Troncare, sopire…

Dario Fornaro

Decisione opportuna, quella di Agostino Pietrasanta, di pubblicare – postumo, ma con il consenso dell’autore – l’articolo di Don Walter Fiocchi (“Comunicare o tacere?” – Giu.2007) che, tacitamente cassato in bozze, non comparve sulla “Voce Alessandrina” determinando il conseguente appartarsi di Don Walter dal settimanale diocesano.

E’ possibile che l’ampio articolo resuscitato in vita (“AP” del 18.09 us.) dopo sette anni, non aggiunga molto, come stile e argomenti, a quanto già noto  agli amici ed estimatori di Walter usi a leggere i suoi accorati/accuminati commenti. E nemmeno ai dubbiosi e/o detrattori del Fiocchi-pensiero. Consensi e orticarie hanno accompagnato a lungo, infatti, gli anni alessandrini dell’amico recentemente  scomparso.

Nondimeno, un paio di considerazioni sorgono spontanee: una riguarda l’autore, l’altra il giornale. Quanto all’autore ricusato, non l’ho mai sentito lamentarsi, direttamente o per allusioni, del benservito manifestatogli, in soave silenzio, dalla “Voce”. Non perché ci tenesse ad impersonare (vien da sorridere al solo pensarlo) la figura dell’eroico sconfitto sul campo delle idee, ma perché, ben conscio della sua tempra battagliera, tenuta a bada per quanto possibile, sapeva perfettamente che nell’agone polemico tante se ne danno e tante se ne prendono: è la regola.

Non s’aspettava certo il rispetto per l’Oracolo; auspicava, semmai, il confronto aperto, anche aspro ma argomentato, con chi la pensava diversamente. Solo che lui ci metteva costantemente la firma (oggi è di moda dire la faccia) e gli altri  si impegnavano di solito, coraggiosamente, con la mormorazione più o meno scandalizzata e accompagnata, se del caso, da propositi di rivalsa curricolare. Nei lunghi anni, infatti, dei suoi appassionati interventi per stampa, si possono contare sulle dita di una mano i dissensi di ritorno scritti e firmati. Non a caso ben prima degli aerei supersonici è stata inventata e applicata l’etica…a geometria variabile.

Quanto al giornale che ha silenziosamente cestinato l’articolo, non v’è dubbio che – specie in assenza di qualsiasi rapporto contrattuale – ne avesse piena facoltà, ancorché nei confronti di un collaboratore di lunga data e debito ascolto. L’aspetto rilevante risiede nel modo. Una direzione scafata, e a sua vota non etero-diretta, si sarebbe tratta d’impaccio ammettendo per prima lo “strappo” e provandosi  brevemente a giustificarlo in nome della “linea” imprescindibile del giornale, quale che fosse. Ne sarebbe derivato qualche transitorio scalpore e poi il tutto sarebbe stato archiviato con un minimo di “onore delle armi” all’autore sconfessato.

Si è scelto invece il manzoniano “troncare, sopire…” degli usi curiali. Ed è questo che rimane alla memoria e che speriamo, senza contarci molto,  lievemente rimorda.

Rimane anche, ora che lo conosciamo, l’articolo rimosso. Con un sapido rovello al seguito: quale può essere stata, leggendolo, la goccia che ha fatto traboccare il vaso della  sopportazione del prete non allineato?  Insofferenza ecclesiastica o imprudenza politica post-elettorale?

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