Terzo Valico…valico delle mie brame…

Dario Fornaro

3va(Giorni addietro abbiamo pubblicato un articolo di Giancarlo PatruccoAlessandria: tra vie, incroci e valichi: un po’ di storia, destinato, per l’argomento stesso, a suscitare qualche dibattito di prospettiva, passata o futura. Si parlava di valichi ed il primo contributo successivo verte proprio sul famoso e controverso 3° Valico).

Se sono la Storia e la Geografia (rigorosamente maiuscole) che tengono mano alle scelte strategiche nei secoli maturate per Alessandria  – come rammenta a grandi passi Giancarlo Patrucco –  è la Passione Programmatica a grande scala (sezione Grandi Opere) a muovere, sul finire del XX secolo, il lungo cammino del Terzo Valico. I cui prodromi risalgono, salvo errori, al Piano generale dei trasporti (1986) e relativa previsione di nuova rete ferroviaria ad Alta Velocità (AV da qui in poi), giocata su sette tratte: 4 a coprire il percorso Milano-Roma-Napoli;  2 il percorso Torino-Milano-Venezia; la settima  riferita alla Milano-Genova. Di quest’ultima così riferisce la rivista  “Unindustria” (2/1993) riprendendo l’incontro, all’Unione Industriale, con l’Avv. Manzitti, presidente del COCIV: “ Costerà 3.300 miliardi, misurerà 126 Km, i suoi treni viaggeranno a 300 Km orari e collegheranno Genova e Milano in 40 minuti”

Tutto questo per rammentare che, nella lunga discussione iniziale del progetto (almeno un decennio), la Milano-Genova, in AV e vocazione passeggeri, non sollecitava  più di tanto – salvo per lo svincolo novese, direzione Torino, in rete ordinaria –  l’interesse di Alessandria-città, visto che la nuova linea attraversava sì la nostra provincia, ma lungo la direttrice della Valle Scrivia. Lentamente, però, si delineò alla fine degli anni novanta un fatto nuovo: il venir meno, in sede superiore, del “peduncolo” AV  Milano-Genova per manifesta insufficienza dell’utenza prevista sulla tratta, pur magnificata dall’opportunità climatica di “vivere a Genova e lavorare a Milano”. Né mai, d’altronde, decollò seriamente l’ipotesi che il “corridoio cinque” raggiungesse la Francia in AV, da Milano via Genova-Ventimiglia.

L’attenzione si concentrò quindi, ragionevolmente, sul traffico merci ed in particolare su quello dei container, a reciproco beneficio  del porto di Genova e del suo hinterland padano. Ma i container potevano benissimo attestarsi, evacuate sollecitamente le banchine di Genova, a metà strada, secondo proprie logiche trasportistiche inerenti al deposito e alle destinazioni. Ed ecco che, per farla breve, l’AV Milano-Genova si trasformò in una “direttissima” Genova-Tortona ad “alta capacità”, siglata AV/AC, nei confronti della quale il Terzo Valico mantenne la sua essenzialità funzionale. La nuova piega assunta dal progetto, e la prossimità di Tortona, cominciarono quindi a ridestare l’attenzione di Alessandria-capoluogo, per quanto tutto l’asse Arquata-Novi-Pozzolo-Rivalta/Tortona avesse già consolidate tradizioni trasportistiche e ingenti insediamenti logistici.

L’epoca – fine anni novanta, debutto del nuovo secolo – era anche quella della enfatica “scoperta”, in generale e segnatamente qui in provincia, della logistica da parte della politica e questa scoperta si coniugava, tra l’altro, a puntino  con il Terzo Valico riformulato a base di container. E si coniugava, per definizione, con tutti i discorsi, anziani e rivisitati, sul “retroporto” e le “banchine secche” del porto di Genova,  in predicato a sua volta di ambiziosi sviluppi. Dapprima l’attenzione dell’Amministrazione Provinciale, e delle aziende coinvolte ,si concentrò sulla promozione della logistica “in atto” , come da logo puntuale (“Sistema della Logistica Valle Scrivia”) ma, a partire dalla fine del 2002, la prospettiva retroportuale si allargò ad Alessandria,  in probabile coincidenza con il cambio politico in Comune. Il capoluogo cominciò così, a partire dal mega-progetto Distripark (di Casalbagliano-Villa del Foro; poi Cantalupo), a sovrapporsi, quasi ad oscurare, con la sua “logistica virtuale”, la logistica reale della Valle Scrivia. Il Terzo Valico ovviamente faceva gioco al nuovo disegno e si aggiungevano un rapporto  privilegiato con il porto di Savona e  il collegamento tradizionale, ora in logica “Corridoio 24, con Novara e Sempione.

Per tenere tutto assieme, in ottica di baldanzosa progettualità intitolata all’Area Logistica del Nord-Ovest, si arrivò a descrivere  il comprensorio logistico provinciale come un ellisse territoriale sviluppato tra Arquata e Casale – asse maggiore – e tra Alessandria e Tortona  ( il tutto per oltre 15 milioni di mq di “area disponibile”).  Raggiunto l’apice della potenza evocativa, sotto l’egida della Società dedicata (“Slala”), verso la fine degli anni dieci, il disegno ha preso tuttavia a sfaldarsi rapidamente, così come gli “impegni da convegno” assunti dai vari Enti a disciogliersi. Oggi di “tanta speme” restano: il Terzo Valico – piaccia o meno – in problematico stato d’avanzamento sul campo, e la logistica della Valle Scrivia, raggiunta nel frattempo dal Terminal Europa. Ad Alessandria-città, l’ambizioso progetto logistico, nato dalla politica nella politica è mestamente naufragato. Non un picchetto è stato piantato, in dieci anni di annunci e contro-annunci, ed oggi la città si spende, qua e là, per rivendicare dal COCIV, e/o da FS, una sorta di intervento compensativo nell’ambito del già famoso Scalo Ferroviario.

Quanto al tema/affresco, proposto da  Patrucco (Alessandria, tra vie, incroci e valichi: un po’ di storia) sul ruolo strategico rivestito per secoli dalla città, passato e presente sono più o meno acclarati. E’ giocoforza rivolgere quindi il pensiero al futuro, come si cercherà di fare. Consapevoli, peraltro, che la vasta crisi economico-sociale di questi ultimi anni, di questo futuro ha cambiato anche i connotati, intuibili o programmabili, sui quali era d’uso fare un certo affidamento prospettico. Bell’impresa!

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3 thoughts on “Terzo Valico…valico delle mie brame…

  1. La crisi è avvenuta perché si è pensato al vantaggio economico personale ed immediato, ottenuto con qualunque mezzo, non necessariamente guadagnato con il sudore, materiale o metaforico quale esso sia, anziché guardare con lungimiranza l’interesse, non solo economico, collettivo, da ottenersi con impegno di tutti.

  2. Pingback: Il futuro del trasporto merci | Appunti Alessandrini

  3. Pingback: Sulle tracce di un hub regionale | Appunti Alessandrini

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