Le velocità diverse

Angelo Marinoni

garUna gestione eterotachica non è una temibile malattia, ma una gestione, nel nostro caso visione, a velocità diverse: è un termine spesso usato durante la programmazione di servizi pubblici di linea specie ferroviari, un’attività assai rara in Piemonte negli ultimi anni, anni in cui le amministrazione al potere hanno fatto di tutto per distruggere un inestimabile patrimonio infrastrutturale e sposare la causa del trasporto individuale e su gomma contro tutti i protocolli internazionali e contro ogni logica e esigenza vitale di mobilità sostenibile.

Senza una immediata inversione di tendenza anche l’attuale giunta Chiamparino rischia di  calcare la stessa politica dei trasporti della giunta precedente, se può essere cosi’ definita un pernicioso quanto sgangherato esercizio di ragioneria senza prospettiva. La nuova Amministrazione regionale promette un riordino e una razionalizzazione che rischia di ridursi ad un ulteriore taglio della rete ferroviaria esercita (vedi il caso della linea Novara – Varallo Sesia),  in attesa di maturare le condizioni di un nuovo inizio.

Spaventa la totale mancanza di prospettiva e la evidente non maturata presa di coscienza dell’enorme danno procurato nel 2011 e 2012 con la sospensione all’esercizio delle ferrovie complementari piemontesi, seppure in alcuni casi del nodo di Alessandria e dell’ex-nodo di Asti la sospensione è stata vissuta come una eutanasia vista la gestione a colpi di soppressioni “accidentali”, piani neve comportanti la sospensione del servizio, esercizio approssimativo, nessuna assistenza a terra.

Spaventa anche come una galassia di aziende di trasporto pubblico locale pubbliche, private e fintamente private stia, non del tutto immeritatamente collassando, a causa di una “anarchia”, come l’ha correttamente definita l’assessore ai trasporti della giunta piemontese Balocco, che ha contraddistinto gli ultimi decenni nell’ambito dell’autotrasporto viaggiatori in Piemonte.

Dove è eterotachica la politica piemontese dei trasporti?

Nello squilibrio fra la lentezza della gestione politica e la sua scarsa coscienza del sistema trasporto pubblico, un momento essenziale della società moderna, e la vita culturale che pullula di Comitati e Associazioni che in una delle tante poco felici uscite il Presidente Renzi ha definito “comitatini”.

Sono proprio quella galassia di “Comitatini” che hanno percentuali di capaci tecnici e stimabili intellettuali ben più alte della galassia di Amministrazioni pubbliche locali: dai Comuni allo Stato nazionale.

Parto da un esempio apparentemente lontano.

Nella graziosa cittadina di Garessio, alta Val Tanaro, risiede il Comitato Treno Alpi Liguri,  (che ora partecipa all’Associazione Ferrovie Piemontesi, http://www.afpiemonte.it) e proprio nella località montana si è svolta dal 21 al 23 agosto 2014 una piccola manifestazione-mostra chiamata Garexpo 2014 (http://www.afpiemonte.it/afp/2014/07/12/garexpo2014/).

L’iniziativa è consistita in una mostra di pannelli recanti bozze di progetti e slide prodotte nel corso dei numerosi Convegni cui il Comitato ha partecipato quando non organizzato avente a tema il servizio ferroviario dell’Alta Val Tanaro (ferrovia Ceva-Ormea, un’altra bella addormentata delle infrastrutture piemontesi), la sua connessione alla rete ferroviaria piemontese e ligure e il progetto di valico Garessio-Albenga dell’Ing. Sibilla cui ho fatto riferimento in altri interventi (http://www.metropermetro.it/picture_library/CONTRIBUTI/5201_1%20bretella.pdf,  e numero 03/2007 Ingegneria Ferroviaria, edito dal CIFI).

La sezione successiva dell’esposizione si componeva di qualche oggetto interessante del quotidiano ferroviario e, soprattutto, della tavola rotonda intorno alla quale sedersi per discutere di questi problemi e del futuro del sistema trasporti: un’occasione per parlarne, per spiegare le proprie idee e sarebbe stata occasione per gli amministratori di spiegare le ragioni della politica per il suo silenzio circa il mondo trasporti e di parte della classe imprenditoriale per le sue scelte insostenibili socialmente e ambientalmente contro le ragioni del trasporto sostenibile (quindi ferroviario)  indispensabile per le microeconomie come per le grandi scale dei retroporti e dei grandi cargo asiatici.

Il confronto delle idee e la sonnolenza della politica (o forse la sua prudenza o forse la sua inconsistenza o forse la sua incoscienza) e quella vivacità del mondo culturale sono le velocità diverse: gruppi di semplici cittadini, tecnici e intellettuali e quel mondo dirigenziale diviso fra imprenditori poco coscienti che il problema infrastrutturale è di proporzioni generazionali e non di brevissimo periodo (la differenza fra il volere una strada o una bretella autostradale deperibile e insostenibile e concepire, spesso nel caso piemontese solo conservare, una ferrovia che sarà sistema di trasporto sicuro e sostenibile per decenni) e politici di ogni livello schiavi della ragioneria spicciola dettata dalle revisioni della spesa imposte, dalle politiche di austerità mal gestite, dall’assenza di lungimiranza nel prevedere e progettare gli scenari futuri.

La società è viva e spesso resa muta dalle grida recanti ordini impartiti nel posto sbagliato dalle persone sbagliate.

Banalmente è un problema d’impostazione quello più grosso della classe dirigente, quantomeno dell’ultima, specie in Piemonte.

Un altro esempio della lontananza della classe dirigente dal problema trasporti viene proprio dalla città di Alessandria dove tutte le legittime preoccupazioni sono per le sorti dell’ATM, ma non ho letto di progetti significativi circa il trasporto pubblico né di una analisi, almeno superficiale, dell’attuale inconsistenza del servizio: se l’ennesima endovena di liquidità salvasse l’azienda comunale alessandrina per mantenere lo status quo sarebbe solo un intervento di politica sociale.

E’ fondamentale prendere coscienza che la città deve essere ridisegnata, il suo centro storico, non scevro di momenti culturali di ampio respiro e ancora agganciato al mondo commerciale più significativo, deve essere liberato dal traffico privato contestualmente alla realizzazione di un efficiente sistema di trasporto pubblico che   lo colleghi ai quattro angoli della città: Cristo, Orti, Pista, Cittadella. Si parla di veicoli nuovi, anche elettrici, ottimi investimenti se legati ad un momento di progettualità della rete, alla realizzazione di una rete veloce e efficiente che relazioni i quartieri fra loro e con il centro e la stazione ferroviaria.

Garexpo 2014 è stato un momento importante perché primo passo verso il recupero dei centri culturali (Associazioni, Comitati e Fondazioni) come “agorà”, quegli ambiti dove le idee si relazionano e i pensieri convergono, tramite il dialogo e il confronto fra le posizioni, a un obiettivo condiviso che poi sta alla classe dirigente coordinare e realizzare.

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