Tre pezzi facili

Dario Fornaro

autStravinsky ne scrisse cinque, di “pezzi facili”: teniamoci a rispettosa distanza. E’ solo un modo per introdurre tre  notizie “locali”, apparse fuggevolmente sulla stampa degli ultimi giorni e tosto archiviate senza alcun riverbero d’interesse o di memoria. Vabbé.

Cominciamo col dissidio alberi-lampioni. Ad Ovada, un soprassalto di civico buonsenso, propiziato da proteste dei cittadini, ha fatto sì che l’incompatibilità – come sempre e come altrove  rivelatasi in ritardo – tra i lampioni annegatisi, negli anni, tra le fronde degli alberi, e gli alberi stessi di un viale, è stata risolta a favor di botanica, di ambiente e di illuminazione, quando già incombevano i “legnaioli” per liberare drasticamente i punti-luce. Il Comune si è risolto, infatti, a segare i lampioni (pardon: a riformarli al ribasso) anziché demolire gli alberi com’è costume. Ad Alessandria questa situazione conflittuale si riproduce nuovamente in diversi viali o vie alberate e (dopo i fasti di Viale Medaglie d’Oro e la decina di splendidi carpini abbattuti per “liberare” i lampioni) l’intervento potrebbe ripetersi a suon di motoseghe, in particolare sulle piante che non tollerano drastiche capitozzature.  Con l’amor del verde che tira, non c’è da.. star sereni.

Nel  Novese poi, in alcuni importanti comuni della Val Lemme e della Valle Scrivia, si racconta di una strana controversia – strana almeno per i non addetti ai lavori – sorta tra comuni, Regione (Avvocatura) e un’azienda di installazione cartellonistica. Quest’ultima  investe i comuni di smodate richieste di postazioni  pubblicitarie; i comuni intendono resistere alla pretesa, per manifesta esagerazione, ma  ricevono dall’azienda una sorta di diffida ad adempiere mentre  compare, in loro appoggio giuridico-amministrativo, l’Avvocatura della Regione. Toh! Personalmente avevo sempre pensato che l’ultima parola per la disseminazione cartellonistica spettasse al comune, che governa le “trasformazioni” del territorio, anche quelle apparentemente modeste – ma rilevanti sotto il profilo estetico – della presenza/invadenza pubblicitaria. Così, quando ai tempi della Giunta Fabbio, che pure vantava un Assessore al decoro urbano, Alessandria fu investita da una massiccia (e perdurante) ondata cartellonistica, non priva di posizionamenti  ossessivi o palesemente indecorosi, mi sembrò pacifico indirizzare alla politica comunale gli opportuni sarcasmi. Ora, la vicenda appena sfiorata dalla notizia del Novese, mi induce a ripropormi lo stesso problema: ma quale intrico normativo o regolamentare consente di individuare il responsabile ultimo e reale dei posizionamenti cartellonistici? In pari  tempo: chi sarebbe tenuto a rimediare agli “sbreghi” più evidenti, almeno spostandoli in un contesto meno stridente? E ancora: a chi spetta di smontare e asportare  quei ridicoli cartelloni a traliccio rosso che da anni infestano,  tra l’altro miseramente inutilizzati e sbrindellati, le grandi giratorie che conducono il forestiero al Ponte Tiziano e al Ponte Forlanini? O di svellere e trasferire i ferrei cartelloni collocati nelle aree verdi di via Don Bosco, a cominciare dai giardini “Grande Torino”( con cippo ai Granata di Superga) battezzati dal sindaco Fabbio? Dobbiamo proprio ridurci a “posteri” per conoscere l’ardua sentenza?

Infine la “turbogas” di Alessandria.  Gran parte degli odierni concittadini si chiederebbe di certo: chi sarà mai costei, della cui esistenza in vita abbiamo così scarse notizie? Era, ed è, una centrale elettrica dell’Enel, costruita  in tempi record alla  fine degli anni settanta  (“ok” del Comune  a metà  ’77) in fregio all’autostrada TO-PC, con ingresso dalla strada per Valenza. Con una capacità produttiva di 180.000 Kvh, modesta in sé ma preziosa, a detta della committenza, per sopperire sollecitamente alle “necessità di punta” espresse dalla rete. Circondata da una cortina di alberi che mostrano a stento un paio di capaci serbatoi d’olio combustibile, la centrale ha convissuto con gli alessandrini per quarant’anni nel più stretto riserbo, senza dare o ricevere segnali  particolari di presenza produttiva, praticamente dimenticata. Solo a metà di ottobre l’AD di Enel, in una audizione al Senato, ha annunciato che, per esigenze di mercato e razionalizzazione produttiva, saranno dismesse 23 centrali “superate”, nove delle quali, tra cui Alessandria, sono già in fase di cessazione (garantito il futuro per i 700 dipendenti complessivamente interessati). Pur potendosi iscrivere, a suo modo, tra gli episodi di “rottamazione”, l’evento, orfano di un comunicato-stampa, è passato inosservato.

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