Il Papa in prima pagina

Dario Fornaro

papGiusto un’impressione personale, ma con qualche aderenza, oso pensare, all’osservazione dei fatti e della stampa. Da qualche settimana, dal viaggio di Papa Francesco nelle Filippine e conversari in aereo con gli inviati al seguito, la figura  e i messaggi (per qualcuno le “uscite” ) del pontefice,  non occupano più stabilmente le prime pagine dei giornali e sono più volte scivolate, sia pure con bell’evidenza, nelle pagine interne. Come tutte le impressioni, anche questa può essere smentita e sovvertita già domani mattina, in relazione agli accadimenti esterni  e alle eventuali urgenze del Papa. Ove non completamente infondata, è tuttavia suscettibile di qualche ulteriore considerazione soggettiva.

 Inoltrandomi sul terreno delle ipotesi posso immaginare alcune cause o circostanze, anche concomitanti, attinenti vuoi all’esercizio, se così si può dire, del papato, vuoi all’ambiente esterno – mediatico in particolare – che riceve, elabora e rilancia i “segnali” di matrice bergogliana.

Nel primo caso, e sempre rispettosamente ragionando, è possibile supporre che nell’entourage di Papa Francesco, si sia avvertito un certo disagio da “sovraesposizione” indotta e prolungata, ancorché giustificata dal carico di innovazioni recato dal nuovo pontefice.  Sovraesposizione non è una condizione-limite propria degli ambienti della politica o dello spettacolo, ma è un attributo, un parametro, una preoccupazione corrente in ogni società dell’informazione (e tale è “anche” la chiesa cattolica) visto che l’eccesso di presenzialismo sconfina spesso nell’assuefazione. Ove tale rallentamento non fosse – come ben potrebbe essere – del tutto casuale, si potrebbe anche immaginare che, Oltretevere, si sia palesata  l’opportunità di tastare, verificare, dopo due anni di coinvolgente pontificato e in un clima di relativa calma, l’intensità dell’ascolto e la qualità dell’assorbimento del messaggio papale (contenuti e stile unificati) da parte dell’uditorio cattolico e di quello  circostante o periferico.

 Che siano queste, o no, le possibili intenzioni, non è comunque del tutto remota l’immagine  di un “gruppone” cattolicheggiante molto sgranato, che segue, variamente motivato e affaticato, i ritmi sostenuti impressi dal leader che “fa l’andatura” con atletica costanza.

Quanto alla parziale, temporanea  retrocessione mediatica del Papa, si tratta probabilmente di un dato fisiologico relativo ai cicli dell’attenzione, che non si possono mantenere, quanto ad eventi e persone, per troppo tempo ai massimi livelli (salvo forzature, su commissione). Specie allorché urgono e si accalcano cronache drammatiche e nere prospettive internazionali. Fisiologico, si diceva, e anche provvidenziale, visto il lungo, appassionato “corpo-a-corpo” ingaggiato” da giornali e giornalisti con Papa Francesco (figura, parola, atti e persona stessa dialogante) in nome delle novità pastorali e di governo da questi introdotte e del tratto umano coralmente riconosciutogli (Ferrara a parte) in ogni frangente. L’assedio giornalistico, infatti, anche quando portato con simpatia (Scalfari & C.), ha prodotto una sorta di prolungata, allegra e rumorosa invasione di campo e di funzione nelle consolidate prerogative ecclesiastiche  di confezionamento e diffusione del pensiero papale. Talora una sorta di non richiesta  intermediazione, che raggiungeva però, con le sue semplificazioni e sottolineature, il buon popolo cattolico in anticipo sui canali tradizionali di comunicazione ecclesiale, determinando anche, con ciò stesso,  sorprese e malumori  da spiazzamento improvviso.

Sui malumori torneremo altra volta. Sul transito attuale del Papa alle pagine interne, vale proprio  ricordare che non tutto il male vien per nuocere.

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