Al Comune non basta la “virtù”

Domenicale Agostino Pietrasanta

coalSenza memoria non si va lontano; lo si dice spesso, lo si dimentica sempre. Ad Alessandria, ad esempio, non sembra più notizia prioritaria ciò che ci è capitato circa due anni fa, quando dopo una tornata amministrativa, tanto celebrata, quanto disastrosa, ci siamo trovati la tegola del dissesto. Così non sembra interessare nessuno il comportamento formalmente “virtuoso” dell’attuale amministrazione la quale ha drasticamente ridotto la squilibrio contabile dal 2011 al 2013; per la precisione, le spese correnti che nel 2011 superavano di  15 milioni di euro le entrate, nel 2013 appaiono sensibilmente ridimensionate fino ad arrivare ad un riequilibrio significativo (entrate 105 milioni, uscite sotto i 100 milioni). Inoltre le previsioni per il 2014 denunciano una riduzione delle spese correnti di un’ulteriore decina di milioni. Tutto questo non è avvenuto per un miracolo contabile, ma per alcune inevitabili decisioni, tra le quali una riduzione della pianta organica dell’ente da 828 a 710 unità, ma in ogni caso senza una drastica scure sul personale che avrebbe provocato quel fenomeno chiamato “macelleria sociale” (per fare colpo se ne inventano di tutti i colori) che ha sempre fatto scandalosa notizia quando a provocarlo è l’ente pubblico, ma che passa quasi sotto silenzio se a provocarlo è l’impresa privata; tanto sia detto con buona pace del sindacato.

Qui però si pone un quesito. Perché di tutto questo i cittadini non sono informati? perché è solo noto agli addetti ai lavori, senza impatto alcuno sull’opinione cittadina? Eppure tra le decisioni che hanno introdotto il meccanismo “virtuoso” ci sono le strade rotte, ci sono i marciapiedi pericolosi, ci  sono scarsi ed inadeguati passaggi pedonali e via cantando; ci sono, insomma i sacrifici dei cittadini nella loro comune vita ordinaria, i quali avrebbero diritto di sapere che i precitati sacrifici sembrano adombrare alcuni risultati. Qualche responsabilità sarà pure dei vertici apicali dell’amministrazione che spesso preferiscono inserirsi nella polemica delle manifestazioni sindacali, piuttosto che predisporre un piano di comunicazione; tuttavia, pensando alle cause più cospicue, non posso dimenticare che quando, nel giusto e nel surrettizio, si è voluto mettere alla gogna il sindaco Scagni, si è scatenata una caccia alle streghe tanto scandalosa, quanto incivile. Mi chiedo: i soggetti di quell’operazione (i media? il fuoco degli “amici”?) non potrebbero ora darsi un programma altrettanto fruttuoso di informazione all’opinione pubblica? Lo so che è fiato (pardon, scritto) sprecato, ma intanto certe cose andrebbero dette.

Resta il fatto che il comportamento “virtuoso”  dell’amministrazione potrebbe non essere sufficiente per rientrare nelle condizioni rispettose, previste dal patto di stabilità, a partire dal 2014. Eppure l’obiettivo sarebbe quanto mai augurabile per riottenere i trasferimenti in carico allo Stato, per riattivare la possibilità di indebitamento necessario per gli investimenti, per dare corso alle opportune assunzioni di personale a vario titolo. La prudenza però consiglia di non predisporre un’atmosfera di ottimismo che potrebbe riuscire illusoria. Ingenti pagamenti per cassa, nell’esercizio in corso per spese in conto capitale (investimenti) potrebbero portare la spesa complessiva a compromettere l’obiettivo. Inoltre ci sono da considerare le scadenze legate agli investimenti del PISU (progetto integrato di sviluppo urbano) annunciato dalle promesse della giunta Fabbio e realizzato dall’azione della giunta  Rossa; realizzazione indispensabile per disporre da parte regionale ed europea delle risorse necessarie. Si tratta, spero sia noto, del ponte Meier e del recupero ambientale dei borghi Rovereto e Cittadella, con l’incomprensibile, quanto “scandalosa” esclusione di piazza S. Maria di Castello. So bene che tutto il resto della città continuerà a tenersi i marciapiedi pericolanti e le strade bucate, ma da qualche parte bisognerà pur cominciare; qui tuttavia si ritorna alla necessità dell’informazione dal momento che i cittadini, meno fortunati, avrebbero diritto di sapere dove vanno ad incidere i loro sacrifici.

Ed invece tutto quanto accade non fa notizia, al massimo rileva l’insofferenza degli automobilisti che da una parte della città sono infastiditi dai disagi dovuti ai lavori e dall’altra sono indignati per i danni provocati dalle buche.

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