Un film la Shoah e Pio XII

Domenicale Agostino Pietrasanta

pie

Un film ha riaperto la polemica. La regista Liana Marabini ha affrontato il problema storico del rapporto tra Pio XII e gli Ebrei, o meglio dell’intervento di papa Pacelli a favore degli Ebrei perseguitati da Hitler e del nazifascismo ed ha sostenuto che la S.Sede ne ha salvato durante la guerra non meno di 800.000. Il film ha suscitato non poche polemiche e, nonostante la tesi difensiva della regista rispetto a quelli che accusano il papa di acquiescenza o addirittura di indiretta connivenza con la strage del popolo ebraico, lo stesso “Osservatore Romano” ha riservato all’opera filmica parecchie critiche non proprio benevole.

Lascio perdere le critiche degli esperti di cinematografia e vengo al giudizio storico che ha accompagnato la tesi del film sugli 800.000 salvati; si tratta evidentemente di una cifra che non può non riferirsi all’azione complessiva della Chiesa e non solo del suo capo, ma il problema sollevato da decenni non sta nell’azione della S.Sede e dei luoghi ecclesiastici per accogliere gli Ebrei perseguitati e sottrarli, in qualche modo al loro destino; direi che su questo, indipendentemente dalle cifre ed al netto delle posizioni aprioristiche e polemiche nessuno pone dei seri dubbi. Il problema è di altra natura; si tratta di valutare il comportamento del papa e della S.Sede circa una denuncia pubblica ed una condanna esplicita della Shoah.

Si afferma, e con giusta ragione, che la S. Sede almeno dal 1942, sapeva tutto sui campi di sterminio e sul massacro di una popolazione ritenuta dai nazisti di razza nemica ed intrinsecamente destinata allo sterminio; bisognerebbe aggiungere che dopo le decisioni dei capi nazisti, del gennaio del 1942, per procedere alla soluzione finale, anche gli alleati sapevano tutto e non mossero foglia, rispetto ai piani militari previsti, per evitare il massacro.

Ancora. Non ci sono dubbi che papa Pacelli fu trattenuto da una esplicita condanna per almeno due motivi; intanto era frenato dalla sua formazione diplomatica che, a lungo gli aveva prospettato la possibilità di un intervento moderatore su Hitler e suoi compagni; in situazione aveva sperimentato l’illusione di questa prospettiva, ma faticava a staccarsene completamente; in secondo luogo temeva che una condanna avrebbe esasperato la crudeltà dell’intervento persecutorio. Quando nel luglio del 1942 l’episcopato olandese, con una pastorale comune, denunciò e condannò le deportazioni di ebrei dai Paesi bassi, i capi nazisti reagirono con una intensificazione dei massacri. Aggiungerei di passaggio che, con queste annotazioni, non intendo affatto proporre una tesi di difesa di papa Pacelli, ma semplicemente rilevare le ragioni di un comportamento.

Dico questo perché ci sarebbe da notare che quando il papa intervenne, nel Natale del 1943 per lamentare la persecuzione in nome della razza, sia pure senza esplicitare né le vittime (gli Ebrei), né i carnefici (i nazisti) evidenziò non solo un tratto di prudenza mentre ormai era in corso lo sterminio radicale del popolo ebraico, ma anche il risultato di una cultura che non era certo esclusiva della Chiesa, ma che aveva coinvolto tutto l’Occidente, l’antigiudaismo. Purtroppo, nonostante si trattasse di posizione ben diversa dall’antisemitismo razzista, finì per neutralizzare gli anticorpi della prospettiva antisemita.

Nessuno nella “civiltà” occidentale di tradizione antigiudaica (illuminismo, socialismo e, purtroppo cristianesimo) pensava di spingersi alla distruzione di una razza, ma l’isolamento di una cultura (la cultura giudaica) contribuì indirettamente (e senza responsabilità consapevoli) a favorire le aberrazioni della Shoah.

Va detto una volta per tutte: non si tratta delle responsabilità storiche della Chiesa che, almeno si è attivata per una difesa delle persone perseguitate, accogliendole nei propri luoghi disponibili, ma della responsabilità complessiva di una cultura e di un comportamento di tutto l’Occidente e delle sue culture sedicenti tolleranti che, sullo specifico, ha marcato l’omologazione della Chiesa e dello stesso cristianesimo.

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3 thoughts on “Un film la Shoah e Pio XII

  1. L’omologazione della Chiesa e del Cristianesimo a cosa? Ma lo sai, Pietrasanta, che nella primavera del 1940 Pacelli, Papa da poco più di un anno, si spinse a favorire un colpo di Stato antinazista in Germania all’insaputa del suo stesso Segretario di Stato, card. Maglione? Perché non si esaminano gli articoli de La Civiltà Cattolica scritti poco più di dieci anni fa dal gesuita Giovanni Sale? Pietrasanta, sapevi che l’introduzione dell’enciclica Mit brenneder Sorge fu scritta di proprio pugno da Pacelli quando era ancora Segretario di Stato e che essa fu redatta sotto la sua supervisione?

  2. Intervento moderatore su Hitler? Forse Pacelli l’aveva pensato al momento della firma del Concordato col III Reich Enel luglio 1933. Ma poi durante il,suo segretariato presento’ 54 note di protesta al governo nazista per violazione del Concordato stesso. Quando fu eletto Papa le sue illusioni, se mai ne aveva avute, non c’erano più. Inoltre il cosiddetto silenzio. Credo che quello sia un filo rosso suggerito dalla diplomazia vaticana, che è’ solo diplomazia al 100%, da Pio XII a Francesco I. Non mi risulta che Paolo VI avesse mai pronunciato un discorso o elevato una nota di protesta per il genocidio cambogiano, dal 1975 al 1978. Eppure si tratta pur sempre di un milione e mezzo di persone ammazzate dal regime comunista cambogiano. Così pure Francesco I riguardo il genocidio dei siri, dei caldei e degli yazidi non mi pare che abbia pronunciato la parola islam. Così pure Giovanni XXIII e Paolo VI parlarono solo attraverso delle circonlocuzioni di quanto accadeva nell’Est Europa. Perché se deve essere ingiustizia per os il Papato, che almeno sia ingiustizia uguale per uttti i Papi, a prescindere dal loro cognome.

  3. Le polemiche su Pio XII si chiuderanno se Francesco I deciderà che gli archivi vaticani per il periodo dal 2 marzo 1939 (elezione al pontificato) al 9 ottobre 1958 (morte) siano resi accessibili agli storici. Allora tutto sarà svelato. Il lavoro di catalogazione dei documenti vaticani relativi a quel periodo e’ ormai terminato. Si aspetta solo la parola di Francesco I che aiuterà a sciogliere il nodo gordiano.

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