Troppa grazia…

Dario Fornaro

Pare che osservando un panorama ben noto, sul quale ci si è ripetutamente soffermati, possa capitare di non accorgersi, sul momento, di un  importante elemento, di una  particolare componente che è venuta a mancare (o, alternativamente, si è aggiunta) rispetto alla consueta visione. Come se, nel caso, si guardasse con gli occhi ma si “vedesse” con la memoria; si utilizzasse  un’immagine del proprio archivio riproposta, per motivi ignoti, dall’inconscio.

Meandri della fisiologia a parte, sembra che qualcosa del genere capiti a molti, e spesso egregi commentatori della politica italiana, quanto alle vicende dell’ultimo biennio. Conoscono ovviamente, ma non rilevano, un  dato  di significative dimensioni  quale la scomparsa, nel pur movimentato proscenio politico,  di un partito o movimento ( o più d’uno) sé-dicente “cristiano/cattolico”: nell’emblema,  negli esibiti padri fondatori e, soprattutto, nel “patronage”, più o meno esplicito, esercitato sul raggruppamento da alte sfere della Gerarchia.

Non son due anni che il “grande centro” – ripropostosi con prospettive di qualche rilevanza in regime di emergenza economica – aveva ancora come azionisti di riferimento partiti, o partitini, di esplicita nomea/ascendenza/ obbedienza  cattolica. Humus conveniente erano risultati  i convegni e i documenti di Todi, che parvero inaugurare una nuova strategia di presenza cattolica in politica ma, raggelati dalla CEI e inceppati dagli eventi governativi, si trasferirono in poco tempo dalla cronaca vivace alla storia compassata.

Ovviamente i  cattolici “tendenzialmente organizzati” non sono scomparsi dalla scena politica, ma si sono  rimescolati, con discrezione e senza insegne, nei maggiori partiti-contenitori, di impronta laica (almeno formalmente) e con la non segreta intenzione di  far pesare in forme nuove il proprio contributo ideale e programmatico.  Le concomitanze – politiche, culturali, di costume etc. – possono essere diverse e intriganti, ma il vero punto di svolta è costituito dall’avvento del papato Bergoglio e dalle “arie nuove” da questi introdotte, con serafica determinazione, nei  Sacri Palazzi. Finalizzate, tra l’altro, a stemperare in una dimensione ecclesiastico-internazionale quello “ specialissimo rapporto”, non solo istituzionale, ma inevitabilmente politico-culturale, tra Chiesa e Stato in Italia.

Questa sorta di ripiegamento strategico ha risentito anche del dilagare , per  l’orbe  politico, di un populismo “popolareccio” al quale ormai tutti, laici e non, attingevano allegramente senza riconoscere debiti o priorità  ai “popolari DOC”, eredi a vario titolo del vecchio tronco democristiano.

Il silenzio attonito, talora sgomento, dei “cattolici impegnati” a fronte della sterzata bergogliana – adottata o comunque subita dalla struttura ecclesiastica e dalla prima cerchia dei fedeli – ha una peculiarità politica che non va confusa  con la cosiddetta “afasia” dei cattolici sulla scena pubblica, sulla quale batteva il dibattito da oltre un decennio e che verteva sui saltuari e modesti contributi di pensiero e di proposta forniti, anche nella sfera teologica, dalla intellettualità cattolica (peculiarità culturale). Due fenomeni diversi ma convergenti nelle conseguenze: in particolare nel delinearsi di nuovi punti di riferimento, di idee-forza, di  nuove leadership, anche generazionali, testate sul campo del confronto con le altre componenti politiche.

A questa generalizzata “pausa di riflessione” (citata anche con la dovuta ironia) dei cattolici in politica, si è  accompagnata, casualmente o meno, negli ultimi anni, una cospicua produzione, una mezza grandinata di provvedimenti e progetti, nomativi e interpretativi,  che vanno in controtendenza al presidio dei “valori sensibili” e dei “principi non negoziabili”, tradizionalmente prestato , con esiti alterni, dalle rappresentanze cattoliche

La combinazione delle due circostanze ha certamente suscitato reazioni sconsolate e/o irritate, del tipo: va bene prendere certe distanze dalla cucina politica, specie se maleolente, ma così, con questi tempi e modi, non contiamo più niente!  Alias:  troppa grazia Sant’Antonio! – come vuolsi abbia esclamato quel cavaliere volato oltre la groppa del cavallo dopo la sacra invocazione d’aiuto.

In nome della prudenza tutto si sta svolgendo sotto traccia, in via riservata e sussurrata, ma queste “acque carsiche” sono destinate a ripresentarsi, prima o poi, in superficie attestando mutamenti importanti, reazioni impreviste, avvenute o in corso nel sottosuolo. Difficile fare esercizi di previsione di quel che ne uscirà da questo travaglio nascosto. Sorregge tuttavia la fiducia che ne sortirà almeno un rapporto più “sano” e consapevole dei cattolici con la politica  e le realtà mondane.

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