Tesoretto del comune: se le rose fioriranno

Domenicale Agostino Pietrasanta

tesPreoccupava, all’inizio dell’attuale tornata amministrativa del Comune di Alessandria, lo squilibrio tra entrate ed uscite di partita corrente; anche per parte nostra ne avevamo denunciato l’insostenibilità che aveva portato ad una situazione imbarazzante e pericolosa, proprio nelle condizioni di dichiarato dissesto. Sull’atto che ha determinato la summentovata dichiarazione non è il caso di ripetersi: esistono sentenze chiarissime che ne hanno definito il carattere e la sua indiscutibile realtà di fatto. Ciò che lascia interdetti è l’atteggiamento delle valutazioni mediatiche che, dopo la sentenza che ha stabilito semplicemente di non doversi procedere alle pene accessorie per i responsabili dell’amministrazione del centro/destra (2007/2012), hanno preteso, con esplicite dichiarazioni, di assolvere una classe politica nelle sue scelte fallimentari ed hanno opinato ostinatamente che il dissesto era evitabile. L’opinione pubblica non sembra aver reagito scompostamente alle menzogne propinate; ci chiediamo se ciò sia avvenuto e stia avvenendo per responsabilità o per indifferenza ad un dibattito, in cui purtroppo si è scompostamente inserito anche il foglio della Chiesa di Alessandria, facendo credere ai suoi lettori che tutti gli atti sanzionati e determinanti agli effetti del dissesto erano oggetto di definitiva assoluzione; certo, può succedere che i pareri espressi siano quelli dell’articolista e non necessariamente del direttore responsabile, ma certe situazioni si eviterebbero in presenza di una linea redazionale cui sarebbe opportuno pensare invece di perseguire ambiziosi quanto impossibili obiettivi.

Ritorniamo al punto. Ora lo squilibrio denunziato sembra risolto e poiché la soluzione è passata attraverso gli anni finanziari che hanno seguito l’esercizio 2012 (inizio legislatura Rossa) resta molto problematico non sottolineare la responsabilità meritoria dell’attuale amministrazione. Si prospetta addirittura la presenza di un “tesoretto” (anche le parole fanno notizia) presente nelle casse del Comune, in seguito ai sacrifici “lacrime/sangue” della città dissestata.

Sarà intanto da dire che se il sacrificio è stato di tutti, sia di una oculata attenzione della giunta, sia di una “cinghia stretta” degli Alessandrini, tutti ne devono avere notizia e meriti; e di questa virtuosa azione complessiva i media dovrebbero sentirsi adeguatamente propositivi. Noi, nel nostro piccolo, facciamo la nostra parte, ma (va da sé) non possiamo fare più di tanto.

Tuttavia la cosa più rilevante e la preoccupazione più urgente sarebbe il dare corso ad un’adeguata informazione sui pericoli che quanto faticosamente raggiunto non venga vanificato da incomprensibili legacci burocratici. C’è intento da constatare il solito scostamento tra le somme accertate in entrata e quelle realmente riscosse; sembra da notizie raccolte da persone informate che il rapporto si aggiri sul 75%, cosa quasi tranquillizzante se non ci fosse un ulteriore inghippo a provocare complicazione.

L’Amministrazione è sottoposta a sanzioni per il mancato patto di stabilità 2012, il bel regalo fresco fresco della giunta Fabbio a quella successiva; ora va precisato che per tali sanzioni esistono limiti e “tetti” stabiliti per legge, ma, guarda caso e chissà perché, non per il 2012: la legge pare aver dimenticato, almeno sullo specifico, che c’è stato un 2012. Mi chiedo se ciò risponda ai criteri di ragionevolezza: se il limite vale per il 2013 o il 2011 perché il 2012 ne viene escluso?

Resta il fatto che, stando così le cose, ci saranno problemi: o si risolve l’ incongruenza o sarà un problema la stessa predisposizione del bilancio di previsione 2015. Aggiungerei che le opposizioni oltre a gioire per le difficoltà che ne deriverebbero all’esecutivo (certe rinunce, per quanto ragionevoli, alla dialettica politica sono sconosciute) dovrebbero anche collaborare per adeguate soluzioni.

La città aspetta, sapendo bene però che, solo alla fioritura, si possono ammirare le augurabili rose.

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