non solo, ma chi è recuperato dal TAR decade nuovamente perchè la Cassazione sentenzia che in specifica materia il TAR non è competente. Non basta: ora il TAR pone la questione di legittimità costituzionale della “Severino” e la Consulta con tutti i comodi del caso deciderà ad ottobre; se dovesse sentenziare l’incostituzionalità della norma i decaduti verrebbero ancora reintegrati. Un’avventura che neppure il romanzo più affascinante potrebbe proporci. Ricordate il solito Manzoni? Quando Renzi si presenta all’Azzeccagarbugli per ottenere giustizia contro don Rodrigo, l’avvocato, credendo di trovarsi di fronte ad un delinquente e non ad uno sprovveduto galantuomo, lo tranquillizza: “vedete figliolo, le gride (noi traduciamo: la legge) a saperle maneggiare, nessuno ha torto e nessuno ha ragione”. Spettacolo ineguagliabile!

Alla fine, in ogni caso, mi viene da porre una domanda al più noto protagonista di tutta la vicenda, il candidato Vincenzo De Luca. La domanda, ancora una volta mi viene suggerita dalla pagina letteraria. Sono certo che tutti voi conosciate meglio di me “Il berretto a sonagli” di Pirandello. Narra di Ciampa che fa lo scrivano al Cav. Fiorica; la giovane moglie del protagonista se la fa col principale del marito, ma fin che nessuno era obbligato a saperlo, perché nessuno lo dichiarava, la presunta norma dell’onore poteva ritenersi salva. Ci si mette di mezzo la moglie del Fiorica che, per vendetta fa scoprire, dalla polizia (allora c’era il reato di adulterio) i due amanti, nudi a letto; ma poiché c’era da salvare l’onorabilità di un cavaliere si tenta di far tacere la cosa e la polizia che li scopre, mette a verbale che i due della tresca erano sì stati sorpresi in flagrante nudità, ma si erano denudati perché avevano caldo. E dunque nessun reato: era stata la signora Fiorica a commettere una pazzia presentando la denuncia. Ovviamente nessuno ci crede ed allora il Ciampa deve difendere il proprio onore uccidendo i due amanti. Non li ucciderà e la cosa finirà per risolversi come ben sapete, ma se qualcuno non lo sapesse, basta che vada a leggersi lo notissima commedia. Qui però interessa una domanda che, conosciuto il verbale della polizia, Ciampa pone alla signora Fiorica: cara signora, lasciamo stare il  verbale, ma voi in coscienza non avete pensato che con la vostra denuncia, mettevate me in condizioni disonorevoli? Non capite, cara signora che c’è un riferimento di coscienza, più importante del verbale.

A condizioni diverse, ma a sostanza che si richiama, chiederei a De Luca, senza far la parte del Ciampa cornuto: in coscienza, a prescindere dal verbale (pardon, dalla confusa avventura dei procedimenti normativi), è proprio convinto che la candidatura da lei proposta di se stesso, sia di servizio al partito ed alla popolazione campana e non piuttosto al suo tornaconto personale? Ma la politica non dovrebbe essere un servizio? O no?

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2 thoughts on “Sansone e le voglie matte del PD

  1. Buon articolo tranne la definizione di galantuomo appioppata a Berlinguer. Durante il suo segretariato arrivavano ogni anno dall’Unione Sovietica a Roma, 3 milioni di dollari cash al partito del quale era capo supremo. E si andò avanti così fino al 1987. Andreotti sapeva ma forse ricattava. Chissà. Berlinguer non si mise in tasca nulla ma quel finanziamento illecito dette la stura al finanziamento altrettanto illecito dei partiti di centro sinistra tramite i petrolieri ed anche tramite quella sant’uomo di Sindona che elargì solo un miliado di lire all’ascolto. Parola di Flaminio. Piccoli

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