Cercasi Europa disperatamente

Angelo Marinoni

eurDopo un periodo di silenzio, tipico dell’informazione europea, si ritorna a parlare di Ucraina, o meglio si ritorna a parlare di russi e ucraini che si fanno la guerra, un ritorno nel modo sbagliato, altrettanto tipico dell’informazione europea, perché si parla di Russia cattiva che appoggia ribelli cattivi all’interno della libera europea Ucraina: un volantino di rara faziosità che ci si aspetta creato dal regista di “berretti verdi”, non dall’Unione Europea che dovrebbe sintetizzare l’Entità più matura e intellettualmente evoluta di questo disgraziato pianeta.

Di chi sia la ragione nel conflitto fra russi e ucraini lo stabilirà la storia fra parecchi anni, ora possiamo solo interpretare e la mia interpretazione è più vicina ai russi che agli ucraini, anche perché sono i primi a essere stati bombardati per aver preteso di essere se stessi, sono stati i primi a dissentire dal nuovo imperialismo dell’Europa bancaria, così lontana dall’Europa di storia e cultura alla quale mi vanto di appartenere.

La nostra Europa è ancora in mano a chi la sta affondando, la meravigliosa idea di Unione Europea che uomini come Jacques Delors hanno portato avanti rischia di essere definitivamente tradita da persone come Juncker o Van Rompuy che stanno trasformando un progetto di portata politica immensa in un disegno di dominio della politica finanziaria, del resto siamo tutti a pendere dalle labbra del presidente di una Banca privata alla quale, con discutibili scelte, le Banche nazionali europee hanno delegato la guida.

Sembra impossibile che le Nazioni rappresentative della più grande cultura mondiale siano ora rappresentate dalla signora Merkel, dal Presidente Hollande e dal Presidente Renzi, tutte persone degne e intelligenti, ma che a livelli diversi e posizioni diverse non rendono certo merito alla potenza culturale della storia nazionale che rappresentano.

Il colpo finale all’idea di Europa, o almeno a quello che avevo io, è stata la reazione di Tsprias, peraltro non ancora messo alle corde, alla ovvia rigidità di quella che viene definita la “troika”; di fronte all’ovvio “Nein” tedesco rispetto alla sua richiesta di deroghe ha reagito in maniera scomposta con affermazioni, a mio modo di vedere, un po’ più che discutibili.

Il neo presidente greco sarebbe riuscito a dire, nell’anno 2015, che la Germania non ha ancora pagato i debiti del terzo Reich e che quindi non avrebbe alcuna autorità a guidare o dettare regole. Una simile affermazione mi porta immediatamente a simpatizzare per la Cancelliera, che rappresenta forse la sintesi di quanto non approvo: è una affermazione incondivisibile perché ignora la storia, ignora il dolore di un popolo che ha pagato la sua sconfitta militare a un prezzo che nessun paese ha mai pagato, specialmente il suo che ora è in deficit per politiche deficitarie generate anche dalla sinistra greca, il Pasok che prima aveva la maggioranza nel paese.

Le libertinerie dei vari governi greci hanno aumentato il loro debito accettando di buon grado le regole europee prima di cominciare a rispettarle e creando per primi una dicotomia fra spesa pubblica e capacità dello Stato a sostenerla.

Di fronte alla povertà e al fallimento dello Stato è solo encomiabile il tentativo di Tsprias a cercare l’alternativa e a rifiutare la pervicace attuazione di una politica liberista fallimentare, ma se da un lato il nuovo governo greco può essere il promotore di una nuova politica alternativa all’” austerity”, dall’altro non può diventare un simbolo positivo del mancato rispetto di accordi internazionali.

E’ evidente che il percorso liberista intrapreso dall’Europa comunitaria sia fallimentare, ma non possono essere ignorati gli accordi firmati, i finanziamenti arrivati secondo certe condizioni non possono diventare nazisti nel momento in cui devono essere onorati, con tutta la criticità che posso esprimere sulle opinioni di uomini come Wolfgang Schaeuble che ben rappresentano un modo di gestire l’Europa comunitaria al quale sono completamente antitetico.

Il rifiuto della politica liberista andava fatta subito e la Grecia come l’Italia ha firmato degli accordi, ha beneficiato di finanziamenti, poco importa che per incapacità buona parte non sia stata sfruttata, almeno in Italia dove tre quarti dei finanziamenti europei tornano indietro perché nessuno li sa usare.

Trovo non sostenibile che al momento del default, al momento della resa dei conti vengano tirati fuori settant’anni dopo, colpe della Germania perché interpretata come l’Unione Europea cattiva che chiede il conto.

Accusare, soprattutto ora, la Germania storica è ingiusto: alla fine della Seconda Guerra Mondiale è stata cancellata la Prussia, il confine orientale della Germania è stato spostato come fosse un carrello sul fiume Oder: milioni di  persone sono state scacciate dalle loro case espiando, incolpevoli, la colpa di una classe dirigente nazista decaduta; i bombardamenti feroci come quello di Dresda, un inutile massacro, non sono nemmeno passati alla storia, un popolo annientato, diviso in due stati occupati da due diverse e avversarie potenze è riuscito a diventare in pochi decenni di lavoro e abnegazione la casa di milioni di nuovi profughi europei e asiatici in cerca di una vita migliore: la Germania è riuscita a diventare un paese moderno e democratico che sta offrendo a generazioni di giovani europei e asiatici di varie nazionalità le opportunità che negli stati di appartenenza vengano negate, certo non si merita epiteti o accuse imbarazzanti come quelle che si leggono provenire dalla Grecia o da una certa Italia.

Un uomo tendenzialmente buono, una persona illuminata che vuole quel mondo nuovo che generazioni hanno immaginato come Tsprias, non deve ridursi a espressioni minime come quelle che abbiamo letto.

La vera obiezione e opposizione all’Europa a guida BCE (banca privata) non si fonda contro una Nazione, ma contro un sistema e a favore delle politiche economiche alternative, parlandone, discutendone, proponendole: dall’economia stazionaria alla decrescita di Latouche.

Mi viene da pensare che se lo Tsprisas alle corde è la nuova Europa e Draghi quella vecchia cercasi Europa disperatamente.

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One thought on “Cercasi Europa disperatamente

  1. Le radici dell’Europa debbono essere ricercate nei nobili ideali che ispirarono i padri fondatori della Comunità, ideali, a loro volta, fondati su di una tradizione di Diritto che risale ai Greci ed ai Romani.
    Circa la politica monetaria, sarebbe ora di trasformare la Banca Centrale Europea in un vero Ente di Diritto pubblico ed eliminare l’assurdo concetto per cui uno Stato può fallire come una qualunque Azienda.

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