Libridine

Dario Fornaro

libNon è nuovo, ed è per lo più intessuto di concetti “alti”, il discorso sull’avvenire del libro. Libro come singolare oggetto (cartaceo) e come preclaro veicolo di trasmissione di idee e conoscenze. Libro come bene/valore destinato tradizionalmente alla piccola o grande tesaurizzazione – entro o fuori delle mura domestiche – anche se il consumo “usa e getta” è dilagato, per diversi motivi, anche in questo settore.

L’avventura da poco apertasi con il libro elettronico (e-book) e le prospettive di sviluppo/sostituzione che ha innescato, è in parte pertinente al destino, di medio-lungo periodo, del libro cartaceo e in parte relativa alle trasformazioni indotte nei costumi –consumi compresi – dalle innovazioni tecnologiche.

Capita altresì che, a prescindere, almeno programmaticamente, dai “discorsi alti”, il problema della vita dei libri (non solo idea, ma “cose”) si ponga  a qualsiasi frequentatore e detentore di libri. In questa veste, nel giro di un mese  sono stato indotto, in circostanze diverse e per nulla altisonanti, ad alcune osservazioni e considerazioni di natura libresca.

Al “mercatino” alessandrino di settembre mi sono imbattuto (via Caniggia) in un banchetto-libri   che proponeva l’usato – e neanche roba da macero – a tre pezzi un euro . Una svalutazione inedita, almeno per un gira-mercatini svagato come me, ma capace di agganciare l’altro fenomeno evidente da tempo: l’aumento delle postazioni che, assieme a mercanzie varie,  espongono/offrono anche libri usati/stra-usati buttati alla bell’e meglio. Tipico di un’offerta che aumenta (la gente che se ne disfa per vari motivi) e una domanda di usato (la gente che  approfitta dei prezzi bassi o stracciati) che evidentemente ristagna, non tiene il passo. Il resto viene di conseguenza, con montagnole di vecchi libri, parlo almeno dei “mercatini generali”, gettati alla rinfusa su tavolacci, o per terra, qual merce vilissima. Per la cronaca, e quasi a titolo d’esorcismo, io e mia moglie  abbiamo consegnato il fatidico euro  “salvando” un Capitini d’annata, sul Concilio, per me e altri due onesti romanzi per la lettrice notturna.  Pensiero rimosso alla svelta: che fine faranno i libri onde ci  carichiamo da anni, con sentimento, noi e le nostre stanze? Brivido da presentimenti tosto smorzato.

A metà settembre, serata di affettuoso ricordo di don Walter Fiocchi, da poco scomparso. L’ingresso del tendone assembleare è presidiato  da alcuni tavoli sui quali sono distesi, allineati un (ad occhio) tre-quattrocento libri a libera disposizione  dei convenuti: chi vuole, chi è interessato si serva pure, si prenda  almeno un libro dell’ultima disponibilità di don Walter a Castelceriolo.  Ha lasciato detto che “i libri devono girare” e ora gli amici rimasti  scelgono tra  i volumi dell’amico dipartito con la compunzione di un inedito cerimoniale. Che i libri “girino” liberamente, di mano in mano, prima di impigliarsi in qualsivoglia questione di lasciti, prima di arenarsi in altri privati depositi. Amor di libro che sovrasta l’amor di possesso. Che può indurre a spargere i propri libri  con una involontaria analogia – ma Walter qui non c’entra, riposa nel terreno – alla  serena disposizione per lo spargimento in natura delle proprie ceneri.

Sempre a fine settembre, e ancora a proposito di libri, ha iniziato il suo terzo anno di attività  la biblioteca “Giovanni Sisto”  aperta presso il Centro alessandrino dell’Università Cattolica. Capace ormai di oltre quattromila volumi, in gran parte già catalogati, la  biblioteca realizza un’idea semplicissima: dare una nuova opportunità di vita e di servizio ad una quantità di libri personali in odore, per vari e anche validi motivi, di una fine ingloriosa, tipo usati-e-gettati (o anche sequestrati in cantina, preludio al disfacimento). Tutti i libri della dotazione, presente e futura, sono frutto di donazione, tutto il lavoro di selezione e riordino è frutto di volontariato e la biblioteca funziona a costi irrisori. Il materiale via via pervenuto da una quarantina di donatori è mediamente di buona, talora ottima qualità: per tacita, reciproca convenzione non si riciclano infatti volumi oggettivamente di scarto.  Morale: allungare e “socializzare” la vita di libri (saggistica in prevalenza, ma anche letteratura) giunti ormai  ai limiti della privata sopravvivenza per “incapienze” di varia natura. Nei suoi limiti, sembra che funzioni.

In argomento “ libri” è segnalabile infine, senza rapporto alcuno di parentela con le note sopra abbozzate, l’articolo del “Venerdì” della scorsa settimana (10.10): “Le biblioteche di Babele” ,di G.Marcenaro, intonato al…fascino insuperabile delle parole sulla carta. Noi, figli di Gutemberg, facciamo voti.

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