Persecuzioni e inculturazione

Domenicale Agostino Pietrasanta

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La notizia confermata (e tutta fa pensare che lo sia) sarebbe devastante per gran parte dell’opinione pubblica di casa nostra; dodici migranti cristiani gettati in mare dai loro compagni di sventura di religione islamica; e solo perché avrebbero proclamato la loro fede nella religione cristiana.

Ora le reazioni si esprimono in diverso sentire ed in contrastanti valutazioni. Lasciamo stare quelli che ne approfittano per aizzare all’odio contro le masse di immigrati, lucrando qualche vantaggio elettorale; al di là di queste reazioni non tanto irresponsabili, quanto responsabilmente colpevoli sentiamo le voci di quelli che invitano a non promuovere vari atteggiamenti di reazione violenta; sentiamo le voci di quelli che ci suggeriscono che forse i responsabili delle persecuzioni ai cristiani vorrebbero una reazione di forza per giustificare una scalata senza fine della violenza; sentiamo le voci di coloro che non vogliono colpevolizzare l’Islam come tale. Sentiamole perché si tratta di voci ragionevoli, ma aggiungiamo alcune considerazioni.

Resta, per intanto, inutile prendersela con l’evidente assenza d’iniziativa dell’Europa; nello specifico non si può fare presente ciò che non c’è, indipendentemente dalle più volonterose iniziative. L’Europa, in materia non può esserci, finché non promuove e non realizza un impianto federale con una sua politica estera ed una sua strategia di difesa; e tanto basti. Resta inutile prendersela con il fenomeno, ormai generalizzato delle migrazioni dai luoghi della miseria a quelli dell’ opulenza: di fronte ai massacri ed alla miseria di cui sono vittima vari Paesi che si affacciano sul Mediterraneo ci sarà una recrudescenza degli eventi; si tratta di un dramma epocale ed anche se si desse corso alle irresponsabili proposte di impedirlo coi cannoni, non si riuscirebbe a fermarlo. Ci sarebbero più morti, ma rimarrebbero intere popolazioni in cerca di traguardi di dignità, anche se spesso (basti guardare i fatti) illusori.

E tuttavia personalmente ( potrei vedere sbagliato) non posso non constatare che, benché non sia nell’Islam il presupposto delle violenze e delle persecuzioni contro i cristiani, sta nel mondo praticato da tale religione che si stanno evidenziando e stanno esprimendosi i germi della tragedia. E dovrei anche aggiungere che il problema si pone in termini tanto drammatici, quanto prevalenti, se non pressoché esclusivi di quel mondo. Almeno per l’età contemporanea.

Certo ci sono stati eccidi e genocidi drammatici anche nel contesto dell’Occidente o dei popoli cresciuti nella fede cristiana, ma anche e sempre in odio dichiarato alla religione e non in nome di essa (e ribadisco: mi limito all’età contemporanea): basti pensare ai lager nazisti dove era impedita ogni espressione di religiosità e dei gulag sovietici. Ora, questo richiamo alla religione, anche in via strumentale, per sostenere la legittimità della violenza, mi sembra inquietante, anche se opera di gruppi minoritari per quanto agguerriti.

Un’ultima ma fondamentale questione. Mi è capitato, anche da queste colonne, di commentare le opinioni di coloro che temono l’identificazione tra Cristianesimo ed Occidente e che in questa identificazioni si potrebbe trovare una ragione della violenza persecutoria: l’Occidente nemico renderebbe, come conseguenza nemico lo stesso Cristianesimo. Ho già avuto modo di sottolineare che, almeno da un secolo e precisamente da Benedetto XV (Giacomo Della Chiesa) la Chiesa cattolica ha operato per liberare il Cristianesimo dalla summentovata identificazione e la promozione di un episcopato indigeno ha tentato di liberare l’evangelizzazione dalle vie della colonizzazione. Alcuni amici, in via confidenziale, mi hanno fatto notare le contraddizioni e le resistenze, in materia, interne al mondo cattolico ed ecclesiastico. Inutile dire che è vero, ma è anche vero che si tratta di un’inevitabile fisiologia di fronte ad un processo tanto ambizioso come l’inculturazione della fede. Forse alcune insistenze, peraltro culturalmente autorevoli, sul recupero dell’ellenismo, come strumento di comunicazione culturale più cospicua dell’evangelizzazione, hanno costituito una battuta di arresto preoccupante; tuttavia il processo è in corso ed, a giudizio di parecchi tanto irreversibile, quanto credibile. Non credo che sarà la Chiesa di papa Francesco ad invertire la rotta, neanche per reazione alla sempre più evidente e preoccupante persecuzione dei cristiani.

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