Genova come noi

Angelo Marinoni

geFra i tanti aspetti poco gradevoli dell’Italia contemporanea si percepisce un generale desiderio di vendetta verso UN colpevole di una qualunque disgrazia che colpisca la comunità italiana o una sua parte,  non importa che sia o meno IL colpevole basta che lo possa essere e possa quindi essere immediatamente dichiarato tale e come tale perseguito dall’opinione pubblica.

Direi che il Sindaco Doria, suo malgrado, si ritrovi nella spiacevole condizione di  capro espiatorio di una condotta riprovevole di tutta una classe dirigente, non solo politica ma anche imprenditoriale e sindacale.

Genova schiaffeggiata dagli acquazzoni si è ritrovata ancora una volta allagata e seduta sui suoi cocci cercando una soluzione per ricominciare.

Forse più di altre città la metropoli ligure è stata barbaramente violentata dalla speculazione edilizia dei “magnifici” anni Sessanta e degli anni Settanta, più di altre ha subito la fame di terreno edificabile, fame insaziabile che ha reso commestibile quello che non lo era inventando una edilizia a strati che poco ha a che vedere con la  bella architettura genovese e molto con l’odiosa speculazione e invenzione degli spazi e degli edifici in barba all’urbanistica, alla sicurezza e alla tutela del territorio.

Genova, come l’alessandrino che ad essa è legato, vive in questi giorni la tragedia della vendetta del territorio sui maltrattamenti che ha dovuto subire nel corso degli anni e ora contiamo le vittime innocenti e i danni immeritati di chi si è ritrovato erede delle scellerate politiche di anni che tutto furono meno che magnifici.

Non mi permetterò’ certo di criticare la rabbia delle tante persone invase dal fango e che vedono il loro patrimonio e il loro lavoro sommerso, ma mi permetto di difendere un Sindaco che in qualche modo ha provato a porre rimedio e che ora è bersaglio di una politica amorale e spietata che ne richiederà e, probabilmente, ne otterrà la testa.

Negli ultimi due anni i tentativi di restituire a Genova la sua titolarità fra le metropoli del Sud Europa ci sono stati e alcuni sono stati esclusi e falciati dall’interno, da quella paura del nuovo che riunisce liguri e piemontesi nell’ampia famiglia dei testoni (bugia nen e mugugni … ).

Alla base delle tragedie che stanno colpendo Genova e il Basso Piemonte c’è, chiaramente, un dissesto idrogeologico che ha radici quasi antiche, nella cementificazione selvaggia della ricerca degli spazi in Liguria e nel disprezzo della tutela ambientale in Piemonte, del resto il Piemonte si è reso protagonista della più grande campagna di demolizione del patrimonio infrastrutturale ambientalmente sostenibile degli ultimi anni e della contemporanea pretesa di infrastrutture stradali quanto costose quanto insostenibili ambientalmente come economicamente (abbandono di 500 km di ferrovia efficiente Vs autostrada Asti-Cuneo, tangenziali varie, ponti inutili che prendono il posto di ponti storici delinquenzialmente demoliti).

Si pretendono le dimissioni del Sindaco Doria nel momento peggiore per una crisi di governo locale: è il momento di coordinare le energie e le risorse, sfruttare il tempo al secondo e porre rimedio al disastro; una volta raggiunta la necessaria calma e serenità dovrà iniziare il processo alle responsabilità e questo rivelerà per forza un lungo elenco di protagonisti e di procedure.

Rivelerà che bisogna cambiare completamente il punto di vista e mettersi nell’ordine di idee di restituire al territorio quello che non gli si poteva chiedere: ridare l’aria al Bisagno interrato rinunciando ai parcheggi, ridare priorità ai percorsi delle acque rispetto ai percorsi delle auto private.

Politiche di sostenibilità ambientale, a Genova come, parzialmente, nel Basso Piemonte sono state tentate e aspramente criticate, addirittura a Genova la Giunta non è riuscita a portare a termine un piano di ristrutturazione del sistema di trasporto pubblico perché il mondo sindacale ha deciso diversamente.

La moribonda AMT genovese che ricorda molto la tenuta artificialmente in vita ATM alessandrina non ha potuto essere riformata o messa sul mercato per le proteste del personale viaggiante chiaramente incitato a combattere ogni tentativo di cessione a grosse imprese private.

Se una amministrazione comunale non può redigere un piano dei trasporti potrà redigere un piano di tutela del territorio senza manifestazioni, accuse, cortei?

Una volta rimosso Doria e indette elezioni cosa potrà fare il successore di Doria di diverso oltre a fare quello che Doria e Burlando hanno fatto ovvero chiedere priorità a investimenti di tutela ambientale sul Bisagno?

Le inefficienze di un sistema federale che lascia alla gestione locale quello che  deve restare alla gestione nazionale (le finanze) e alla gestione nazionale quello che deve restare alla gestione locali (la gestione del territorio) sono uno dei veri colpevoli dello status quo, ma continuano sereni a fare danni mentre si vogliono veder rotolare teste che hanno avuto il grosso difetto di pensare.

Genova deve aspettarsi nuove alluvioni se non rinuncerà a molti parcheggi, se non accetterà vincoli stretti sulla gestione del territorio, se non libererà i torrenti costretti in tombini. Mi aspetto da Genova quello scatto d’orgoglio che la riporti al suo ruolo di metropoli mediterranea, dopo anni di sfruttamento industriale e di abbandono (200 mila abitanti persi in vent’anni … a dimostrazione di come sia stata strumento e basta per troppa gente) e quello scatto lo potrà avere non chiedendo genericamente una testa per la comprensibili necessità di dare un volto solo a fin troppi colpevoli, ma varando e accettando politiche del territorio e di sviluppo anche coraggiose che devono passare per forza a una nuova gestione del trasporto pubblico.

Ovunque il punto cardine della gestione del futuro delle aree urbanizzate è il trasporto pubblico e Genova più di altre deve essere la città pilota in cui trasporto pubblico e tutela del territorio diventino  le priorità agli interessi privati come a quelli corporativi che in alcuni settori, specie nel trasporto, finora hanno prevalso.

E la prima città che mi aspetto segua il nuovo esempio genovese vorrei fosse proprio Alessandria.

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