In treno per la memoria

Andrea Zoanni

(Errata corrige. Il secondo e ultimo video allegato all’articolo IN TRENO PER LA MEMORIA non è quello citato dall’autore nell’articolo stesso. Su richiesta dell’estensore dell’articolo, riteniamo comunque di pubblicare in calce anche tale filmato, riferito all’esperienza 2012 compiuta dallo stesso autore, in quanto riproduce fedelmente il senso educativo del viaggio, molto ben evidenziato dalle interviste agli studenti. Resta il fatto che il nuovo filmato – il primo in ordine di apparizione nel corso del presente articolo – rappresenta quello che intimamente si raccoglie in un luogo ove ogni persona umana viene messa a dura prova.  NdR)

aus“In treno per la memoria” è una iniziativa di CGIL e CISL della Lombardia che ogni anno e da molto tempo organizzano un “pellegrinaggio” ad Auschwitz-Birkenau. Un viaggio di 23 ore in andata, altrettante al ritorno. Studenti e lavoratori, un treno speciale dove 700 persone condividono quattro giorni altamente educativi. Perché anche il viaggio non è uno svago ma parte importante del progetto, ove il coinvolgimento nelle apposite carrozze è continuo da parte dei formatori.

Si parte di pomeriggio dal “binario 21” di Milano, si arriva a Cracovia nella tarda mattinata successiva. Si visita la città ed alcuni luoghi simbolici. Il giorno dopo è tutto dedicato ad Oswiecim, nome proprio del paese in lingua polacca, luogo del concentramento e dello sterminio. Si riparte il pomeriggio successivo, dopo avere trascorso la mattinata in auditorium ove sono rappresentati i lavori a tema delle varie scuole superiori presenti.

Percepisci che al ritorno il clima è cambiato.“Un genocidio non è un affare di mostri, è una questione di vicini, di gente semplice, di politici, di artisti, di psicopatici e di persone ragionevoli, di uomini di chiesa e di atei, di gente come noi. E’ veramente roba di tutti noi, è questa la raccapricciante banalità.” Un commento di un gruppo di ragazzi, come tanti altri, raccolto nella loro totale spontaneità.

Dopo un lungo ma ricco viaggio, quando dai finestrini del treno si comincia a vedere la neve sui campi, non viene in mente che in una mattina di sole primaverile tutto potrebbe cambiare. Perché questa desolazione è già scolpita nel nostro immaginario, contornata dal freddo, dal cielo plumbeo, dalla neve.

Eppure è oltre le immagini, è oltre le letture, è oltre le fotografie, è oltre tutto. E’ come se  questo tutto si materializzasse per dirci che non può sfumare il ricordo, che non può trasferirsi nel paesaggio. Bisogna guardarla in faccia questa ferocia, non avere paura, per vedere e misurare quanto terribile possa essere la belva umana.

Ci si deve andare almeno una volta nella vita, con la giusta dimensione e sentimento (non può essere una gita) per tentare solo lontanamente di percepire quello che si è consumato di disumano. Visitare quei luoghi non è come leggere la storia sui libri. Quei luoghi sono mondi a sé, come se il tempo si fosse fermato lì. Sembra ancora di sentire l’odore del fumo che si leva dai camini, le grida di coloro che persero la dignità prima della vita, gli spari liberatori a gente inerme.

Ritornare da Auschwitz-Birkenau è il ritorno da un altrove disumano, da una terra desolata che oggi possiamo leggere solo attraverso le tracce rimaste nella selva sterminata, nei rossi alti camini di mattoni, nelle stufe mai accese dentro baracche di legno dove venne via via rinchiusa una umanità. Mentre scrivo i miei occhi si inumidiscono, non è possibile dimenticare.

Luoghi che appartengono a un disumano altrove, razionalmente ideato e concepito dalla perversa efficienza nazionalsocialista. Il Lager doveva trasformare in sub-umani quegli esseri umani considerati un impedimento alla nascita di una nuova razza super-umana, destinata al dominio totale.

Ma visitare ciò che resta dei numerosi campi di concentramento e di sterminio riguarda il presente, non il passato. I testimoni sopravvissuti hanno trasmesso e possono ancora trasmetterci la memoria delle atrocità cui vennero sottoposti per essere trasformati da esseri umani in nudi corpi disabitati, in cadaveri vivi, in numeri urlati dal devastante latrato dell’aguzzino.

Vi sono stato due volte, nel 2012 e nel 2013. Ogni volta è diverso, a cosa si aggiunge cosa. Quest’anno l’esperienza è toccata a Francesca, amica e collaboratrice preziosa. Prima di partire le ho raccontato il mio duplice arricchimento e le ho chiesto un video sulla sua esperienza, come tanto e tanto bene sa fare. Senza fretta.

E’ un video toccante che accompagna queste parole introduttive, scritte da una persona fortunata rispetto al tema in oggetto. L’occhio umano di Francesca coglie i paesaggi della metropoli della morte, reintroduce l’uomo dove è stato negato, crea una comunità capace di compassione, richiama uno sguardo fraterno che restituisce umanità ai corpi dilaniati dalle torture facendocene comprendere l’orrore.

 

Un suo sms inviato da laggiù dice: “Sono in un assordante grande silenzio, il mio corpo è bloccato nell’immenso vuoto lasciato da cumuli di corpi trasformati in cenere”. La sua difficoltà si è trasformata in opportunità.

