Il dissesto rimosso

Domenicale Agostino Pietrasanta

faAlla fine, la sensazione prevalente è di soddisfazione: una sentenza favorevole ad un amico, anzi ad un gruppo di amici, ancorché avversari politici non può essere accolta se non con soddisfazione; nello stesso tempo anche gli effetti che ne conseguono vengono valutati positivamente. Adesso sappiamo che non c’è rapporto di causa effetto tra la falsa certificazione del rispetto del patto di stabilità dell’Amministrazione comunale, nel 2011 ed il dissesto e dunque non si pongono in essere la cosiddette “sanzioni accessorie” tra cui la non eleggibilità futura dei responsabili.

Fin qui allora, tutto bene; ciò che conta però, a questo punto, riguarda la notizia che si tenta di far passare all’opinione pubblica ed al cittadino di Alessandria e cioè che non ci sarebbe mai stato dissesto con conseguenti imputazioni di responsabilità politiche, da parte del giudizio corrente, di chi quel dissesto ha voluto dichiarare. Sappiamo bene però che le cose non stanno così. La stessa sentenza che assolve da “sanzioni accessorie” gli amministratori della giunta Fabbio, conferma che il dissesto c’era (e come!) tanto da ribadire che il medesimo costituisce “un fatto storico inoppugnabile”; nello stesso tempo rimangono tutte le responsabilità civili di danno erariale dovute all’insieme delle azioni di governo del quinquennio precedente il dissesto in medesimo.

Ora, ammettiamo pure tutte le difficoltà di contesto che hanno determinato gli illeciti amministrativi rilevati; ammettiamo pure la realtà di una crisi che ha pesantemente colpito per almeno un decennio le amministrazioni locali; ammettiamo tutte le innegabili attenuanti del caso, ma, nel fatto non si può negare che c’è una condanna in sede civilistica che permane e soprattutto che il dissesto è un fatto reale e non una fisima o peggio una strumentale sortita politica dell’Amministrazione attuale.

Questa ultima constatazione è fondamentale, per non creare confusione nei cittadini che hanno subito in questi ultimi anni conseguenze devastanti per effetto degli “eventi” amministrativi. Se si sono viste tassazioni al massimo delle indicazioni di legge; se si sono subite le conseguenze di lavori insufficienti a mantenere un sopportabile decoro della città; se i marciapiedi rotti, le strade dissestate, inesistenti supporti segnaletici hanno reso difficile la vita urbana; se si è data persino l’impressione di un’azione persecutoria per fare cassa con le multe; il tutto e sempre a carico degli Alessandrini, se tutto questo è vero, è assolutamente doveroso che non si giochi all’inganno dell’opinione pubblica, è del tutto necessario che i media non creino un senso di confusione o di contestazione inaccettabile. Eppure c’è chi ha parlato di un dissesto inesistente suscitando un senso di smarrimento o di varia ed opposta polemica, a seconda delle opzioni politiche che in questo caso non dovrebbero essere poste come termine di ragionamento: i fatti rimangono e sono chiaramente indicati dalle sentenze, nei termini che abbiamo richiamato.

Forse qualcuno potrebbe dire che la sensazione prevalente nell’opinione cittadina, più che di smarrimento sembra di indifferenza; se così fosse, e così potrebbe essere, sarebbe ancora peggio: sarebbe l’estremo segnale di una separatezza irrimediabile tra la “politica” ed il suo augurabile, ma purtroppo cadaverico radicamento: l’elettorato dei cittadini.

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