Nemmeno per sogno

Angelo Marinoni

podNon mancano le occasioni in cui assumiamo atteggiamenti assoluti e rispondiamo o risponderemmo “nemmeno per sogno” a chi ci ponga di fronte un’ipotesi che metta anche solo superficialmente in discussione un nostro punto fermo o, semplicemente, una nostra radicata opinione.

La convinzione diventa patologia quando innanzi all’evidenza neghiamo la realtà per assecondare un’idea che probabilmente era una convinzione errata, sconfitta dal quotidiano, smentita dagli effetti del suo essere.

Alla cattiva volontà e alla pervicacia preferisco credere alla patologia pensando a quanti si ostinano, generalmente chi lo governa, a credere l’attuale assetto europeo il migliore possibile e l’attuale politica europea l’unica prospettiva concreta.

Poche cose sono fallite come il liberismo monetario europeo e pochi gruppi di potere ne sono cosi’ saldamente ancorati da negare anche il colore del cielo per accampare scuse in difesa del proprio operato.

In Spagna ha vinto “podemos” e l’establishement europeo l’ha scambiato per una domanda: podemos? No. Hanno risposto, facendo finta di non notare che il continente è in rivolta e continuare a perseverare la scellerata politica dei banchieri non fa che disgregare quello che  secoli di storia aveva quasi unito.

Il flemmatico Gentiloni ha tagliato corto sostenendo che l’ottimo risultato di “podemos” alle elezioni spagnole sia un problema locale, come sia un problema italiano Salvini o Grillo, un problema polacco Duda, un problema francese Le Pen, un problema tedesco i pirati, un problema greco Tsipras e potremmo trovare almeno un paio di “problemi” per stella della bandiera europea. Quasi da rimpiangere Frattini …

Non si tratta di un problema spagnolo come non si tratta di un problema europeo nel senso culturale del termine; si tratta di un problema serio dell’attuale classe dirigente europea, di un fallimento di portata storica delle politiche rigoriste e monetariste come dell’errore di subordinare le banche nazionali a una banca privata relegandole al ruolo di azioniste: una simile pervicacia nel  mantenimento delle proprie posizioni non ha memoria recente e il malessere generale che attraversa il continente rivela che questo stesso gruppo dirigente più che ottuso è strettamente legato al potere tanto da non lasciare spazio alcuno a chiunque lo metta minimamente in discussione. La democrazia insegna che il potere può sempre essere messo in discussione, se ne facciano una ragione: podemos.

Podemos ripensare all’Europa cosi’ come la immaginavano Jacques Delors, Helmut Kohl, Romano Prodi, podemos liberarci dalla dicotomia pubblico-privato e ripensare a un sistema di regole che premi l’efficienza e l’efficacia indipendentemente dallo strumento imprenditoriale o pubblico usato, podemos liberarci dall’ossessione di regolamentare tutto e lasciare qualcosa di non scritto o codificato, podemos difendere la nostra cultura e la nostra libertà senza demonizzare genti culturalmente molto lontane che spingono sui nostri confini, podemos anche decidere di tornare indietro fino al punto in cui abbiamo cominciato a sbagliare: l’occasione del senno di poi se data non va perduta.

Podemos eccome e potremo finché non negheranno l’efficacia alle elezioni il cui risultato non sarà gradito, in un paio di referendum in Europa è stato già fatto, persino fuori dai confini europei come in Crimea.

La tragedia messa in scena dai neoliberisti europei è particolarmente intensa per il radicamento con cui il potere è stato preso e vincolato nel suo esecutivo: la ribellione alle attuali politiche è arrivata appena in tempo perché non possa essere terminata la gabbia di regole nella quale l’attuale potere europeo vuole chiudere la libertà politica dei governi locali e nazionali.

Il commento di Gentiloni è talmente grave che difficilmente credo fosse del tutto volontario: probabilmente ha malamente tagliato corto per evitare di mettere in discussione qualcosa che secondo lui non lo è, ignorando il fatto che la sua posizione potrebbe già essere diventata minoritaria, ma che, anche se non lo fosse, non lo autorizza a tagliar corto per assenza di argomenti.

Lo stesso Presidente Renzi, molto abile a trovarsi conferme, ha dichiarato della necessità di riformare l’Europa, nelle sue intenzioni, prima ancora che nelle sue regole: mentre in Italia invece di riforme nuove bisognerebbe abrogare tutte quelle fatte dopo il 1975, a livello europeo sarebbe opportuna una seria revisione che delocalizzi nel parlamento degli uomini la decisione circa le regole comuni e ridimensioni al suo ruolo originario i blasonati uffici di Francoforte.

Esiste un rischio concreto di sfaldamento dell’Unione Europea se non cambia da subito la sua politica e non torna a essere una Unione di Nazioni invece di una normalizzazione di regole nazionali in un unico protocollo: un eventuale fallimento della prospettiva europea sarebbe una tragedia per la nostra stessa incolumità e per la salvaguardia del più alto modello culturale del pianeta raggiunto con secoli di storia, di battaglie e di arte.

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4 thoughts on “Nemmeno per sogno

  1. Un tempo, si mettevano vincoli legali all’economia, affinché non prendesse derive liberiste, oggi si mettono vincoli alla politica ed alle persone affinché il liberismo ed il vile denaro trionfino: si deve riflettere!

  2. non posso che concordare sia con l’articolo che con il commento di Borri. Se finisce l’Europa, quell’Europa disegnata agli inizi e fatta crescere fino a Delors e Prodi, finisce davvero una costruzione realizzata pacificamente per unire popoli e culture diverse in una Comunità pluralista e pacifica

  3. Fatta crescere da Prodi? Con l’euro? Con solo quattro anni di presidenza della Commissione? Oppure quando il Nostro partecipo’ durante il sequestro Moro ad una seduta spiritica? Si sa, Prodi e’ un cattolico adulto

  4. Prodi non ha alcun merito: è stato in grado solamente di (s)vendere prestigiose Aziende IRI, per poter accampare la scusa di non avere sul groppone Aziende andate in passivo grazie alla sua incapacità.

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