La “conversione” di Oscar Arnulfo Romero

Domenicale Agostino Pietrasanta

ROMNel prossimo mese di maggio Mons. Romero, vescovo di S. Salvador (El Salvador), assassinato da un cecchino di estrema destra nel marzo 1980 per aver denunciato gli abusi violenti di una giunta militare al potere, sarà beatificato grazie all’intervento determinante di papa Francesco.

La vicenda è del tutto emblematica e va ben al di là della proclamazione canonica del  protagonista, riconosciuto martire e vittima “in odio alla fede”.

Mons. Romero, nel panorama dell’episcopato salvadoregno, aveva tenuto, per alcuni anni un atteggiamento moderato; nonostante la crudele repressione di successive giunte militari nei confronti delle popolazioni più deboli ed emarginate, egli pur marcando una presenza nelle situazioni più drammatiche, non si sbilanciò mai in una posizione politica ritenuta compromettente soprattutto a favore delle sinistre. Al punto che nel 1977, fu considerata con favore dai circoli conservatori e reazionari del Paese, la sua promozione da vescovo  di Santiago de Maria ad arcivescovo della capitale S. Salvador. Speravano e ritenevano che non avrebbe denunciato le persecuzioni perpetrate in favore del mantenimento di uno stato di repressione legalizzata dai militari.

Gli eventi successivi accelerarono da parte di mons. Romero un percorso assolutamente non prevedibile. Da qualche tempo egli era impressionato dalle autentiche carneficine compiute dai militari espressione della classe dirigente dittatoriale. Tuttavia un evento fu la classica goccia che provocò una svolta nell’atteggiamento dell’arcivescovo e ne determinò una vera e propria “conversione”: appena un mese dopo il suo arrivo a S. Salvador, nel 1977 furono assassinati il padre gesuita Rutilio Grande e due catechisti, solo per aver difeso la popolazione inerte dalle violenze dei sostenitori del regime. Il vescovo denunciò l’assassinio e si richiamò con decisione ai diritti inalienabili della persona umana, contro cui nessun potere può vantare diritti esclusivi e legittimi. La cosa provocò parecchie perplessità in alcuni settori del cattolicesimo conservatore salvadoregno ed in particolare nello stesso episcopato del Paese; al punto che lo stesso pontefice Giovanni Paolo II, pur riconoscendo l’azione di mons. Romero, lo ammonì di non creare spaccature tra il Vescovi di S. Salvador, richiamandolo ad un atteggiamento di prudenza.

Tanto bastò per condizionare la posizione di Romero; e tuttavia la sua denuncia non si fermò. Va richiamata la motivazione della sua predicazione: nessuna scelta ideologica di parte se non la parte evangelica della difesa dei più deboli: lui, moderato e, per certi versi, persino conservatore, a fronte dei diritti conculcati della persona umana e in presenza dei diritti offesi dell’uomo creatura di Dio, scelse la denuncia profetica. Se in lui ci fu scelta di parte, fu la parte del Vangelo.

In tre anni la sua notorietà si diffuse a livello mondiale; Romero diventò scandalo evangelico, a fronte dei benpensanti del suo tempo, non esclusi alcuni ecclesiastici; finì per scontrarsi anche con i poteri internazionali della conservazione reazionaria, compresi i settori più compromessi con la giunta militare salvadoregna, Amministrazione americana in testa, ma continuò nella sua predicazione in difesa dei deboli e dei perseguitati.

Infine, nei primi mesi del 1980, mentre continuavano i massacri della popolazione inerme e degli avversari del potere, Romero si rivolse direttamente ai soldati invitandoli alla disubbidienza nei confronti della giunta militare; nessuno, egli disse, deve ubbidire ad un ordine che va contro la legge di Dio; viene per tutti l’occasione della scelta tra la coscienza ed il potere reso illegittimo dalla violenza.

La denuncia definitiva pose fine anche alla vita di Oscar Arnulfo Romero che fu assassinato il 24 marzo 1980, mentre celebrava la messa, da un cecchino entrato in chiesa armato.

Ora viene riconosciuta la virtù eroica del vescovo, ucciso “in odio alla fede”.

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2 thoughts on “La “conversione” di Oscar Arnulfo Romero

  1. Non viene riconosciuta la virtù eroica di Romero. Meglio sarebbe stato scrivere eroicità delle virtù. E’ riconosciuta la santità nel suo primo grado (beatificazione).

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