Il sigillo della misericordia

Domenicale Agostino Pietrasanta

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Lo confesso, dopo una reazione di emotivo entusiasmo, è intervenuta una fase di meditata riflessione. Non sull’annuncio e sull’evento che ne seguirà dopo l’8 dicembre del 2015 e fino al  novembre del 2016: un “giubileo della misericordia”, evento interessante ed opportuno; non su tutto questo mi permetto di soffermarmi pensoso. Mi intrigano invece le motivazioni, per altro sempre entusiasmanti sul primato della misericordia, come cuore del messaggio evangelico, continuamente richiamato da papa Francesco; e mi chiedo: perché mai, proprio su questo messaggio, centrale nelle scelte pastorali di questo pontificato, si è arrivati ad un vero e proprio evento centrale, per sua natura, nella vita della Chiesa?

 La riflessione mi è stata anche suggerita da quanto avrebbe confidato Francesco ad un amico argentino, “non sono sicuro di farcela”; confidenza inquietante perché non può non riguardare gli interventi, posti in essere dal papa per una riforma degli istituti ecclesiastici, a cominciare dalla curia e per una cambio radicale di un comportamento che ha eluso il principio del servizio dell’autorità nella Chiesa, che ha sposato lo sfarzo, che ha tollerato ricchezze scandalose agli occhi del mondo, anche per le transazioni torbide che ai vertici di alcune strutture si sono verificati. Cosa significa la confidenza “non sono sicura di farcela”, tanto più se collegata alla previsione di un pontificato breve? Cosa conta in tutto questo la constatazione che mentre Francesco occupa un’abitazione di alcune decine di metri quadrati, non mancano disponibilità principesche per alcuni membri della curia, quand’anche giubilati?

A queste cose mi veniva da pensare, nonostante il giubilo e l’entusiasmo provato e confermato, per l’evento di un “giubileo della misericordia”.

Provo a “buttarmi”. Forse Francesco ha realizzato che la sua più radicale riforma sta nel cambio di una mentalità; sta nell’aver modificato la percezione del mondo nei confronti della Chiesa e, tanto per precisare, non solo dei cristiani, ma di tanti uomini che vedono nella Chiesa una possibilità, una risorsa al di fuori ed al di sopra della conflittualità, delle contraddizioni e delle ambiguità contemporanee. La vera riforma sta nell’aver ridato credibilità alle indicazioni di papa Giovanni, quando nel discorso di apertura del Concilio richiamò alla medicina della misericordia, come espressione dell’evangelizzazione, altra volta affidata alle condanne. E, nel pensare a queste cose, è appena il caso di riprendere il fatto che il futuro giubileo si aprirà l’8 dicembre 2015, cinquantesimo anniversario della Chiusura del Vaticano II ad opera di quello straordinario pontefice che fu Paolo VI.

Avrà capito il papa che una volta tanto è possibile il cambio di mentalità generale, più che il comportamento cristallizzato degli organismi curiali?

Ed allora ben venga il giubileo, con una punta di amarezza però per il realizzarsi di una denuncia dello stesso Francesco, nella domenica delle Palme del 2014, quando propose alcune considerazioni sui difensori della dottrina che finiscono per chiudere il sepolcro di Cristo ed impedirne gli effetti della misericordia; e tutto questo non certo per banalizzare la dottrina, ma per costituirla strumento di aiuto misericordioso e non di condanna.

Il giubileo scioglierà questi nodi? ovviamente giova sperare; ciò che conta valutare con fiducia però resta altro. Con l’iniziativa viene chiamato come soggetto protagonista, non la gerarchia ecclesiastica, ma il popolo cristiano e tutti gli uomini amati da Dio; indipendentemente dal numero di pellegrini che si recheranno a Roma, tutti sono chiamati a percorrere la strada indicata da Francesco: accettare la misericordia di Dio o, più laicamente, per chi non ritiene di condividere una fede, l’universale chiamata dell’umanità sulle vie della pace.

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One thought on “Il sigillo della misericordia

  1. Splendide le parole di Paolo di Tarso: “Nihil ergo nunc damnationis est his, qui sunt in Christo Iesu”
    tradotte (con aggiunta) e musicate da Johann Sebastian Bach nel Mottetto BWV 227 (Jesu, meine Freude): “Es ist nun nichts Verdammliches an denen die in Christo Jesu sind, die nicht nach dem Fleische wandeln, sondern nach dem Geist”.

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