Il Presidente

Marco Ciani

mat2A volte (rare), la cronaca politica ci sorprende fortunatamente anche in positivo. Oggi è stata una di quelle giornate.

L’elezione di Sergio Mattarella, persona stimabilissima di indiscusso profilo morale, culturale e politico sancisce l’uscita da un’emergenza che si protraeva dalla rielezione, suo malgrado, di Giorgio Napolitano. Pur sempre uno dei migliori presidenti, a dispetto della pioggia di critiche ingenerose di chi non ha considerato le enormi difficoltà nel quale l’anziano statista ha dovuto destreggiarsi.

Dopo il pasticcio compiuto due anni or sono dal PD e dal suo segretario dell’epoca, Pierluigi Bersani, che aveva reso necessario l’abbraccio con Forza Italia, finalmente si ritorna a percorsi più tradizionali.

Mattarella, va ricordato, non sarà con ogni probabilità quel grigio uomo di stato che molti immaginano. Non è un docile, né un tenero. Giurista e giudice costituzionale. Siciliano, di Palermo, figlio di un ex ministro della Dc, e fratello del presidente della Regione Sicilia Piersanti ucciso dalla mafia, rappresenta il meglio dell’anima del paese. Non solo del Sud.

Sebbene la sua elezione costituisca il capolavoro di Matteo Renzi, che con questo colpo da maestro assurge ad una levatura nuova e più matura, non è un renziano e non farà sconti al suo promotore. Per inciso, la destra ha sbagliato tutto e Grillo, come si usa dire in gergo sportivo, non ha toccato palla. La loro completa inadeguatezza è sotto gli occhi di chi la vuole vedere.

Aggiungerei anche l’inidoneità di tutta quella generazione che sta tra il neo/quarantenne Renzi e l’ultra/settantette Mattarella, quella dei Veltroni, D’Alema, Casini, Fini, generazione che non pare proprio in grado di esprimere figure istituzionali di profilo eccelso. Figli viziati di leader di razza, pur possedendo delle doti, dimostrano comunque una marcia in meno.

Tornando a Mattarella, è anche un interprete autentico del cattolicesimo democratico. Forse il primo e unico vero Presidente della Repubblica che possa ascriversi a tale corrente di pensiero, considerando che Scalfaro fu fondamentalmente un conservatore sociale e Gronchi, pur trovando inizialmente la sua collocazione tra i riferimenti della sinistra democristiana dell’epoca, assieme a Dossetti, Fanfani e La Pira, fu più che altro un esponente sui generis del sindacalismo bianco.

Vi sono quindi, almeno a nostro avviso, tutte le premesse per un buon settennato. Anche il carattere austero, schivo e poco incline al sorriso e alla loquacità risulta tutt’altro che sgradito in un’epoca di guitti teatrali, il più delle volte sguaiati e scadenti. In questo ricorda da vicino altre figure luminose del cattolicesimo democratico come Moro, Zaccagnini, Martinazzoli.

Sono tempi non facili. Il Paese, per molti versi, è stremato e sfiduciato. E ci attendono appuntamenti importanti come la riforma della Costituzione e la nuova legge elettorale, materia di cui il neoeletto capo dello Stato è profondo conoscitore. E poi le riforme economiche.

Al Presidente Mattarella saranno richieste doti non comuni di equilibrio e tenacia. E’ probabile che in più di un’occasione gli sarà necessario esercitare un ruolo attivo e non solo di mero controllo. D’altronde, almeno dai tempi di Cossiga, tale figura non è più limitata al ristretto ambito notarile nel quale inizialmente pareva relegata.

Fatto sta che, dopo un periodo di grandi difficoltà politiche, qualche timido raggio di sole sembra finalmente profilarsi all’orizzonte. E gli italiani possono, almeno per ora, tirare a ragione un sospiro di sollievo.

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