Matteo Renzi ed i suoi ministri

Domenicale Agostino Pietrasanta

renIl personaggio Renzi non mi entusiasma; non mi piace la “muscolarità” dei suoi proclami, né tanto meno l’irruenza con cui introduce i vari capitoli di un programma di governo, che cambia agenda ogni volta che l’intemperanza gli suggerisce di rimbeccare i suoi; non mi convince la ripetuta baldanza con cui vorrebbe rintuzzare l’iniziativa dei suoi diversi oppositori, in specie quelli sempre pronti del PD e soprattutto mi fa sospetto il suo richiamo ad elezioni anticipate, usato come mazza di intimidazione rivolto ai parlamentari, senza escludere i nemici più cari ed assidui.

Insomma Renzi non rappresenta il tipo di premier che potrebbe convincermi: in sostanza uno che pensa, valuta ed elabora prima di lanciare messaggi di lotta; in fondo, il Presidente in carica sembra non affermarsi se non identificando un avversario, quando mette sul tappeto le varie questioni: i sindacati, i magistrati, i pubblici dipendenti, i “poteri forti” e via citando. Sia chiaro, molto spesso ha ragione lui, ma il metodo della “controversismo” attiene un filone culturale che poco si concilia con la politica, dove se rischi di organizzare, per opposizione, una vasta aggregazione, metti in gioco la pura la sopravvivenza.

Dirò anche che mi preoccupa il suo, ormai evidente, autoritarismo, tanto che non senza ragione c’è chi teme che abbia scelto ministri poco esperti, per far tutto da solo, con un esecutivo prevalentemente prono ai suoi comandi ed alle sue scelte, un esecutivo che gli eviti la noia della dialettica e lo riverisca col consenso. Se non temessi di esagerare arriverei a dire: un esecutivo fatto di ministri non già della Repubblica, ma del re (pardon, di Renzi).

Dopo tutto questo, ci sono parecchi però di cui gli avversari del premier preferiscono dimenticarsi. Mi permetto di elencarne una manciatina. Intanto se i ministri di Renzi sono poco esperti, mi permetterei di chiedere ai suoi  avversari, soprattutto del PD, cosa mai hanno combinato i predecessori con la loro esperienza. Dopo aver ridotto l’Italia nelle condizioni di cui siamo spettatori impotenti (non possiamo neppure più scegliere i deputati al Parlamento), si sono succeduti interventi di fiscalità intollerabile, di tagli lineari, di blocchi dei salari per poi denunciare che calano i consumi. Delle esperte personalità che ci hanno ridotto a questo punto, possiamo fare a meno: coi meno esperti, mal che vada, rimaniamo nella palude in cui hanno rischiato di affogarci gli esperti, per l’appunto.

Ancora. Si dice che Renzi avrebbe sbagliato agenda, perché ha privilegiato le riforme istituzionali agli interventi indispensabili sul lavoro e sull’occupazione. Personalmente non ricorrerei neppure al condizionale: è stata una scelta avventata. E tuttavia: non si è urlato ai quattro venti, e fino a pochi mesi fa, che la priorità delle priorità era la riforma di una legge elettorale definita, giustamente, una porcata? Va bene la memoria corta, dal momento che in politica è “buona norma”, ma la soppressione totale dei relativi effetti mi sembra intollerabile. Si è detto che bisognava risolvere la questione del bicameralismo perfetto, per l’intralcio che ne derivava ai procedimenti legislativi, ora si scopre che l’intralcio non sta nei procedimenti, ma nelle sue successive applicazione per la reticenza di un apparato burocratico più ingrippato che lento. Per la verità il cittadino attento già si era reso conto che l’elefantiasi della burocrazia costituiva un pesante impedimento alla crescita, ma gli avveduti avversari di Renzi, se ne sono accorti solo dopo che il premier aveva messo mano alla riforma del Senato. Sia chiaro: non voglio rimangiarmi, dopo ciò che ho detto introducendo, la mia opinione sul presidente del consiglio; dico solo che se “Atene piange Sparta non ride”.

Non basta. Si è strombazzata, con diversa e dialettica valutazione, la inadeguatezza del cosiddetto art. 18, ora che ci si è messo mano, sembra che l’esecutivo abbia creato, lui, il problema e si scopre addirittura, al netto dei conservatorismi sindacali più tenaci, che l’intervento è del tutto inutile dal momento che il dispositivo originario di quella norma era già stato vanificato dal governo Monti e dalle norme introdotte per iniziativa della ministra Fornero.

E potrei continuare, ma mi basta, anche se nei giorni futuri dovremo pure soffermarci sulle riserve espresse negli ultimi giorni dalla CEI (Conferenza episcopale italiana); sono sicuramente tra le più serie che fino ad ora si siano ascoltate, e rilanciate soprattutto da qualcuno che della CEI non ha mai sospettato neppure l’esistenza. Resta il fatto che se Renzi non convince, non abbiamo tuttavia alternative in vista.

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One thought on “Matteo Renzi ed i suoi ministri

  1. In un mondo basato su falsi valori come denaro e mercato, i piazzisti, purtroppo, fanno furore. Inoltre, è da attribuire colpa grave anche alla Pubblica Istruzione, che ha relegato la materia Educazione Civica in un angolo remoto del programma, ancorché un insegnante, con l’esempio derivante dal suo comportamento, per il suo ruolo, faccia sempre e comunque educazione, indipendentemente dalla materia trattata.

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