L’isola del decoro

Qui Alessandria  Dario Fornaro

casPuò essere così designata la variante seria della cosiddetta isola ecologica che, in questa città, descrive amabilmente lo spazio pubblico, per lo più stradale,  variamente occupato dai cassoni e bidoni per la raccolta dei rifiuti urbani. In pratica è finora risultata assente dalla geografia alessandrina giacché, da quando la Giunta Fabbio-leghista  ci ha regalato, per pura rivincita politica, il ritorno in massa dei cassoni in strada, questa versione d’isola decorosa non si è mai vista, neppure dopo il ribaltamento politico del… La versione corrente tendeva infatti all’indecoroso, con frequenti episodi di vera indecenza, immortalati con scarsi risultati  dalle foto e dalle proteste dei cittadini, qua e là ospitate dalla stampa locale. I cassoni emergevano di solito, sia pure in varia misura e fantasia, da un contorno di immondizia abbandonata alla rinfusa  attorno ai contenitori e ivi giacente (e crescente)  per parecchi giorni fino al saltuario passaggio di addetti pietosi.

Le spiegazioni, o le scuse, addotte chiamavano esaustivamente in causa l’insuperabile maleducazione dei cittadini – almeno di una frazione non piccola degli stessi – usi a fregarsene del buon uso dei cassoni differenziati e del ricorso ai due Centri raccolta gestiti dall’Amiu per i materiali non “imbidonabili”. Qualcuno ricorreva anche ad infelici ironie: a volte sembra che più noi sgombriamo i rifiuti e più la gente si affretti a reintegrare i mucchi selvaggi.  Conclusione: situazione incontrollabile; talora ci proviamo, ma siamo praticamente disarmati (portate pazienza!).

Tocca ora, paradossalmente, ad un critico inesausto dell’improvvido “incassonamento” della città, rilevare elementi concreti di “normalizzazione” di un servizio che normale non è stato mai, dall’inizio strombettato (spezzeremo le reni al porta-a-porta!) a questi primi del 2015. Nel senso che agli inconvenienti “di sistema” (ambientali, estetici e viabilistici) presenti  in varia misura in tutti i comuni che – a fronte di un presunto vantaggio sbrigativo – lo hanno adottato o subìto,  Alessandria  è stata gratificata di una gestione “allo sbando” delle cosiddette isole ecologiche. In gran numero ridotte e tollerate  a discariche urbane di rifiuti d’ogni genere ( richiamati, quasi legittimati, dalla presenza  dei cassoni pubblici) e prive di una cadenza ravvicinata e sistematica di ripulitura del sito. Con visioni indecorose degli accumuli “tipo Napoli” immortalate dai media e che si protraevano per tempi inaccettabili. La ripulitura  assidua e attenta  dei siti-cassone è, e si sapeva, un costo intrinseco e costante del servizio e non un intervento collocabile tra le varie-ed-eventuali: così facendo il sistema è rimasto a lungo vistosamente azzoppato  e deprimente, di conseguenza, per l’immagine della città.

Da un paio di mesi il panorama  della raccolta rifiuti appare favorevolmente quanto insperabilmente evoluto verso la normalità del servizio, comprensivo cioè di assidua ripulitura delle aree ecologiche. Certo gli strafottenti non sono spariti e i maleducati lasciano ancora segno di sé, ma le tracce dell’abbandono rifiuti sono eliminate con inedita tempestività, nel giro di una giornata o anche meno: me lo conferma l’esperienza dell’Europista che meglio conosco (ah le eterne discariche di Via Trento!) ma non ho motivo di pensare che per gli altri quartieri non sia lo stesso.

A parità di personale – l’Amiu, per quanto condotta al fallimento, non ha perso addetti con la nuova gestione –  e con risorse  aziendali che sembrano complessivamente dell’ordine precedente, ciò che veniva dato per impossibile sembra diventato fattibile: sono constatabili “de visu”  il cambio di passo nel servizio  e il guadagno  di decoro della città. Verrebbe da chiedersi come mai tanto ritardo, ma sia lecito, per ora, auspicare che si tratti di una variante consolidata e non di un transitorio, tra i tanti, effetto-Expo.

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