Un Papa non diplomatico

Carlo Baviera

papDopo la coraggiosa presa di posizione di Papa Francesco riguardo al “martirio” subito un secolo fa dagli armeni in Turchia, e dopo la reazione decisa del Presidente Erdoğan e dei turchi che contestano il termine genocidio applicato alle brutalità inflitte allora alla popolazione armena, mi ha fatto riflettere un editoriale di Carlo Panella su Huffington Post del 13 aprile dal titolo, già significativo “Errore marchiano di Papa Francesco: fu pulizia etnica, non genocidio”. 

Cosa afferma Panella, e cosa contesta a Francesco? Per prima cosa di tradire con la sua denuncia del “genocidio armeno” il mandato di un pontefice di pacificare gli animi e le nazioni. E poi che avrà conseguenze negative per la sorte dei cristiani del Medio Oriente. Inoltre, che la linea del governo turco è da rispettare: perché la Turchia ha le sue ragioni storiche per rifiutare il termine infamante di “genocidio”, mentre è disponibile a discutere di un massacro che ormai non nega. Infine che se la Turchia è una nazione genocida, anche l’Italia è una nazione genocida, negli stessi, identici termini.

Nell’ordine, gli errori compiuti da papa Francesco sono questi. Innanzitutto si è inserito con malagrazia partigiana nella dialettica che da una decina d’anni vede sia da parte turca sia da parte armena avviare tentativi di pacificazione”, costituiti da un faticoso percorso per costruire una “memoria condivisa” tra Turchia e Armenia, e “dal varo di una commissione paritetica di storici turchi e armeni, inclusa la “diplomazia del pallone” dell’allora presidente Abdullah Gül che andò a assistere a un match a Erevan, seduto a fianco del presidente armeno. Tentativi falliti, ma poi reiterati.

Panella ricorda che la Turchia non nega che vi siano stati “massacri”, ma rifiuta di fatto solo il termine “genocidio“, incautamente usato dal pontefice che l’ha ancora più incautamente equiparato alla Shoa e alla odierna strage dei cristiani. La tesi di Ankara, più che difendibile, è che gli armeni furono vittime di quella che oggi si definisce una atroce e cinica “pulizia etnica” per ragioni belliche. Non furono quindi uccisi “perché armeni“, men che meno perché cristiani. La tesi è difendibile, perché come d’altronde è logico che fosse, durante la prima guerra mondiale gli armeni, cristiani, parteggiavano toto corde e spesso materialmente per le armate cristiane zariste che proprio sul fronte tra Russia e regioni abitate dagli armeni in Turchia, ottenevano successi, favoriti anche dalla rivolta armena contro l’esercito ottomano di Van e da una forte attività di “quinta colonna” filo russa della élite armena. Paragonare il massacro degli armeni – che nessuno può dubitare vi sia stato – alla Shoa è dunque un errore grossolano. Gli armeni nel 1915 non furono massacrati per ragioni etniche o religiose, ma per orrende, crudeli, intollerabili, ragioni belliche. Furono infatti deportati lontano dalla linea del fronte e uccisi o lasciati uccidere dalle bande dei curdi, durante il calvario della migrazione.

Panella si dice dispiaciuto perché quello da lui definito gravissimo errore di papa Francesco non solo innesca una crisi diplomatica tra Turchia e Santa Sede (e a seguire forse di altri stati), ma può incidere negativamente sulla difesa dei cristiani in terra d’Islam. Cristiani che, a differenza degli armeni, vengono massacrati e sgozzati solo e unicamente perché cristiani, non per ragioni belliche o politiche o etniche.

Per prima cosa devo rilevare che, se ho ben letto l’omelia del 12 aprile e le dichiarazioni di Papa Francesco nel ricevere i rappresentanti armeni constato che il termine genocidio è ricavato da una dichiarazione del 2001 di Giovanni Paolo II e Karekin II:

Purtroppo ancora oggi sentiamo il grido soffocato e trascurato di tanti nostri fratelli e sorelle inermi, che a causa della loro fede in Cristo o della loro appartenenza etnica vengono pubblicamente e atrocemente uccisi – decapitati, crocifissi, bruciati vivi –, oppure costretti ad abbandonare la loro terra. La nostra umanità ha vissuto nel secolo scorso tre grandi tragedie inaudite: la prima, quella che generalmente viene considerata come «il primo genocidio del XX secolo» (Giovanni Paolo II e Karekin II, Dichiarazione comune, Etchmiadzin, 27 settembre 2001); essa ha colpito il vostro popolo armeno – prima nazione cristiana –, insieme ai siri cattolici e ortodossi, agli assiri, ai caldei e ai greci”.

