La pace e la marcia rimossa

Domenicale Agostino Pietrasanta

MAPAUn carattere singolare del Cristianesimo e delle Chiese che lo professano, in particolare della Chiesa cattolica, consiste nella specifica attenzione alla storia degli uomini. Religione incarnata propone la salvezza non con il criterio della conquista, ma con la disponibilità della condivisione. Indica ed aiuta a percorrere le strade della trascendenza, ma camminando con le vicende della Storia ed individuando le possibilità concrete di vivere, in crescita comune, con tutta l’umanità. Per questi motivi l’aspetto pubblico della fede non può essere irrilevante.

A tale premessa intenderei aggiungere qualche osservazione di chiarimento. Non sono certo disponibile ad accettare l’intervento surrettizio della Chiese, ed in particolare della Chiesa cattolica nelle scelte concrete della politica, né tanto meno negli schieramenti di parte; e tuttavia non credo che si possa rimuovere il ruolo di ispirazione ideale che il Cristianesimo offre ai comportamenti dei responsabili nella definizione della città dell’uomo. Non condivido certo le opinioni di coloro che, senza attenzione all’orizzonte della Gerusalemme celeste, riducono la religione a strumento di realizzazione civile e politica; e tuttavia sono convinto che ci sia un ruolo “da cristiano” nella vita sociale e nella sua promozione che può convivere e costruire con tutti gli uomini di “buona volontà”.

Per questi motivi ricordo con interesse anche ad alcune scelte, in verità passate, e per certi aspetti rimosse, della nostra Chiesa locale. Qualcuno potrebbe ricordare il Sinodo (1995/97), quando tutta la Diocesi, in tutte le sue componenti ha tentato una lettura della vicenda umana del territorio, lo ha condiviso con chi non riteneva di vivere la fede cristiana ed ha tentato di individuare sia le strade dell’evangelizzazione, sia quelle della testimonianza nella città degli uomini.

Per quanto mi riguarda, mentre riconosco l’esperienza straordinaria del cammino sinodale di cui mi pare non si ricordi molto, tuttavia, in questo passaggio stagionale, farei memoria della marcia della pace che, dagli anni novanta e fino ai primi anni  del duemila, è stata promossa a responsabilità della Chiesa locale. E poiché la pace, anche a definizione del magistero, è bene universale e non solo di una confessione religiosa, all’iniziativa rispondeva una partecipazione laica di cospicuo interesse ed una condivisione interreligiosa non certo irrilevante. L’iniziativa faceva “notizia”  a tutta la città e proponeva la rilevanza pubblica della presenza ecclesiale.

Sia chiaro, non intendo affatto riproporre le adunate di una presenza di prestigio mondano, al contrario mi sembra di ricordare un servizio della Chiesa locale alla domanda di senso e di pace condiviso da tutti gli uomini. E sia anche chiaro, non intendo affatto (ci mancherebbe!) banalizzare la preghiera dei credenti nelle chiese, al contrario mi sembra di ribadire che sarebbe anche necessario uscire dalle sacrestie per incontrare gli uomini dove ritengono di offrire una sia pure laica disponibilità.

Al di fuori di questa prospettiva, indipendentemente dalla legittimità ottima delle opinioni, si rischiano o le derive del clericalismo o la riduzione del Cristianesimo ad un fatto privato.

Sarebbe il colmo. Dopo aver ripetutamente rivendicato il diritto di testimoniare nella storia, si sceglierebbe la chiusura ecclesiastica.

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One thought on “La pace e la marcia rimossa

  1. grazie per il tuo intervento, importante e appropriato. perdere un’occasione di riflessione collettiva (e personale) come la “Marcia della Pace” del 31 dicembre sembra anche a me un grave errore, che – forse – stiamo sottovalutando. se non hai nulla in contrario rilancio il tuo intervento nella parte alta di http://www.cittafutura.al.it. plcavalchini (e auguroni, comunque, a tutte – tutti)

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