Piccola storia vignobile

Angelo Marinoni

fer“Stefano sapeva che quel paese non aveva niente di strano, e che la gente ci viveva, a giorno a giorno, e la terra buttava e il mare era il mare, come su qualunque spiaggia”.

Inizia cosi’ un romanzo breve di Pavese, “il carcere”, meraviglioso, poetico e ineluttabile come è quel piccolo grande genio della Langa nascosta.

Mi sembra che quell’incipit possa essere usato anche per descrivere l’incomprensibile assuefazione all’anormalità che ormai abbiamo in Italia, possa essere una citazione ad effetto per costernarsi di fronte a vicende nazionali ai più ritenute normali o alle quali i più sono, spesso colpevolmente, indifferenti.

Si parla sovente di meritocrazia, si lamenta genericamente che non esista un criterio meritocratico della classe dirigente per scegliersi tecnici e collaboratori, ma spesso esista solo un vincolo amicale, parentale o oppurtuinistico: si parla spesso a  vanvera, ma non perchè la situazione sia migliore o semplicemente normale, ma perchè è peggio.

Talvolta il sistema meritocratico esiste, ma viene male gestito per cui diventa immeritocratico così chi con energia e efficacia ha ridotto del 30% il sistema regionale ferroviario piemontese, ha collaborato con una delle giunte più catastrofiche, specie per il settore trasporti, della Regione Piemonte e ha sostenuto le discutibili tesi di dirigenti Trenitalia come Cioffi, luogotenente dal mai rimpianto Moretti, diventi responsabile commerciale per il settore regionale della prinicipale impresa ferroviaria del Paese. Leggendo la notizia ho avuto la stessa espressione del Bobo di Staino venuto a conoscenza dell’adesione della Russia eltsianiana (anch’essa difficilmente da rimpiangere) alla NATO.

Verrebbe da pensare che un gruppo dirigente che non riducendo i costi in maniera minimamente significativa ha ridotto di un terzo il sistema ferroviario e di fatto demolito una rete ferroviaria complementare delegando a potentati locali dell’autoservizio il sistema trasportistico locale con gli effetti di inefficienza, spreco e dissesto cui stiamo assistendo venga rimosso e sostituito; invece quello che succede nel paese dove la terra butta e il mare è il mare è diverso, quindi il prode assessore autore di varie illeggibili delibere trova una collocazione in regione, il valente assistente: quello che ha fatto dire a “giornalisti” che certi treni costavano ventimila euro a viaggiatore giocando con i numeri come i miei gatti con i pupazzi, sopravviva alla giunta successiva e approdi alla principale impresa ferroviaria nazionale come responsabile del settore che ha sempre considerato inutile e da tagliare per lo più, come fare un vegano presidente dell’associazione macellai.

Esiste un problema di competenza e serietà in questo paese che non può essere risolto con regole orizzontali di selezione o con discriminanti anagrafiche o di titolo: la classe dirigente di questo paese deve cominciare, semplicemente, a sapere quello che fa e essere deputatata a prendere decisioni su questioni delle quali è tecnicamente informata.

Lo scempio del 2012 che vide la chiusura delle dodici linee ferroviarie complementari piemontesi non è un mantra dei tecnici del trasporto locale, ma un exemplum non sequendum di politica, economia e cultura.

Gli effetti nefandi di quell’ondata di incultura del trasporto e del patrimonio infrastrutturale ha infatti il suo strascico pià preoccupante e nauseante nella proposta di trasformare la ferrovia Alessandria – Alba, asse giolittiano e teatro della lirica pavesiana, in una pista ciclabile … con l’aggravante dell’esistenza di percorsi pedonali e ciclabili appaiati che vanno da Nizza a Santo Stefano, alcuni sfruttando le strade interpoderali alcuni gli argini fluviali.

Dopo quella strage di futuro, di rete di trasporti, di cultura che orizzontalmente da Saluzzo a Tortona e verticalmente da Arona a Ormea è stata perpetrata pochi anni fa i principali autori e attori sono ancora in luoghi pubblici e qualcuno addirittura nella stessa impresa ferroviaria che gioì del taglio che le assecondava il piano industriale, piano molto lontano dagli interessi delle comunità locali come della stessa nazione la cui rete nazionale non è, in realtà, che l’integrale delle reti locali.

Abbiamo molto da imparare in questo paese circa la meritocrazia e il Bene comune, forse talmente tanto che non impareremo mai, illudendoci di avere dei risultati giocando con i ruoli senza cambiare le persone.

“Stefano ebbe l’illusione, mentre il treno giungeva, che turbinassero nel vortice come foglie spazzate i visi e i nomi di quelli che non erano là” (conclusione de “Il carcere” Cesare Pavese, 1938).

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