Partecipazione: novità o ritorno al passato?

Qui Casale Monferrato Carlo Baviera

casGli assessori competenti e il Sindaco di Casale Monferrato hanno annunciato, già da tempo, che si formeranno Consigli (sia per i Giovani, che per i ragazzi adolescenti) per aiutare la partecipazione giovanile. E, con lo stesso proposito positivo di riavviare la partecipazione cittadina, è stata preannunciata anche la rinascita dei quartieri. Ora arriva l’annuncio la costituzione di sei Consulte a larga partecipazione. Non commento per ora la composizione, i procedimenti e il funzionamento delle Consulte del Volontariato, della Cultura, delle donne e peri opportunità, e sport; alcune di queste operano da anni e anche con risultati positivi. Avremo modo di parlarne più avanti.

Per quanto riguarda il Consiglio dei Ragazzi e la Consulta Giovanile, gli Assessori competenti parlano di partecipazione, condivisione, co-progettazione. Si nota distanza tra il mondo giovanile e gli amministratori pubblici e la gestione della politica in senso più generale. E si auspica che la città di domani cresca da un lavoro congiunto fra generazioni, sensibilità ed esperienze diverse. La Consulta Giovanile riporta alla luce un’esperienza già sperimentata negli anni sessanta e ripresa negli anni novanta del secolo scorso; sospesa su richiesta dei giovani stessi nei primi anni del nuovo millennio, a causa del venir meno della partecipazione e per la necessità di ricreare un interesse attorno a tematiche che non fossero solo spazi musicali o artistici da avere a disposizione, ha alle spalle esperienze, modalità operative, ecc. Mentre il Consiglio dei Ragazzi, può attingere a esperienze di altri Comuni, e deve perciò darsi regole e motivazioni nuove, che vadano oltre alla semplice copiatura di ruoli istituzionali e sviluppino negli adolescenti il desiderio di suggerire proposte per la comunità in una logica di rispetto di dialogo di ascolto.

Riguardo i Consigli di quartiere, a quanto si è letto sui giornali, vi saranno coinvolti volontari che si proporranno per una lista (quindi non rappresentanti indicati dai partiti) all’interno della quale successivamente saranno eletti direttamente. Gli eletti per ogni Circoscrizione sarebbero 4 o 5. Non mi dilungo sui Quartieri, in quanto è argomento conosciuto ed è una esperienza, che con alti e bassi, ha funzionato e qualche volta deluso per almeno trent’anni nelle nostre città.

Preferisco spostare il discorso sulla partecipazione. Cosa si intende con questo termine? Cosa si intende per Consigli di quartiere (Consulte, ecc.)? Li riteniamo un gruppo di persone che segnalino le anomalie, che propongano interventi, che ascoltino (per riportare all’Amministrazione) le necessità dei cittadini? Oppure c’è un discorso più profondo che deve accompagnare questa modalità, questo stile di democrazia? La partecipazione sognata e proposta negli anni sessanta era invocata come cuore del sistema, come motore della vita repubblicana; non era semplice rappresentanza (sia nella scuola, sia nella vita civile, sia nelle fabbriche, sia nella Chiesa) ma coinvolgimento, corresponsabilità, apporto che si affiancava alle rappresentanza istituzionali per fornire un supporto comunitario a chi doveva infine assumere decisioni. Era anche un modo per scardinare un sistema di potere che tendeva a chiudersi, che indicava indirizzi e decisioni, solo con la verifica elettorale alle scadenze previste. Mentre la vita democratica prevede, oltre alla ricchezza pluralistica delle autonomie sociali, economiche, religiose, culturali, anche la presenza attiva del cittadino e delle famiglie.

Ora, apprezzando l’idea di rimettere in funzione i Consigli partecipativi, di parlare di co-progettazione, di affiancare all’Amministrazione la presenza di organismi che collaborino/stimolino/evidenzino manchevolezze, devo aggiungere che mi pare che il tutto avvenga ancora in un clima “vecchio”. Spero di sbagliarmi, e di dover rettificare, ma sembra che tutto avvenga senza dibattito ampio e diffuso, e senza valutare eventuali proposte alternative: proporre Consigli con 4 o 5 componenti dà più l’impressione di incaricati di riportare le richieste della periferia, di referenti dell’amministrazione per chiedere un rapido parere o un consiglio per interventi zonali. Come avviene il coinvolgimento delle persone? Come si riaccende il desiderio, la passione, l’interesse dei cittadini?

So che sono cambiate molte cose negli ultimi anni. I cittadini hanno una concezione diversa del partecipare, e forse servono forme e strumenti nuovi. E sembra che la politica abbia davanti due strade per il  coinvolgimento dei cittadini: o sceglie di ripartire stancamente con ranghi ridotti e meccanismi formali per poter affermare che si è sensibili, oppure si tornare a pensare in grande anche su questi aspetti. Allora serve un progetto, una profonda consultazione, un confronto serio e largo.

C’è chi, ragionando su questioni legate al lavoro, a quello che manca, a quello che è cambiato, a come potrebbe essere il lavorare domani con tutte le prevedibili innovazioni (dall’ avvento pervasivo del digitale e dei social media al ritorno dell’agricoltura in forme nuove), afferma che “ci deve essere uno sforzo collettivo che tolga la società italiana dall’apatia che sembra averla colpita e che si è rassegnata alla delega, pur protestando contro la politica. E che quindi serve anche una direzione politica non preoccupata dalle elezioni ma dai risultati e pertanto in grado di esercitare una direzione politica intelligente, inclusiva, coesiva”. E si sostiene che, per questa ragione “va prodotto uno sforzo per costruire un modello economico,sociale e ambientale da costruire con tutti i soggetti attivi della società il cui fine sia dare corpo e sostanza alla dimensione della cittadinanza che faccia riferimento all’uguaglianza e alla solidarietà”.

Può essere una riflessione applicabile ad ogni settore, ma soprattutto alla gestione politica e amministrativa. Per questo motivo mi pare che, non solo a Casale Monferrato, ci voglia ben altro per democratizzare la politica e mantenere interessati e partecipi i cittadini, oltre ad educare e coinvolgere i ragazzi e i giovani a preoccuparsi e contribuire al bene comune. Non ci si può fermare a vecchi strumenti che sono serviti per un periodo abbastanza lungo; non servono organismi che salvaguardino aspetti formali. Va proprio rianimata la dimensione della cittadinanza che aiuta a perseguire uguaglianza e solidarietà; vanno istituiti organismi che favoriscano il riordino del tessuto sociale e la gli aspetti comunitari. E anche per le varie Consulte, sono aspetti che non vanno dimenticati.

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