L’emozione non ha voce. Appunti leggeri di un viaggio indimenticabile

Giancarlo Debernardi, Eros Tavernar, Andrea Zoanni

cioLunedì 3 novembre prima dell’alba Giancarlo Debernardi inizia il viaggio da Savona a Cermenate, provincia di Como, sede del Progetto San Francesco. Davanti la casa confiscata alla ‘ndrangheta che PSF gestisce insieme alle associazioni del territorio lo accolgono Eros Tavernar e Andrea Zoanni. Quest’ultimo è sulla sua Peugeot 5008 e con sicurezza mantiene premuto l’accelatore fino a che, attraversate le Alpi dal valico autostradale del Gottardo e la Svizzera dalla dogana di Basilea, non giungiamo in prossimità della città tedesca di Freiburg am Breisgau, grazioso borgo famoso per la sua antica Università, richiamo di tantissimi giovani.

Andrea propone di visitarne la celebre cattedrale, in tempo per poter sentire suonare le ultime note di uno dei quattro organi, uno più spettacolare dell’altro. Usciti dalla basilica passeggiamo tra le bancarelle del coloratissimo mercato ortofrutticolo, allestito in tutta la piazza che circonda interamente la basilica. Troviamo ristoro pranzando con una Flammkuchen suggerita da Eros e sorseggiando un bicchiere alla spina di Ganter Pils a testa. Niente caffè.

Poi di nuovo in auto verso la nostra meta, Strasburgo. Dopo un tragitto residuale in autostrada percorso in poco più di un’ora, lanciando l’auto oltre i 200 kmh (in Germania non è vietato) facciamo una breve sosta all’IBIS Ponts Couverts, il nostro hotel. Lasciate le valigie attraversiamo il centro storico (o grande isola) denominata Petit France, Patrimonio dell’Umanità dal 1988. Ammiriamo i canali fluviali dell’Ill, le caratteristiche case a graticcio, gli incantevoli scorci medievali. Complice l’imbrunire, il tempo uggioso e la poca gente per le vie acciottolate, navighiamo di fantasia e ci immergiamo in un viaggio a ritroso nel tempo. E così succede anche nella cattedrale millenaria, considerata una delle più belle ed originali opere gotiche di tutta Europa.

Notre Dame de Strasbourg ci appare maestosa, ma leggera. Ci colpisce l’altezza della facciata e del suo unico campanile, restiamo incantati dallo stile gotico, dalla straordinaria cesellatura opera di architetti, carpentieri, scultori, tagliatori di pietre e finissimi maestri vetrai di un’epoca ormai lontana. All’interno della chiesa ci incuriosiscono gli ultimi preparativi per illuminare un grande palco, allestito per ospitare tantissimi strumenti per il concerto serale in programma. Peccato che i biglietti siano presi d’assalto e la nostra richiesta non possa essere esaudita. Ci accontentiamo di ammirare l’imponente orologio astronomico che muove le sue figure allegoriche al rintocco di ogni quartino.

Nella vicina Place Kléber, in uno stand allestito per il “Forum mondial de la democratie”, le hostess ci informano che da lì a poco sulle facciate du Palais du Conseil d’Europe avrà inizio un innovativo spettacolo di luci. Così decidiamo di raggiungerlo con il tram. Alla fermata scendono tantissimi giovani di tante nazionalità che hanno partecipato alle giornate del Forum. Tra di essi, un’attivista di una delle tante associazioni presenti, proveniente da Lecce, riconosce la nostra italianità e comincia a raccontarci, entusiasta, la sua esperienza: elogia le opportunità di scambio e di contatto, ma ne denuncia l’ipocrisia derivante dalla distanza partecipativa con gli organi di governance delle istituzioni europee.

A cena raggiungiamo gli amici della FILCA, Roberto Bocchio e Marco Boveri, che si aggiungono al sostegno dei protagonisti giunti a ritirare il premio tanto atteso: il Presidente, Battista Villa e il Direttore, Alessandro De Lisi.

Il mattino seguente ci ritroviamo ancora nella piazza davanti la cattedrale, confondendoci con i tanti turisti che animano il centro della città. Siamo puntuali all’appuntamento con madame Chantal Selva e monsieur David Brunat, componenti dello staff organizzativo della manifestazione che non si fanno attendere e, insieme al Presidente, avvocato Laurent Hincker, ci onorano della loro ospitalità.

Unitamente alla città di Strasburgo, nella persona del suo Vice Sindaco, ci invitano ad un pranzo di lavoro in cui si sono condivisi temi inerenti la legalità e la giustizia. Il momento di riflessione è stato offerto a magistrati, giornalisti e politici rappresentanti della giuria e ovviamente ai vincitori ex aequo del “Prix Falcone pour la democratie”: gli amici coordinatori della Carovana Internazionale Antimafia (promossa da ARCI, Libera ed Avviso Pubblico) e naturalmente Villa, De Lisi, Zoanni, Tavernar e Debernardi per il Progetto San Francesco (promosso da FIBA CISL Social Life). Al tavolo anche il Sindaco della comunità cermenatese Mauro Roncoroni e sua moglie.

Brunat ci dona un libro con tanto di dedica. E’ scritto ovviamente in francese ma ha un titolo eloquente: “Giovanni Falcone, un signore di Sicilia”. Ci incuriosisce il testo perché è una valutazione e una visione per noi inedita. Uno scrittore non di origine italiana ci offre liberamente una lettura di fatti storici oscuri ed un omaggio ad una persona innovativa nelle indagini che pagò tali intuizioni con la perdita della sua vita e di quella della scorta assegnata.

