Le docce di Papa Francesco

Domenicale Agostino Pietrasanta

papL’elemosiniere era un’istituzione delle corti “cattoliche”; si trattava di personaggio che disponeva di ragguardevoli somme di denaro, frutto della munificenza sovrana, col compito di sovvenire a svariate necessità e far fronte alle più scandalose miserie popolari. Poteva succedere che una parte delle risorse servissero alle fortune del “titolare” che, presso alcuni “re cattolici”, si arricchirono, tanto palesemente da cadere in disgrazia. Anche la corte pontificia aveva un elemosiniere; oggi la figura è ancora presente, ma si presenta fortunatamente senza disegni di profitto, ma al contrario con la misura dell’attenzione alle miserie delle nostre città. Succede così che l’elemosiniere del papa, che nonostante sia un vescovo, passeggia per Roma, senza insegne paonazze, incontri le realtà della miseria e si sieda a tavola con i più disparati barboni; gli capita così di constatare che molto spesso non è il pane che manca alle migliaia di clochard che invadono la capitale, ma i supporti per una vita dignitosa, pur rimanendo nella loro condizione di senza tetto, parte di una libertà cui non vogliono rinunciare, magari rifuggendo da un ricovero coatto che sentono nemico della loro autonomia. Tra tutti i servizi di cui sentono particolare bisogno c’è la pulizia, tanto che alcuni di essi non si recano alle mense, che pur esistono, per paura di “puzzare”.

Si presenta un’occasione in cui il vescovo elemosiniere, capita l’antifina, predispone per alcune docce, approntate, con tutte gli annessi ed i servizi della pulizia, nei pressi della basilica di S. Pietro, e magari con buona pace delle riserve dei privilegiati “curiali”, tanto preti, quanto laici, non esclusi gli “atei devoti”, tra i più infastiditi di una Chiesa che, secondo le parole di un grande vescovo, Tonino Bello, morto fin troppo giovane, “indossa il grembiule”

Va precisato che il grembiule non è, per la Chiesa una novità; da sempre l’assistenza è un tassello importante della presenza ecclesiale. Negli ultimi decenni, vari movimenti (basti citare S. Egidio) non solo si fanno presenti, ma lo fanno uscendo dalla sacralità delle sacrestie ed andando, come papa Francesco rende “ufficiale”, nelle periferie del mondo. Si tratta di presenze che hanno capito ed. a mio avviso realizzato, una prassi fondamentale: portare l’evangelizzazione nel mondo. Si potrebbe dire: nulla di nuovo.

Eppure non mi sembra che la conclusione possa essere del tutto condivisa; il fatto è che il metodo viene reso operante, con determinazione di atteggiamento ed obiettivo dal nuovo pontificato. In fondo andare nelle periferie del mondo significa anche, e forse soprattutto promuovere un’evangelizzazione che si serve del discernimento abbandonando il criterio, inadeguato ai tempi, della “conquista”; significa ricercare nelle orme e nei segni dell’umanità i possibili percorsi della solidarietà cristiana rispettando i ritmi di una storia umana che si dipana nelle difficoltà create da un’imprevidenza scandalosa delle responsabilità apicali.

Forse il segno più evidente, cui porre attenzione per comprendere la novità del pontificato, potrebbe partire proprio di qui; e nel percorso solidale col mondo si potrebbero riprendere anche le cospicue rilevanze dei principi di riferimento. Tante volte, anche in anni passati e non sospetti, su questo sito e su qualche sito amico, ci siamo soffermati perplessi sulla questione dei “principi non negoziabili”; ci sembrava una tautologia ed in definitiva un assurdo logico perché parlare di principi non negoziabili presuppone coerentemente che ce ne siano di negoziabili; e su questo presupposto ci sembrava che limitare ai soli ambiti “eticamente sensibili” la definizione fosse una cesura inaccettabile. Ora il cerchio sembra trovare una sua definizione; il problema non sta nei principi, tutti, come tali, fuori discussione, si tratta di discernere le possibilità concrete di rendere possibile il loro rispetto. La partita si gioca in un percorso di evangelizzazione che significa cammino con le precarietà dell’uomo e della storia per rendere piena realizzazione di un’umanità  aperta alla trascendenza ed alle indicazioni dell’Evangelo.

Richiamerei ancora una bellissima immagine dovuta a Tonino Bello: l’uomo è dotato di un’ala soltanto, da solo non vola, per volare necessita di un altro; con due ali si vola. Un richiamo straordinario alla solidarietà.

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One thought on “Le docce di Papa Francesco

  1. L’individualismo, oggi portato all’estremo, ha fatto sì che la solidarietà venisse meno: anche alla Pubblica Amministrazione spetterebbe far rispettare questo obbligo ai Cittadini, tramite la leva fiscale, ma questa, ai giorni nostri, è utilizzata al contrario ed a beneficiarne sono le classi più agiate.

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