Le chiavi in mano ai tecnici?

Carlo Baviera

remoFinalmente. Dopo anni che si continua ad insistere su competenza, su “lasciamo agli addetti l’ultima parola”, “fuori i politici dalla sanità, dalla RAI, dall’economia”; dopo che il giovanilismo rampante e rottamatore si è affermato proprio con gli slogan “la politica non è un mestiere”, “le questioni tecniche non possono essere risolte con l’ideologia”, ecc. ecc. il nostro Premier, toccato sul vivo dal Commissario alla spending review, ha reagito prontamente.

“Se noi ci rimettiamo a litigare, discutendo per una poltrona e delegando ai tecnici il compito di governare, perderemo una parte dell’elettorato”. A parte le discussioni per una poltrona, che a volte sono necessarie e cosa seria, perché la “poltrona” in democrazia significa rappresentanza, significa poter incidere sulle decisioni, significa bilanciare altri poteri, significa rispetto di chi è in maggioranza o di chi sta all’opposizione, ciò che ho trovato positivo è stata la consapevolezza che è la politica che deve governare. Altrimenti si votino subito alcuni tecnici, si dia loro il compito di decidere, e tutti felici e contenti.

Intendiamoci: i tecnici vanno sempre coinvolti, ascoltati, considerati. Poi chi decide sono i rappresentanti eletti, i governanti e gli amministratori.

E poi diciamo che – mi sia permesso questo populismo a basso costo –, se per salvare la nostra economia, i nostri conti pubblici, e rispettare i parametri europei, bastasse tagliare le spese e aumentare le entrate (tradotto imposte, tasse e ticket) da ragioniere quale sono, ne sarei capace anch’io. Una sforbiciata qua una là, magari licenziamo qualcuno (e chissenefrega, qualche sacrificio lo si deve pur fare), preleviamo qualcosa alle pensioni ricche (lor signori per ricche intendono sopra i 2.000 euro netti; ma colpire chi ne percepisce oltre 90.000, sempre per lor signori è anticostituzionale), e magari pensiamo a qualche nuovo aumento su benzina, sigarette, alcoolici, bolli. Questo, ripeto, lo sa fare anche un Ragioniere; e forse lo fa meglio dei tanti soloni che ci infestano di ricette giornaliere dalle colonne dei quotidiani.

E invece, pur tenendo conto dei numeri, delle quadrature dei bilanci a tutti i livelli di governo, del rispetto degli equilibri economici, la “scoperta” dei giovani rottamatori  sta nel fatto che E’ LA POLITICA CHE DEVE GOVERNARE, decidere, assumersi le responsabilità, compiere le scelte e decidere le priorità. I tecnici stiano al loro posto, facciano i conti, presentino la situazione obiettiva: poi tornino a casa a giocare con i figli o a divertirsi con la moglie, e lascino ai nostri rappresentanti la decisione su chi e come intervenire per risparmiare e per recuperare fondi.

Ad esempio, nei Comuni, di fronte a difficoltà a far quadrare i bilanci, i tecnici proporrebbero sicuramente di chiudere Musei o Teatri, di risparmiare sulla cultura e sul turismo, magari si sacrifica qualche intervento sul sociale. E’ difficile tagliare in altri settori, perché gli asfalti o l’erba non sfalciata, o le panchine rotte, i marciapiedi rovinati sono facili da vedere, sono argomenti di polemica immediata; così come lo è limitare i contributi a pioggia per qualche manifestazione festaiola e notte colorata.

Ma torniamo al Renzi “anti-tecnici” e ai commenti severi espressi contro questa nuova versione del Premier. Una firma illustre come Luca Ricolfi, che da tempo bacchetta la nostra classe politica incapace, a suo dire, di assumere le decisioni adatte alla bisogna, afferma che “di tutti i Premier della seconda Repubblica (e forse anche della prima) Renzi è quello che mostra il minore rispetto, per non dire il maggiore diprezzo, per qualità come l’esperienza, la competenza, la preparazione tecnica e culturale. E, simmetricamente, è il Premier che con più spregiudicatezza ha puntato sulla fedeltà e l’appartenenza come criteri di selezione della classe dirigente”.

