Farigliano chiama e Alessandria risponde?

Angelo Marinoni

farSabato 15 novembre 2014 si terrà a Farigliano un Convegno dal titolo “Salviamo le ferrovie”, (http://www.targatocn.it/2014/10/22/leggi-notizia/argomenti/eventi/articolo/ salviamo-le-ferrovie-lappello-parte-da-farigliano.html) lo segnalo non per ragioni propagandistiche, ma perché la combinazione lineare fra sonnolenza sabauda e mugugno genovese che ben rappresenta il carattere della Città fra i due fiumi rischia di far perdere occasioni e prospettive a un territorio cui tengo molto per affetto e a una città che si ostina a non volersi meritare il ruolo guida che naturalmente ha nel suo contesto geografico e economico.

Recentemente si sono sollevate le (tenui) proteste per la scelta di Autozug (i treni turistici con auto al seguito Germania – Italia) di abbandonare Alessandria come scalo di riferimento: mantenere il rapporto con DB (Deutsche Bahn)  e Autozug (letteralmente treno con auto al seguito, nome del comparto DB che organizza questo tipo di trasporto abbandonato in Italia, ma vivissimo nei paesi lungimiranti) è assolutamente indispensabile  e la corsa ai ripari va immediatamente intrapresa per evitare l’addio nel 2017.

Non servono grossi investimenti, ma buona volontà e la presa di coscienza da parte della classe dirigente politica e industriale che lo scalo ferroviario di Alessandria, uno dei più importanti d’Italia finché le FS hanno fatto le Ferrovie dello Stato e non un qualunque vettore con un piano industriale discutibile, debba riprendersi tutti i pezzi che i gestori del traffico e dell’infrastruttura attuali (Trenitalia e RFI) stanno togliendo: dal traffico commerciale sulle linee sospese, ai piccoli scali merci delle stazioni intermedie, al grande scalo merci con relativa stazione di Alessandria Smistamento, a un’area della stazione dedicata ad “autozug”, magari gestita da uno dei tanti enti pubblici che dovrebbe occuparsi di turismo e promozione del territorio.

Non è pensabile accogliere un treno di turisti su un binario isolato con poche o nulle informazioni , pochi o nulli servizi, pochi o nulli mezzi pubblici, senza servizi di noleggio bici, auto e autobus.

Ad accogliere il treno di turisti dovrebbe esserci un locale accogliente con ristorante tematico del territorio, un ufficio turistico pronto a distribuire volantini e guide, banalmente promozione del territorio per un turismo sostenibile per l’ambiente come per le tasche del turiste e degli osti.

In tanti anni si è fatto pochissimo, la stazione è sempre più luogo di transito di viaggiatori in diminuzione in maniera più veloce della diminuzione del numero dei treni: se chi comanda sapesse cosa è l’effetto rete probabilmente capirebbe anche il perché e invertirebbe la tendenza a trascurare e considerare secondario il momento essenziale dell’organizzazione delle attività umane, il viaggio.

Il sistema trasporti ridotto a parcheggi e tangenziali è il sepolcro di una città dinamica e un territorio accogliente e tutelato, un sistema trasporti pubblici dinamico ed efficace è, invece, lo strumento per soffiare vento nella giusta direzione a un’economia positiva e ambientalista: un contesto dove ambientalismo e crescita (seppure abbia poca simpatia per questo modo di concepire l’economia) non siano alternativi e in competizione, ma marcino nella stessa direzione con indubbio beneficio  per un territorio bisognoso di stimoli come di tutela.

Associazioni come quelle che promuovono il Convegno citato all’inizio (www.afpiemonte.it e www.comitatotrenoalpiliguri.wordpress.com ) e organizzazioni come “Salviamo il paesaggio” (www.salviamoilpaesaggio.it) non sono composte da giocatori di trenini e fanatici ambientalisti, ma spesso da professionisti del settore come da cittadini socialmente impegnati che suppliscono alla carenza di strategia della classe dirigente con attività di comunicazione e proposta delle tematiche più importanti e più ignorate negli ultimi anni: trasporti e ambiente.

Trasporti ambientalmente sostenibili efficaci sono la chiave di volta della riscossa economica del territorio, mobilità significa comunicazione anche di idee, un territorio complesso come quello piemontese, ligure e lombardo fatto di mille piccoli comuni spesso in posti splendidi deve essere messo in relazione agevolmente, deve potersi ibridare, compenetrarsi e mostrarsi in tutti i suoi aspetti, paesaggistici come architettonici e enogastronomici: una rete di trasporti è già pronta (la capillare rete ferroviaria piemontese) e il territorio lo conosciamo, se è stato accettato nel patrimonio Unesco potrebbe valere la pena non sciuparlo.

La Città fra i due fiumi viene dalla brutta esperienza del dissesto e tutto deve fare meno che scrollarsi le spalle dai calcinacci e continuare come prima con qualche preoccupazione in meno, deve mettersi in gioco anche con le modeste risorse che le politiche di austerità e dei banchieri ci hanno imposto: spesso non mancano le risorse, ma queste vengono spese male e mai come nel sistema trasporti questo è un dato e non una opinione.

In Alessandria il trasporto urbano è praticamente un ricordo, ridotto a costoso scuolabus e oneroso servizio sociale, in compenso decine di autolinee provinciali attraversano il territorio comunale con tariffe diverse e diversi enti gestori, la stazione ferroviaria rimpiange i fasti del pendolino Torino – Roma via tirrenica (il Guido Reni per chi se lo ricorda), ma non si accorge che è ridotta a un transito di pendolari invece di essere la principale porta d’ingresso orientale del complesso territorio piemontese monferrino e langarolo.

Logistica e mobilità integrata sono a portata di mano fra Rivalta e Alessandria Smistamento come Novi San Bovo eppure centinaia di camion attraversano la regione e si chiedono tangenziali per spostare i problemi nelle periferie invece di risolverli dissolvendoli caricando le merci sui treni.

Molto brevemente il passo iniziale è attuare in Alessandria una politica di trasporto conurbato con Valenza, Novi e Tortona, per esempio fondendo i tre sistemi di trasporto urbano e le autolinee che ne collegano frazioni e comuni con percorsi che convergano sulle stazioni ferroviarie del territorio e politiche tariffarie integrate anche con il servizio ferroviario (cito la proposta MetroAL che feci su queste pagine qualche tempo fa, https://appuntialessandrini.wordpress.com/2014/03/03/un-coraggio-di-ferro/#comments )

In parallelo la classe dirigente e la classe imprenditoriale dovrebbe confrontarsi per far funzionare le infrastrutture esistenti, specie il rilancio di quelle ferroviarie (raccordi industriali e Alessandria Smistamento) magari facendo in modo di far convergere l’attenzione del Governo Nazionale più che sulle infrastrutture da farsi (con le note riserve … ) su quelle pronte e immobili  di cui il territorio piemontese vanta il poco individuale primato di maggior possesso.

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