Francesco gli applausi e le gride manzoniane

Domenicale Agostino Pietrasanta

renTutti ricordano, ne sono sicuro, le gride citate dal Manzoni nel suo romanzo: si trattava di bandi di natura penale, in correzione di vari reati di diversa gravità. C’era, in materia, l’inflazione e più gride venivano pubblicate dall’autorità civile, più crescevano nell’indifferenza dei potenti, o anche per loro iniziativa, i reati; solo contro i più deboli sortivano un effetto più persecutorio che giusto. Ora, ne sono alla pari sicuro, si ricorderà che quando l’oste milanese che ospitava Renzo in Milano, lo va a denunciare perché non aveva ottemperato ad alcune norme e si era pubblicamente esposto a parlar male delle gride, in un interessante soliloquio ne dice una straordinaria: “testardo d’un montanaro (si riferiva a Renzo) non sai che, a voler fare a modo suo, e impiparsi delle gride, la prima cosa è di parlarne con gran riguardo?”

Per una strana associazione di idee mi ritornava alla mente il passo manzoniano mentre ascoltavo il discorso di papa Francesco al Parlamento europeo, ma soprattutto mentre alle sue bordate non proprio deferenti, rispondevano insistenti applausi, a scena aperta.

Potrei citare diversi passaggi dell’intervento e sottolineare altrettanti ripetuti applausi, mi limiterò a pochi cenni.

Il papa ha parlato di Europa vecchia, non più protagonista, spesso guardata con sospetto, diffidenza e distacco; e giù gli applausi di quelli che, alla fine, sono i rappresentanti di tanta decadenza; certo non tutto può addebitarsi a quell’elefantiaco consesso parlamentare, ci sono cause complesse per l’emarginazione dell’Europa, ma qualche risposta un po’ più convincente degli applausi a chi sta mettendo il classico dito nella classica piaga sarebbe auspicabile. In fondo un applauso non costa nulla.

C’è di peggio. Il papa ha parlato di istituzioni europee “impegnate (cito) a stabilire regole lontane dalla sensibilità dei popoli, se non addirittura dannose”. Ha parlato del prevalere di una burocrazia vecchia, senza sbocchi di “fertilità”, incapace di cogliere le sfide antropologiche del tempi. E giù gli applausi, quando invece sarebbe stata più opportuna una meditata e silenziosa riflessione sulle responsabilità di singoli stati chiusi nella loro saccenteria nazionalistica, incapaci di pensare ad una federazione che, sola potrebbe affrontare le svolte di una globalizzazione culturale ed economica, in concorrenza positiva con un mondo che sembra snobbare il protagonismo dell’Europa, E qui gli applausi ricordano anche più da vicino le parole dell’oste: con questi applausi, diciamo un gran bene delle parole del papa per “impiparcene”; nello specifico, la responsabilità delle istituzioni europee è direttamente chiamata in causa; qui si tratta di una vera e propria latitanza, di una incapacità colpevole a mettere all’angolo le arroganze individuali per intraprendere il percorso di una crescita comune, unica possibile per toglierci dal pantano in cui stiamo affondando.

Ancora. Il papa afferma che non si può tollerare che il mar Mediterraneo diventi un grande cimitero e giù ancora gli applausi. I più “convinti” sembrano proprio quelli dei rappresentanti di stati che si  sono sempre disinteressati (impipati per l’appunto) delle segnalazioni di difficoltà dell’Italia a fronte degli sbarchi sulle sue coste; la quale Italia magari in modo un po’ improvvisato (è nel nostro DNA), ma qualcosa di meglio degli altri, ha pure fatto.

Insomma per impiparsi delle parole di Francesco, basta dirne un gran bene; ed alla fine del discorso tributare una “standing ovation” che neppure i divi più accreditati hanno mai ottenuto.

Qualcuno dirà: ora però, dopo il discorso del papa, qualcosa faranno, la musica cambierà. Se qualcuno ci crede, tanti auguri: in bocca al lupo!

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One thought on “Francesco gli applausi e le gride manzoniane

  1. Resta il fatto che questo Pontefice è una delle poche Autorità che tuona contro certi comportamenti che sarebbero da proscrivere. Altrettanto pochi avevano, in passato, almeno formalmente, assunto posizioni così chiare e moralmente ineccepibili.

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