Il porto delle nebbie

Andrea Zoanni

polalIl porto delle nebbie (Le port des brumes) è un romanzo poliziesco del 1932 di Georges Simenon con protagonista il Commissario Maigret.

Il porto delle nebbie (Le Quai des brumes) è anche un film noir del 1938 diretto da Marcel Carné e interpretato da Jean Gabin, adattando per il cinema l’omonimo romanzo del 1927 di Pierre Mac Orlan.

Ma Il porto delle nebbie fu il soprannome usato in ambito giornalistico come appellativo per la Procura della Repubblica di Roma, tra gli anni ‘70 e gli anni ’90, a causa di una serie di episodi poco chiari e mai chiariti, veri e propri sospetti, insabbiamenti, indagini contese con altri tribunali che svariarono dalle schedature Fiat allo scandalo dei petroli, passando per i fondi neri dell’IRI e la Loggia P2. Un elenco che toccò anche Tangentopoli, con le inchieste romane che, volendo usare un eufemismo, non produssero gli effetti di quelle milanesi.

Ho pensato a questa dizione quando, l’altro giorno, in un giro di telefonate festanti ho condiviso con qualche amico una esclamazione: “Ce lhanno fatta, la nebbia comincia a diradarsi, era solo questione di tempo, lonesto lavoro di una squadra fidata paga sempre.

A cosa e a chi mi riferisco? A una operazione (Mondo di mezzo e mafia Capitale) che potrebbe portare, se ben supportata, ad una svolta significativa nella lotta contro la corruzione, la criminalità e le mafie in genere.

Le punte apicali di questa squadra sono il Procuratore capo della capitale e il suo aggiunto, Giuseppe Pignatone e Michele Prestipino. Ho avuto la fortuna e l’onore di conoscerli e di frequentarli, in forma pubblica e privata, a Como per il Progetto San Francesco come a Reggio Calabria nel loro bunker, a Roma come ad Assisi, insieme al custode della Basilica del Santo.

A volte la vita è avara di soddisfazioni, spesso ci si adopera continuamente e invano per risolvere problemi, ma quando appaiono notizie del genere, impensabili fino a poco tempo fa, ti rendi conto che vale la pena viverla autenticamente. Perché ti guardi intorno e ti accorgi di fare come lo struzzo, metti la testa sotto la sabbia per non vedere quello che succede oppure lo interpreti per come fa comodo, ora in un modo, ora nell’altro.

Per dirla alla Pirandello: “Che colpa abbiamo, io e voi, se le parole, per sé, sono vuote? Vuote, caro mio. E voi le riempite del senso vostro, nel dirmele; e io nell’accoglierle, inevitabilmente, le riempio del senso mio. Abbiamo creduto d’intenderci, non ci siamo intesi affatto”. Loro però se la intendono e nel lavoro lasciano un segno profondo e intangibile. Hanno una squadra fidatissima, a partire dagli uomini della scorta. Ed hanno colpito una Santabarbara.

Vi è un altro evento importante che si è consumato nel giorni scorsi al Senato: l’introduzione del reato di autoriciclaggio, ovvero il riciclaggio del denaro di provenienza illecita compiuto dalla stessa persona che ha ottenuto illecitamente tale denaro. In altre parole, è l’attività di occultamento dei proventi dei propri crimini.

Finora non era disciplinato dal codice penale, che lo intendeva come mera conseguenza del reato che lo aveva presupposto. Ma Direttive Europee e raccomandazioni internazionali ne chiedevano l’introduzione. Superfluo parlare della necessità di questa iniziativa e dei suoi risvolti pratici.

Purtroppo questo evento non fa audience perché siamo un Paese di ignoranti e di  cerchiobottisti. Si preferisce ancora parlare al popolino aizzandolo contro i diritti che vogliono toglierci ma che non esistono per definizione. Oppure si manifestano positività sugli interventi legislativi in materia di lavoro, clamorosamente in ritardo (ma dove e quanti siano i soldi a disposizione non si sa) e nello stesso tempo si auspica la riuscita di uno sciopero politico antistorico contro quei provvedimenti.

Parallelamente all’autoriciclaggio, il ministero dell’Economia ha diffuso la prima “Analisi nazionale sui rischi di riciclaggio e finanziamento del terrorismo. I dati confermano lo stato pietoso del nostro Paese e non evidenziano alcun miglioramento in proposito.

Corruzione, evasione fiscale, narcotraffico, gioco d’azzardo, traffico dei rifiuti, reati fallimentari ed usura sono alcune delle principali condotte criminali più preoccupanti. I proventi illeciti sono prodotti nel territorio nazionale e rimessi nei circuiti finanziari italiani ed esteri.

Il valore della produzione ammonta a 1.600 miliardi di euro che generano profitti per 200 miliardi. Significa sottrarre un quarto della crescita alle imprese che lavorano nelle aree disagiate e, di conseguenza, renderle non competitive.

La suddetta analisi esamina anche la diffusione del contante, decisamente superiore ai paesi Europei. Per dovere di cronaca, la provincia di Alessandria non è messa bene, essendoci un elevato utilizzo della cartamoneta: è al secondo livello sui quattro previsti.

Infine, un richiamo alla mappa della corruzione internazionale: siamo al 69° posto in condivisione con la Romania dei 179 previsti. Significa essere fanalino di coda nell’Eurozona insieme alla Grecia. Il podio, per così dire, va a Danimarca, Nuova Zelanda e Finlandia.

Concludendo, che dire? Che questo è il vero problema nazionale, detto e ridetto. Un problema etico, morale e sostanziale. Qui vi sono le risorse, qui giace il tesoretto per rifondare il Paese. Ma per attivare la sostanza serve una morale ed un’etica diversa e continuare a preferire i palazzinari agli ingegneri non è cosa buona. Chi si assomiglia si piglia.

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One thought on “Il porto delle nebbie

  1. Auspichiamo che sia l’incipit di un rinnovamento: anche ventidue anni fa, avvenne l’indagine Mani Pulite, ma, purtroppo, i risultati furono modesti. Occorre agire anche e soprattutto sulla leva dell’educazione civile e civica: partire dalla famiglia e dalla scuola per assegnare alla cultura del noi il doveroso rango superiore rispetto alla cultura (o, sarebbe meglio dire, all’ignoranza?) dell’io. in effetti, in un certo qual modo, questo già avviene, ma l’ambito d’applicazione non va mai oltre la cerchia della famiglia e degli amici.

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