Non sono Renziano, né condivido le scelte degli uomini compiute dal Segretario del PD, ma quella di Ricolfi mi sembra affermazione esagerata, se pensiamo ai ceffi che sono diventati Ministri della Repubblica o dirigenti di partito in anni recenti e in anni remoti.

Parla di arroganza del potere, Ricolfi, rivolgendosi a Renzi e ai suoi, accusati di affermare l’idea di politica come attività autosufficiente: “Un’idea le cui conseguenze sono estremamente dannose. Pensare che problemi di enorme complessità e delicatezza, come il cambiamento della Costituzione, la riforma del mercato del lavoro, la riorganizzazione della Pubblica Amministrazione, si possano affrontare mediante un negoziato fra partiti, gruppi parlamentari e fazioni varie, senza un disegno coerente e meditato … significa non avere la minima idea degli enormi limiti cognitivi della politica …”. Mi fermo a questo, senza tener conto dell’accusa rivolta a quella che definisce l’epurazione di medici, magistrati, professori semplicemente in base alla loro età. Se ne potrà parlare in altra occasione.

Condivido che, per ogni argomento, si debbano ascoltare gli esperti e procedere con attenzione e con un disegno organico, altrimenti si distrugge soltanto o si abbatte l’esistente solo per risparmiare. Poi però mi chiedo chi deve decidere; se non lo fa il Parlamento o il Governo (per quanto di sua competenza) chi deve decidere sulle varie riforme? Se bastano gli esperti, inutile votare i parlamentari; e se i parlamentari per decidere con competenza devono essere tecnici delle rispettive materie, questo come si concilia con l’accesso democratico di ogni cittadino agli incarichi pubblici?

La stessa Costituzione, a cui tutti ci appelliamo e che difendiamo anche formalmente con tutti i mezzi possibili di fronte ad ogni anche minima modifica, chi l’ha scritta? Non erano i parlamentari di allora? Ed erano tutti tecnici ed esperti costituzionalisti o in materie etiche, scolastiche, economiche, familiari? E chi nel tempo li ha sostituiti non aveva fatto la sua “gavetta” nel sindacato, nei Comuni, nell’attività di partito? Eppure qualche buona legge l’abbiamo avuta anche in questi quasi 70 anni di esperienza democratica e repubblicana.

Morale: contro i politici attuali possiamo indirizzare ogni genere di critica, possiamo esprimere i giudizi più negativi, possiamo ritenerli casta privilegiata; ma oltre che essere parte della società e perciò con gli stessi difetti nostri, sono persone che hanno ricevuto il nostro consenso e che operano secondo i compiti loro assegnati. Chi bene, chi male .. e sarà giudicato a termine legislatura. Ciò che non ci è consentito è ritenere che la Politica sia sempre e comunque irresponsabile e incompetente, o pensare che debba semplicemente adeguarsi a votare ciò che decidono i cosiddetti tecnici, molte volte braccio esecutivo di centri di potere interessati a guidare in modo invisibile le sorti delle nazioni: salvo poi, dopo anni, leggere in una intervista “mi ero sbagliato; non riproporrei quel suggerimento”.

Se alcune decisioni, anziché ai tecnici, fossero state lasciate ai politici si sarebbero verificate situazioni mostruose come gli “esodati”? Si sarebbero lasciate aree territoriali senza collegamenti ferroviari? Avremmo una sanità peggiore di quella attuale? Io una risposta me la sono data. Non so se coincide con quella di altri, e se questi sono numerosi o meno. So soltanto che molte volte, in questi anni, si è detto ad esempio che la politica doveva riprendersi la posizione di rilievo che si era lasciata scippare dalla finanza e da un’economia capitalista e consumista aggressive che hanno impoverito persone, nazioni, e a volte anche le anime.          

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