Non rubare

Domenicale Agostino Pietrasanta

rubMi capita di frequentare i super/mercati per ovvie necessità personali; e poiché sono curioso ho osservato i vari ed interessanti comportamenti dei miei colleghi frequentatori. Ora, forse anche qualcuno di voi avrà notato i diversi prezzi delle verdure esposte ed avrà constatato che, a seconda della collocazione, anche per gli stessi generi, il prezzo cambia: per la verità, di qualche centesimo di euro. Orbene se il cliente viene interpellato dalla cassiera sulla summentovata collocazione, tutti (o quasi) mi danno l’impressione e mi pongono dubbio che indichino quella del prezzo inferiore, indipendentemente dal vero; ho detto quasi, anche perché, senza menar vanto, io non lo farei, però non sono molto migliore della comune, anche solo per il fatto che mi faccio gli affari miei e non bado al comportamento di chicchessia e tanto meno mi preoccuperei farlo presente. Adattando il proverbio mi limiterei a dire: chi fa per sé, guadagna per tre.

La constatazione mi obbligherebbe a non lamentarmi delle ruberie ben più consistenti, messe in luce dalla magistratura e conseguenti la corruzione della classe “pseudo”dirigente. Mi viene, infatti il dubbio, che la scarsa sensibilità etica e civile si esprima sempre, in tutto quello che può; mi viene il dubbio che talora si frodi poco solo perché non si può fare di più. Ovviamente si tratta di un dubbio, non certo di una certezza, ma tanto basta a produrre nella mia testa confusi interrogativi.

Ripenso così, per associazione disordinata di idee, a quanto talora leggo di comportamenti talora banalizzati, ma la cui ispirazione andrebbe riproposta. Leggevo così di una certa Maria Bensi, partigiana cattolica alessandrina, vice/sindaco del comune di Alessandria, subito dopo la liberazione ed esclusa per poco dall’Assemblea Costituente, quale candidata per la Democrazia Cristiana: operaia di modesta cultura, affermava che il suo riferimento per una sana amministrazione era il Decalogo dei Comandamenti, in particolare il “non rubare”. Della protagonista di tale proposta, qualcuno sorrideva con sufficienza: il fatto è che se il “non rubare” fosse applicato oggi per scelta etica e civile da tutti, si scioglierebbe, come nebbia al sole di maggio, il nodo della corruzione.

Capisco che sarebbe da ingenui pensare di risolvere la questione con le prediche, eppure la figura di questa donna mi veniva imposta, nonostante la stanchezza degli anni e dell’ora tarda della sera, mentre, assistendo ad una trasmissione televisiva, venivo a conoscenza del retroterra dei comportamenti di scandalosa corruzione nella realizzazione delle opere pubbliche. Un personaggio ben informato, già sindaco di una gloriosa città ex repubblica marinara dell’est, descriveva l’intreccio “peccaminoso” e corrotto fra dirigenti, politica, tecnici ed organi di controllo con tanta vivacità da lasciarmi senza via di scampo: metteva in evidenza un sistema tanto consolidato quanto irrisolvibile con gli interventi della più determinata e severa normazione giuridica. Non che tale normazione non sia necessaria, semplicemente non mi sembra risolutiva.

Il cambio decisivo sta nella cultura, nella mentalità della gente, rispetto ad una tradizione assolutamente insensibile al dovere civico ed assolutamente indifferente al principio superiore della norma etica che, sola incide nella coscienza.

Mancano gli anticorpi sociali; e non sto a ripetere, perché altra volta ne ho discusso anche troppo, delle ragioni storiche che ovattano la sensibilità dei cittadini della nostra nazione più di quella di altri che pure, sia chiaro, non sono innocenti. E la ripresa degli anticorpi è affidata alla formazione: alla famiglia ed alla scuola: in mancanza di meglio, giova sperare.

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