Resta il fatto che la presa di posizione netta a favore degli armeni vittime di “una pulizia etnica”, per dirla con Panella, c’è stata e ha causato una reazione altrettanto netta. Va detto però che anche il Parlamento Europeo si è schierato con coloro che definiscono genocidio i fatti accaduti, la stessa cosa ha fatto la Germania. Come sempre più prudente l’Italia (e gli Usa): lasciamo agli storici le definizioni esatte, che non competono ai Governi, si è affermato.

Ho provato a chiedere un parere ad alcuni amici, riguardo a questo “attacco” alla (non) diplomazia di Francesco; e c’è chi mi ha invitato a fare una sintesi delle risposte. Se la cosa può interessare, anche come ulteriore approfondimento sulle considerazioni apparse su Huffington Post, riporto il senso di quanto gli amici mi hanno trasmesso.

Tutti, coloro che si dicono non esperti della questione e coloro che hanno elementi maggiori di conoscenza, si dichiarano pro-armeni, ma anche attenti a recepire le critiche come ragionevoli, “Il papa è stato imprudente, non diplomatico? Può darsi; anche perché allarmato per i continui assassini di cristiani può avere sbagliato bersaglio. Può anche essere, semmai, che Francesco vuole fare il Vescovo e non il Capo di Stato; siamo di fronte ad un papa diverso da quelli cui eravamo abituati, e perciò forse ritiene che al “Popolo di Dio” non serva un apparato diplomatico”.

Altre osservazioni  ritengono che una parte rilevante di responsabilità per le eventuali   inesattezze/inopportunità” vada riversata sulla Curia, sugli “eccessivi” intrusi o aspiranti tali che abitano i Palazzi.

Ultima considerazione, più politica, attribuisce all’opinionista una simpatia strategica per il regime di Erdogan, nella convinzione che possa essere un alleato per Israele. In questo caso il Papa c’entra poco. E’ solo l’occasione per ribadire convinzioni antiche.

Concludo: chiamiamo quel “martirio” di popolo come vogliamo, ma è stato un massacro inaudito. Formalmente può non essere genocidio, perché non pensato per sterminare una “razza” o una “comunità religiosa” in quanto tale , ma la pulizia etnica per motivi bellici è pur sempre un crimine di pari portata. Sono stati soprattutto i curdi a compiere quell’orrore? Allora perché avere paura che venga ricordato o temere che sia incriminata la Turchia moderna? La stessa cosa si può dire dei massacri effettuati dagli italiani nelle Colonie? Mi pare che, salvo qualche nostalgico e i soliti ubriachi di violenza e militarismo prepotente, nessuno neghi le atrocità compiute dall’Italia in terra Africana.

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2 thoughts on “Un Papa non diplomatico

  1. non se so codesto Panella sia affiliato alla lobby ebraica. Comunque deve essere chiaro che gli ebrei non sono più vittime rispetto agli armeni, ai burundesi e ai cambogiani, tutti eccidi del XX secolo. Gli ebrei non hanno più dignità delle altre vittime. Hanno la stessa dignità. Panella non evidenzia che il genocidio armeno ebbe un prodromo già nel 1894/95. Allora in Turchia c’era il sultano. Invece nel 1915 c’erano già i giovani turchi il cui capo era non un musulmano ma un massone. Comunque ammazzare un milione di persone non e’ pulizia etnica. E’ genocidio senza se è senza ma. Poi rilevo una inesattezza nell’articolo. Non bisogna fare riferimento alla Curia romana in Totò ma alla Segreteria di Stato, che fa parte della Curia ma non la comprende tutta.

  2. Panella chi? L’ennesimo terrorista di estrema sinistra degli anni di piombo ora passato dalla parte opposta? Oppure il paroliere dell’ultimo Battisti? O la frittella palermitana? Personalmente concordo con Alessandro, soprattutto per il numero delle persone uccise. E mi sovviene che quando spaccavo in quattro ogni capello, la saggezza della nonna mi invitava a riflettere sulla differenza, presunta, tra la zuppa e il pan bagnato. Forse Panella potrebbe deliziarci in proposito, lui sì che se ne intende.

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