La consegna del prestigioso riconoscimento ci porta a sera, all’Orangerie, il grande parco in cui è inserito il Pavillon Josephine, dove prendiamo posto nell’elegante salone alla presenza di tante persone, opinion maker, attivisti della società civile, rappresentanti delle imprese, del mondo accademico, dei media e dei gruppi professionali provenienti da circa 100 paesi. Con l’arrivo di Giacinto Palladino, Presidente di Fiba Cisl Social Life e Segretario Nazionale, la nostra delegazione è al gran completo e raggiunge il massimo della sua autorevolezza.

L’EMOZIONE NON HA VOCE. Quell’emozione che ti fa venire “il groppo in gola” e che accomunava il nostro stato d’animo. Quei pensieri che frullano nella testa, ricordando la moltitudine di volontari, i tanti amici, gli innumerevoli colleghi di lavoro e di vita che hanno contribuito, anche per poco ma in modo determinante, alla nostra presenza in terra di Francia e che, con tanta commozione liberatoria segnerà per sempre i nostri volti. Mai potremo dimenticare l’istante della chiamata sul palco di Battista e Alessandro per la consegna delle targhe e i doverosi loro ringraziamenti indicatori di prossime sfide da intraprendere.

Terminata la solenne cerimonia di premiazione, insieme alle altre delegazioni vincitrici del riconoscimento del Consiglio d’Europa siamo nuovamente graditi ospiti alla cena di gala offerta dal Presidente in uno dei più caratteristici ristoranti del centro storico, per una degustazione della cucina tipica alsaziana. E così, tra una portata e l’altra, si consuma anche la nostra partecipazione, la nostra conoscenza che ci ha visti raccogliere e donare molta simpatia ed apprezzamenti, tanto da impegnare fattivamente il PSF con ancora maggiore responsabilità. Per questo già domani ci metteremo al lavoro e, con lo sforzo di tutti, sempre più numerosi continueremo.

Passata la nottata e goduto il meritato ma breve riposo, ci svegliamo e prepariamo le valigie per il ritorno in Italia. Durante il tragitto facciamo una breve sosta in un caratteristico borgo alsaziano di nome Riquevihr. Non potevamo immaginare cosa ci sarebbe successo di lì a poco.

Capita spesso in montagna che le previste e copiose piogge si trasformino in neve all’improvviso, soprattutto nelle valli a ridosso della cime dai ghiacciai perenni. Dei repentini abbassamenti della temperatura te ne accorgi poco a poco, quando sul parabrezza dell’auto cade acqua sempre più densa e precipita l’indicatore esterno della temperatura. Così, come d’incanto, usciti dalla lunga galleria a sud del lago dei Quattro Cantoni, ci ritrovammo in un paesaggio fiabesco. Solo che, per dove e come eravamo messi, Andrea esclamò contrariato che non saremmo riusciti a rientrare a casa quella sera.

Fino a quel momento era martoriato da un doloroso mal di schiena che gli impediva una guida serena al punto da preoccupare Eros e Giancarlo. La situazione fattasi difficile e la tensione generata coincidono con l’immediata e totale scomparsa del fenomeno doloroso: misteri del corpo e della mente umana. Sta di fatto che calò il silenzio, ci prese la ribellione e lo sconforto che si acuirono quando, dopo pochi chilometri, la polizia svizzera ci obbligò ad uscire dall’autostrada, chiusa per mezzi intraversati che impedivano la circolazione: tutti i collegamenti stradali con l’Italia erano inutilizzabili.

Che fare? Invertita la direzione di marcia ci fermammo in un prezioso Movenpick, gli autogrill d’oltralpe. Cinque minuti di ragionamento compiuto analizzando ogni possibilità. Intanto la neve aumentava e c’era pure una bufera di vento. Alla fine la decisione. La meta più a nostra portata è il ritorno faticoso verso Lucerna, ove lasceremo l’auto, recuperandola prossimamente e proveremo a rientrare in treno, sempre che le chemin de fer sia funzionante. Partimmo senza avere certezza di riuscita. Seppure a fatica andò tutto per il verso giusto. 15 ore di viaggio invece di 5, senza la certezza di rientrare, ti fanno dire però che ne è valsa la pena. Ora non resta che il recupero dell’auto.

Post Scriptum.

Recupero a parte del mezzo di locomozione, vi è un’appendice forse non casuale a questa viaggio indimenticabile.

Antimafia è una questione di coscienza.

Legalità è il mezzo, giustizia è il fine.

Fare poche cose ma ben fatte.

Si fanno i convegni se c’è un prima, un durante, un dopo.

Oggi troppo spesso si dice “noi” e si pensa “io”.

C’è troppo sapere di seconda mano per sentito dire.

Studiare e conoscere significa essere responsabili.

Libertà è responsabilità.

Otto perle, di Luigi Ciotti, sentite sabato 8 novembre da Andrea alla Cittadella di Alessandria. Otto perle da tenere presente in ogni istante e per ogni situazione della nostra vita. Ne mancano due per fare un decalogo. Ai lettori il completamento dell’opera. Forza e coraggio, diamo insieme il nostro contributo.

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