Luoghi comuni

Carlo Baviera

lcoCi stiamo, purtroppo abituando a tutto. Barconi che continuano a sfornare morti in mare, scafisti assassini che scaricano corpi per lo più destinati a soccombere alle onde e solo pochi a con la possibilità di ritornare ad essere persone, bambini straziati dalle bombe, popoli violentati nei loro diritti, scontri tra fazioni o nazioni per cose apparentemente (per noi in pantofole) di poca importanza; il tutto servito insieme ai piatti di cena.

Ci abituiamo, in questo modo, a convivere con crocifissioni di cristiani, con immigrati trattati nel migliore dei casi con distacco e come concorrenti per casa lavoro sussidi, oppure rinchiusi in centri che di accoglienza hanno poco, nazioni che si fronteggiano quotidianamente grazie alle armi da noi, mondo civile, gentilmente fabbricate e vendute.

La nostra vita continua relativamente tranquilla: lavoro, divertimenti, amori, ferie. Anche in spiaggia tutto normale: notizie sugli assenti, preoccupazione per l’economia e la mancanza di lavoro per i giovani, l’edilizia ancora bloccata, la pensione che deve bastare anche per aiutare i figli in cassa integrazione, e pure il clima che quest’anno non ci aiuta, e via lamentandosi.

Le solite facce, i soliti impegni, i soliti scambi di battute, i discorsi sulla speranza di un futuro migliore. La signora inanellata e severa, col marito di origini meridionali tipico esempio di pensionato della pubblica amministrazione, un poco snob e distaccato perché “prima le regole, la burocrazia, e poi le persone”. Al festival dei luoghi comuni e dei pregiudizi, una tipica famiglia borghese, benestante; col maschio meridionale con una onorata carriera nella pubblica amministrazione, severo, rigoroso, sempre pronto a dispensare giudizi e far cadere certezze dall’alto del suo ruolo; un maschio che consente alla moglie di vivere tranquillamente la vita di casalinga e che di tanto in tanto si permette la partita a carte e il thè con le amiche.

Questo al Festival dei luoghi comuni e dell’ovvietà, come dicevo.

Una inaspettata, casuale chiacchierata si trasforma in una positiva “camminata” alla scoperta delle generosità nascoste che abitano le azioni degli italiani del XXI secolo. Scopri che il “meridionale burocrate” è un simpatico nonno disponibile a rallegrare i momenti delle chiacchierate, e che di burocrazia amministrativa non ha neanche la minima conoscenza. Scopri che la “casalinga delle carte e del thè con le amiche” è stata una impiegata che ha lavorato per anni. Non solo, ha dato il suo aiuto e fornito abiti ad una famiglia di “zingari” perché potessero crescere i figli. E’ stata una collaboratrice della Caritas, e tramite di altre solidarietà. Ti accorgi di essere il meno solidale, il meno capace di compiere gesti concreti e veri di sostegno; ti accorgi che sei tu il più chiuso nello stabilire rapporti con altre persone, che ti sei isolato nella tue comode abitudini.

Capisci, in questo modo, che l’italiano medio, sempre pronto a lamentarsi, un po’ vile in certe situazioni (i personaggi di Alberto Sordi insegnano), propenso all’egoismo, diffidente verso gli stranieri “che vengono a rubarci il lavoro” sa anche rivelare un aspetto migliore di come lo si dipinge.

Nel silenzio, senza mettersi in mostra, con gesti a volte impensati l’italiano del XXI secolo sa ancora, nonostante tutto, dimostrare di essere in possesso di un cuore, di voglia di relazioni buone, di valori; l’italiano sa ancora rendersi disponibile verso altri.

Così anche dentro di te rinasce la speranza; capisci che devi continuare a fare la tua parte, che non bisogna chiudersi, che le persone apparentemente chiuse e altere possono essere socievoli; scopri che il bene continua a contaminare la vita degli esseri umani in modi imprevisti.

Soprattutto capisci, ancora una volta ce ne fosse bisogno, che esprimere giudizi e appiccicare etichette non solo non è cristiano (non giudicate e non sarete giudicati; togli prima la trave dal tuo occhio … ), ma può anche causare errori di valutazione ed essere ingiusto. Perché è di lì che possono crearsi incomprensioni. Il dialogo, anche se casuale o solo iniziato in uno stabilimento balneare, è sempre la medicina migliore per capirsi e rispettarsi.

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