Il sangue di Parigi e l’inspiegabile violenza del terrore

Domenicale Agostino Pietrasanta

PARIS2Confesso che, dopo i terribili attentati alla redazione di Charlie Hebdo, la prima reazione è stata di tale angoscia da suggerirmi un rispettoso silenzio; mi pareva inconsistente la solita ovvia ed inevitabile condanna, purtroppo sempre più sterile a fronte di un terrorismo, non solo del tutto ingiustificabile, ma altresì assolutamente inspiegabile. Avrei solo rimasticato quanto, ben più autorevolmente, i tanti media nazionali andavano ripetutamente proponendo.

Tuttavia, fatto attento ad alcune valutazioni ascoltate e lette nei due giorni che ormai ci separano dalla tragedia, mi convinco della possibilità di poche sintetiche osservazioni.

La condanna dell’atto terroristico resta fuori discussione e riamane tale, senza inutili aggettivi; giova ribadire che siamo di fronte ad eventi né giustificabili anche solo parzialmente (alcune voci mi sembrano stonate), né spiegabili. E non cambia nulla il fatto che la satira di Charlie Hebdo, si sia presentata come irriverente e  provocatoria; ci mancherebbe: quando mai la satira si ammanta di riverenza? Peraltro, lo abbiamo ripetutamente constatato, la stessa religione cattolica coi suoi simboli ed i suoi protagonisti, è stata oggetto di provocazioni anche più irriverenti, ma nessuno si è mai sognato non dirò di reagire con azioni violente, ma neppure con proteste verbali inconsulte; si può dissentire e lì finirla.

Le osservazioni che vorrei proporre sono di altra natura e si risolvono in pochi semplici interrogativi. Si afferma, e giustamente, che gli esiti più devastanti del terrorismo di matrice religiosa e, nella fattispecie di matrice islamica, si esprimono prevalentemente tra gli stessi mussulmani tra le loro diverse fazioni e le loro diverse opzioni politiche; di conseguenza va considerato il movente politico delle lotte di potere che degenerano nella azioni di sangue della violenza; la religione si riduce a supporto strumentale e sovrastrutturale delle lotte interne ai Paesi islamici interessati. Forse ci sarebbe da aggiungere qualcosa sulle stragi talora assenti e spesso appartate, nell’attenzione dei media, di Cristiani che nei summentovati Paesi vogliono conservare fedeltà al proprio credo, ma l’interrogativo in questo caso è di altra natura: cosa ha da fare una strage perpetrata nel cuore dell’Europa con i conflitti interni all’Islam? E per di più una strage compiuta da cittadini francesi convertiti all’Islam, per l’appunto?

Anticipo l’obiezione. Si punta a provocare una reazione che metta in crisi il dialogo tra le culture e le opzioni sia religiose che politiche; si tenta di mettere il moderatismo islamico in difficoltà. Qui però casca il punto. Ci sono certamente Mussulmani moderati, ci sono certamente presenze non violente nelle loro opzioni verso l’Occidente, ma da questa constatazioni nasce un ulteriore interrogativo. Perché mai, nonostante i moderati, il credo islamico o il modo di interpretarlo sfocia ora ed oggi nell’azione violenta e sanguinosa? Come mai questo non succede, ora ed oggi, per altri credo religiosi?

Alle corte. Ci saranno motivi politici, economici e culturali diffusi di cui la religione si fa supporto strumentale di violenza, ma constatiamo che in nome del loro credo le devianze mussulmane uccidono; in nome di Dio sparano a persone fatte nemiche per la loro fede. A questo punto nelle altre religioni, oggi ed ora, non si arriva; al contrario si fa strada una tale idea di attenzione al prossimo da suscitare le perplessità dei tradizionalisti.

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One thought on “Il sangue di Parigi e l’inspiegabile violenza del terrore

  1. Dovrebbero essere gli stessi uomini di Dio ad operare affinché nessuno pensi ad impiegare la violenza nel nome di un Dio, che, certamente, violento non è affatto, anzi, rifugge la violenza.

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