Attenti alle sfide, parlando con libertà

Carlo Baviera

sinChe tutti possano parlare con libertà, senza timori e senza dover compiacere a qualcuno. Saper ascoltare, e non dire che alcune cose sono vietate, da non dire. Bisogna poter dire tutto con parresia. Questo ha chiesto ai Vescovi il Papa all’inizio de Sinodo sulla famiglia. E fin dall’inizio (compreso l’intervento di due coniugi) si è entrati nel vivo delle questioni, anche più spinose.

Però quando si parla di questioni spinose, in Europa si tende a concentrarsi sulla questione della comunione ai divorziati risposati, al matrimonio di persone omosessuali, ecc. Mentre in altri continenti gli argomenti, cambiano, come ad esempio in Africa per la poligamia o i matrimoni imposti a persone non ancora o appena adolescenti. Perciò dal punto di vista pastorale il terreno di confronto è molto vasto, e molto c’è ancora da fare per evangelizzare rispetto al matrimonio sacramento, che non è solo un patto con risvolti sociali come lo può essere quello civile: qui c’è la Grazia santificante, c’è un terzo (Dio) di cui si desidera la presenza e che accompagna, c’è una comunità a cui si appartiene e in cui il matrimonio si vive nel servizio.

In mezzo a tante problematiche, che riguardano la famiglia e il matrimonio, il Papa in una intervista rilasciata ad una rivista argentina proprio alla vigilia del Sinodo ha dichiarato il suo interesse anche e soprattutto per i giovani: “Per me un problema altrettanto importante (quale la questione dei divorziati)sono le nuove abitudini dei giovani. I giovani non si sposano. E’ la cultura di questo nostro tempo. Così molti giovani continuano a convivere senza sposarsi. Cosa dovrebbe fare la Chiesa? Espellerli dal suo seno? O, invece, avvicinarsi a loro, comprenderli e cercare di portare loro la Parola di Dio? Io sto con quest’ultima posizione”.

E’ un programma chiaro; lo si può condividere o meno, ma indica un percorso pastorale. Avvicinarsi, comprendere, cercare i modi di portare la Parola. Quindi ogni credente, ogni famiglia, ogni comunità dovrebbe chiedersi come e quando avvicinare i giovani, dialogare con il loro mondo la loro cultura i loro ragionamenti i loro valori, e presentargli (attraverso la Scrittura e il Magistero) la bellezza e la libertà derivante da scelte di donazione e di gratuità che la scelta del sacramento  del matrimonio offre.

Ci aiuterebbe, oltre a prendere atto che la situazione di cristianità, di una società cristiana è finita, è bene che sia finita, e al fatto che in un sistema pluralistico esistono, su tante questioni, posizioni e visioni diverse,  di scoprire anche che purtroppo molte decisioni e scelte di vita di tanti giovani sono condizionate dalla insicurezza e dalla precarietà sociale: mancanza di lavoro, lavoro precario, esigenza di trasferirsi in altre città o di doversi spostare continuamente; famiglie di origine a loro volta spezzate con genitori che cambiano partner anche più di una volta; una scuola che sforna diplomati e laureati a raffica che, se va bene, trovano occupazione in settori o mansioni completamente diversi da quelli per i quali si è studiato; flessibilità e incertezza in ogni campo della vita sia economica che sociale; insicurezza per le stesse razionalizzazioni istituzionali che non consentono certezze sul futuro.

E aiuterebbe a interrogarsi perché è difficile oggi spiegare la bellezza del matrimonio e della famiglia. Forse anche perché si è narrata una famiglia come luogo di impegni, di doveri, di “tomba dell’amore”. Come hanno affermato nel loro intervento in Sinodo i coniugi australiani Pirola: l’unico tratto che distingue la nostra relazione sacramentale da qualsiasi altra buona relazione che ha il suo il centro in Cristo è l’intimità sessuale e che il matrimonio è un sacramento della sessualità che trova la sua più piena espressione nel rapporto sessuale. Siamo convinti che fino a quando le coppie sposate non riusciranno a vedere nell’unione sessuale una parte essenziale della propria spiritualità sarà molto difficile apprezzare la bellezza di insegnamenti come quelli dell’Humanae Vitae”.

Si è caricata la famiglia di compiti, lasciandola sola in tante incombenze, lasciando che gli sposi si isolassero. Si è dato nessun aiuto neanche da parte della politica: le politiche familiari sono state insufficienti per decenni, il fisco premia i singolo più che la coppi, i servizi per minori e anziani spesso sono quel che sono.

E si potrebbe aggiungere che la nostre famiglie, tante realtà familiari, prese dalle vicende domestiche o lavorative o di interessi economici da coltivare, hanno dato esempi negativi, non hanno espresso quella gioia di vivere di cui in particolare i giovani sentono il bisogno. Abbiamo sovente spento le nostre comunità facendo mancare un riferimento di attività e di incontro e condivisione ai nuclei familiari. Sempre i coniugi Pirola affermano: Una nostra amica divorziata dice che a volte non si sente pienamente accettata nella propria parrocchia. Tuttavia viene a Messa regolarmente e senza lagnarsi insieme ai propri figli. Per il resto della parrocchia questa donna dovrebbe essere un modello di coraggio e di impegno nonostante le difficoltà. È da persone come lei che impariamo a riconoscere che tutti portiamo qualche ferita nelle nostre vite”.

Quindi aspettiamo dal Sinodo che ci sia quella libertà e parresia che aiuti ad approfondire ogni aspetto concreto del matrimonio; lo spazio per rilanciare la vita matrimoniale è ampio. L’importante è essere consapevoli che più che cambiare le verità di sempre, c’è da cambiare i modi e le occasioni che si offrono alle famiglie per incontrarsi, di ridare motivazioni in una società diversa perché ci si possa riappassionare a vivere e realizzare la vita coniugale. Ma soprattutto è necessario incidere anche a livello sociale e politico affinché  la precarietà e l’incertezza vengano espulse dal vocabolario della nostra esistenza, in modo che i giovani possano decidere il loro domani in una situazione meno liquida dell’attuale e avendo esempi di stabilità e fedeltà da parte di adulti, di coppie che sanno vivere il loro matrimonio in modo fresco, gioioso, e sereno.   Anche questa richiesta alla politica, di abbattere le situazioni di precarietà che insieme alla cultura individualista rappresenta un ostacolo alla formazione di coppie stabili, speriamo venga affrontata del Sinodo dimostrando di prendersi cura anche delle questioni concrete e non solo valoriali della questione.

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