La libertà del cristiano adulto

Agostino Pietrasanta

wa(Pubblichiamo il breve intervento pronunciato ieri, al termine della celebrazione eucaristica in suffragio di don Walter, presso la Chiesa della Pista, “Madonna del Suffragio”. Ap)

C’è un passaggio nel Vangelo di Matteo, l’abbiamo ascoltato poche settimane fa, in cui Gesù, rivolgendosi a tutti gli uomini, offre loro una promessa: “se due di voi, sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa al padre mio che è nei cieli, glie la concederà”. Non sempre è facile capire il senso di questa promesse: troppe volte, con i nostri criteri umani, non ci sembra di ottenere ciò che vorremmo.

Limitiamoci ad una constatazione: noi, qui, siamo molti di più di due e chiediamo una sola cosa: di dare senso ad un’assenza fisica, quella di don Walter, per fare presenza di un messaggio che lui ha trasmesso a tutti e  che in molti hanno recepito; ne abbiamo avuto conferma nei giorni della sua malattia e del distacco, umanamente molto doloroso.

Si intravvede una sostanza in questo messaggio ed è la sostanza straordinaria della fede nell’incarnazione; della fede che, affermava don Walter, non è tanto di chi ha studiato una dottrina di chi ha capito una verità pure rispettabile, ma di chi si è convertito al punto da cambiare il senso della propria esistenza: se fino ad ora ho vissuto per me, ora, nella sequela del Cristo, decido di vivere per gli altri; se fino ad ora ho seguito le indicazioni dell’egoismo, ora seguo quelle dell’amore.

Anche qui non è facile: bisogna andare contro corrente; l’aveva ascoltato tante volte da un suo maestro, mons. Charrier, ma Walter lo ha vissuto con una radicalità particolare, senza compromessi e senza quegli accomodamenti che anche a noi, forse con rare eccezioni, piacciono tanto. Se c’è una società (ricordo una delle sue omelie in terra santa) basata sui tre verbi, da lui definiti “maledetti”, “avere, salire, comandare”, Gesù è venuto a cambiare l’avere con il condividere, il salire con la libertà dello scendere, il comandare con la disponibilità ad un servizio che realizza il regno di Dio: un regno che non è evasione verso il cielo, ma amore per tutti gli uomini che anche e soprattutto  sulla terra sono amati da Dio.

A questo messaggio, offerto a tutti, don  Walter ha dedicato la parte della sua missione che ha toccato un po’ chi lo ha avvicinato, senza esclusioni; ed a queste cose ha dedicato il talento che gli è stato proprio della comunicazione o, se preferite dell’evangelizzazione, in un contesto che avrebbe desiderato adulto. Scriveva in un testo che, per motivi che a me sfuggono, non fu mai pubblicato.”…Siamo Chiesa per comunicare, per evangelizzare, per aiutare i nostri fratelli ad essere come Dio li ha voluti…per aiutarli ad essere uomini e donne in piedi, non proni nei confronti di nessuno, né di persone né di ideologie morte o nuove che siano! E muovendo da queste ragioni e da questi principi ho voluto dedicare tanto del mio tempo e del mio ministero alla comunicazione”. Non cercare di convincere, ma accompagnare sulle strade della maturità e della libertà.

Concludo con un ricordo personale. Una domenica e per la precisione le scorsa domenica della Palme, durante uno dei miei abboccamenti con Walter, ne constatai una particolare soddisfazione: il mattino papa Francesco, nell’omelia aveva sottolineato la negativa influenza dei preti che “per difendere la dottrina, chiudono il sepolcro di Cristo”. Il don mi offerse come commento: dovevo arrivare a questo punto per sentire una sintonia tanto desiderata. Non certo per offendere o banalizzare la dottrina (non era nella sua disponibilità), ma per non usarla come clava di condanna, ma se mai per un aiuto ai nostri percorsi di libertà: la libertà dei figli del Padre.

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One thought on “La libertà del cristiano adulto

  1. Purtroppo, assistiamo ad una pericolosa deriva individualista, il cui germe, in Europa, è riconducibile ai dissennati e, sovente, sanguinosi atti del (mal)Governo di Margaret Thatcher.
    Non per nulla, lo scorso anno, invitato a parlare in una conferenza a tema ferroviario, più volte ebbi occasione di sottolineare come sia assolutamente necessario passare dalla cultura dell’io alla cultura del noi.

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