Chiamata alle armi?

Dario Fornaro

papL’articolo di Messori su Papa Francesco (Corsera, 24.12) ha destato, com’era prevedibile,  vasta eco e discreta animosità. E’ stato largamente  interpretato, tra marcati dissensi e malcelati consensi, come una sorta di “chiamata alle armi” del disagiato stupore, chiamiamolo così, suscitato da Papa Bergoglio, per stile e contenuti, in certi e non trascurabili strati del popolo cattolico nell’anno e mezzo di suo insediamento post-Benedetto. Appello messoriano tendente a far evolvere un fenomeno reale, ma ancora piuttosto epidermico,  di perplessità nei confronti del “Papa imprevedibile”, verso una  più motivata,  ed eventualmente organizzata, “corrente del dissenso”. Pur nei limiti, s’intende, della deferenza istituzionale dovuta al successore di Pietro. Ben pochi, infatti, hanno ritenuto, grazie anche alle contorsioni esplicative dell’autore stesso, che si trattasse di un intervento prettamente personale ed estemporaneo: a cominciare dal quotidiano della CEI (“Avvenire”-02.01) che è tempestivamente intervenuto, per mano del suo direttore, per tamponare lo “sbrego” ventilato al Papa e prendere le distanze dai “contro-rematori” come dai possibili rigurgiti d’ancien régime.

Il Corriere stesso ha provveduto a riequilibrare in qualche modo l’exploit di Messori ospitando un duro intervento (04.01)  del “teologo della liberazione” Leonardo Boff  (“L’imprevedibilità di Papa Francesco? Un dono dello Spirito”) e, comunque, il dibattito innescato pubblicamente da Messori avrà ancora, di certo, ampie ricadute, in un senso o nell’altro, sul Corsera  e altrove. Vedi caso, “Repubblica”, l’antagonista in tirature, che dedica (03.01) due paginate  a quella che ormai viene configurata come singolar tenzone tra schieramenti: “Tutti  i nemici di papa Francesco – E scatta un appello in sua difesa”. Con altra stampa al seguito, anche a rischio di polverone.

Nel nostro piccolo, anzi minimo angolino d’opinione, il problema eminente non è, in questo frangente, quello di  partecipare ad una “contro-chiamata” alle armi in funzione di uno scontro campale – a parole per fortuna – tra papisti novatori e papisti conservatori, ma quello di capire (premesse e conseguenze) la portata di un fenomeno quale la proposta  complessiva di Francesco e la   mezza reazione di rigetto che sembrerebbe manifestarsi, in un certo popolo cattolico, non solo in forma di commentario esplicito ma anche in termini di diffuso attendismo degli eventi.

 Il “movente” di questa distonia – a parte trascinamenti di antiche contrapposizioni  –  è infatti reale e attiene al “cristianesimo pensato e vissuto” dei nostri giorni e dei cinque continenti: tema intrinsecamente controverso, personalizzato e sempre meno riconducibile entro confini meramente dottrinali. Ed è reale, paradossalmente, anche nella dimensione contraria, vale a dire nell’anelito religioso alle cose semplici, definitive e blindate (fondamentalismo?) alla sfida dei tempi.

Capire, si diceva. A cominciare dal fatto che la chiesa di Francesco, così come quella di Benedetto che in qualche modo lo ha evocato, sta vivendo un dramma planetario e non una “bega” di palazzo, o di sacrestia, echeggiata e strattonata dai media, che sulle polemiche “ci marciano”. Capire, si diceva. Che vuol dire osservare, ricordare, collegare, discernere e, in qualche modesta  misura, prevedere: nessuno di questi impegni essendo agevole e tranquillante.

E ’disagevole, ad esempio, muoversi tra le possibili coincidenze (presunte, attendibili, infondate..) tipo quella di Mieli-jugorje: discutibile gioco di parole per indicare la trasmissione televisiva “La Grande Storia”, a cura di Paolo Mieli, andata in onda su Rai 3 alle 22,15 del 2 gennaio e dedicata in tutta la prima parte, per circa un’ora, al grande “fenomeno” di fede e apparizioni seriali  a nome Medjugorje. Lo “storico & laico” Mieli ha messo la firma sul reportage – altamente enfatico, totalmente acritico e, all’occasione, debitamente tendenzioso – dedicato alla fatale congiunzione di fede, soprannatura e pellegrinaggi sviluppatasi a partire dalla prima “manifestazione mariana” del 24 giugno 1981. Sul documentario ci sarebbero tante cose da notare (è reperibile in Rai) ma, per tornare al seminato, è palese  l’impaziente attesa, la pressione sul papa regnante,  perché la Chiesa si pronunci finalmente sull’autenticità soprannaturale della scaturigine medjugorjana e del suo prolungamento comunicativo. Papa Francesco dispone da un anno dei risultati, ovviamente riservatissimi, della Commissione Ruini, concernenti la valutazione finale e responsabile del fenomeno Medjugorje. E’ tempo, si lascia intendere, di venirne ad una. Tenendo fra l’altro presente  che se, evangelicamente, l’albero va giudicato dai frutti che produce, parlano a sufficienza  per un esito positivo i 30 milioni di pellegrini che hanno già raggiunto le balze sassose del sito miracoloso. Che se poi l’attesa dovesse essere delusa dal pronunciamento di Roma, per noi, come rimarca soavemente uno degli ultimi  pellegrini intervistati, non cambierebbe niente. Per la serie, suppongo: Papa avvisato, mezzo salvato.

Annunci

2 thoughts on “Chiamata alle armi?

  1. Medjugorie? Forse all’inizio la Madre di Dio e’ apparsa. Forse. Ma ricordiamoci della dichiarazione di Zara del 10 aprile 1991 dove 23 dei 24 vescovi yugoslavi si pronunciarono provvisoriamente ma non favorevolmente sul fenomeno. Ricordiamoci del niet di Ratzinger sulla Madonnina di Civitavecchia quando era ancora capo dicastero, ricordiamoci che i veggenti hanno messo sulla bocca della Madre di Dio parole impronunciabili sul vescovo, il primo, di Mostar, mons. Zanic. Parole incompatibili sull’accordo del 1978 fra Vaticano, Frati Minori e Conferenza episcopale Yugoslava circa il ritorno delle parrocchie erzegovesi al clero diocesano che fino ad allora erano rette dai francescani minori. Se per la conversione al cristianesimo fosse necessario credere alle presunte apparizioni mariane … allora che ci stette a fare l’apostolo Tommaso?

  2. E se volete saperne di più riguardo Medjugorie visitate il sito documentato e non polemico http://www.marcocorvaglia.com. e poi … scusate … penserò male ma uno dei veggenti che ora risiede a Boston … ma sapete che ha messo in piedi una organizzazione per supportare i viaggi a Medjugorie? Quello che mi fa specie, quello che mi sembra odorare di zolfo e’ che esiste questo partito che spinge con tutte le forze per la approvazione papale delle apparizioni. Ma quando mai si è’ visto un vescovo di Roma che mette il timbro della autenticità quando le apparizioni sono ancora in corso? In Francia a Saint Etienne le Laus, la Madre di Dio apparve per 54 anni a cavallo del XVII e del XVIII secolo, ma solo nel 2008 il vescovo del Lugo appose il timbro della autenticità. I medjugoriani hanno fretta, troppa, e questo aspetto, ripeto, puzza di zolfo.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...