Lo voglio ripetere: è un viaggio nel presente, nel quotidiano intessuto di un pericoloso razzismo spesso camuffato da persone per bene, meglio dire perbeniste. Difendiamo la dignità di appartenere alla specie umana!

Il Mediterraneo è diventato una grande fossa comune di acqua salata ma non fa più notizia, perché prevalgono disinteresse e indifferenza. Le sue acque inghiottono migliaia di migranti di ogni età, disperati la cui speranza di una vita vivibile ha resi vittime di esseri senza scrupoli. Le istituzioni si rimpallano le accuse, non si trova traccia di proposta sostenibile.

Vittime dunque, anche di quel nostro seguire pensieri arrivisti e modaioli che vedono nella difesa dell’italianità una lotta da perseguire senza scrupoli, salvo mandare i figli a lavorare all’estero per incoerenza di pensiero.

Nazionalismo e razzismo sono ancora oggi fortemente presenti come ingredienti principali di ogni ideologia negatrice dell’umanità dell’altro. Qui sta l’origine di altri crimini contro l’umanità che sono nuovamente accaduti e stanno accadendo, supportati trasversalmente e con metodo dall’irrefrenabile ingordigia umana detentrice del dio-potere e del dio-denaro. E delle vite degli altri. Comprese le nostre.

Tante storie corrono su quel treno, insieme ai ragazzi che condividono e conservano immagini e parole. Questa generazione sa che farà più fatica di noi, sa che noi non li abbiamo tutelati. Non in tutto il mondo, per fortuna, ma da noi sì, abituati come siamo a soffrire di indigestione più che di fame.

Abbiamo deciso di far vivere la memoria nei buoni sentimenti e nelle buone parole che sapremo esprimere.” Questo uno dei tanti e bellissimi commenti studenteschi. Di valore. Scelto non a caso dal sottoscritto. Buoni sentimenti e buone parole. Che fanno sempre bene e che a volte trovi anche sui social network, ma dove può capitare di imbatterti in frasi di una volgarità, cattiveria e bruttezza imbarazzante senza costrutto.

Quando Benigni vinse l’Oscar rimasi molto perplesso. Come puoi utilizzare una simile sventura per una commedia? Ma dopo aver visto più volte quel film compresi che solo un genio poteva qualcosa di simile. Un genio umano.

Perché paradossalmente, di ritorno da quelle lande polacche dove le persone sono morte prima di morire, dove ai vivi la speranza e il pensiero sono stati derubati, dove anche gli alberi hanno pianto, il credo che noi dobbiamo seminare sta proprio qui: La vita è bella.

Ce lo chiedono loro, lo chiedono a noi, che abbiamo riscosso un immenso credito dall’umanità e troppo spesso ce ne dimentichiamo e lo spendiamo male, professando cassandre e dolore invece che gioia e fiducia, a volte pure sulla pelle di chi questo credito non lo ha avuto.

Anche questo è un modo moderno di essere sottilmente disumani. Chi è sopravvissuto non lo può accettare, ma delle loro voci e dei loro ammonimenti non se ne tiene conto. Si guardano le immagini, non si ascoltano le loro parole sul presente, soprattutto non si praticano. Eppure sono testimoni affidabili.

Due riflessioni finali. Recuperare il passato, rivivere eventi ed emozioni nella costruzione morale degli individui così come della collettività può essere un compito doloroso. Ci sono cose che abbiamo il dovere di ricordare? Può davvero la memoria condivisa contribuire a fondare o rafforzare il sentimento indentitario di una comunità? Esiste insomma un’etica della memoria? Sì, secondo Avishai Margalit, professore di filosofia all’università ebraica di Gerusalemme, nonché in seguito rettore della stessa.

Tenendo distinte etica e morale, l’etica della memoria è un’etica tanto del ricordo quanto dell’oblio e del perdono. Dunque la questione cruciale, se ci siano cioè cose che dobbiamo ricordare, ne comporta una parallela, se ci siano cose che dobbiamo invece dimenticare. Coerenza sublime di pensiero.

Seconda riflessione. Ogni comune mortale si domanda il perché di questo scempio, come di tanti altri scempi. Perché questo? Ce lo dice Otto Dov Kulka, bimbo deportato ad Auschvitz, poi professore alla stessa università nella città santa, riflettendo su memoria e immaginazione partendo dalla sua esperienza di prigionia, avendo scoperto nel Lager i capisaldi della cultura occidentale e cogliendo nel cielo primaverile squarci di bellezza assoluta. Bellezza che ritorna, di uno studioso del nazismo e dell’olocausto. Persona attendibile.

Usa parole di Franz Kafka. “Restava l’inspiegabile paesaggio di rovine. – La storia cerca di spiegare l’inspiegabile. Siccome essa discende da un fondamento di verità, non può, a sua volta, che finire nell’inspiegabile.”

Termino con alcuni versi in rima, ispirazione di una lavoratrice durante il viaggio di ritorno, semplici parole altamente simboliche e responsabili:

“C’è un gelo ad Auschwitz
 che inchioda tra la neve e il fango
il sole
una rosa rossa di dolore
– il compianto e l’orrore.
E soli insieme siamo fiaccole
che ora devono dire.”

Soli, insieme. Fiaccole che devono dire. Serena ma difficile visione.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...